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Msc Euribia, i costi della libertà

MSC Euribia in navigazione

Appena s’è aperto uno spiraglio nella stramaledetta porta minata di Hormuz, la grande nave da crociera “Euribia”, che era rimasta bloccata da oltre un mese nel porto di Dubai, si è precipitata all’uscita. E ce l’ha fatta, incolume e indisturbata.

La compagnia degli Aponte – bandiera svizzera ma sangue e cuore italiani – non ha forzato il blocco: vuota come un tamburo, senza passeggeri e con equipaggio ridotto ai minimi termini (solo gli addetti alla navigazione), s’è sfilata, come ha dichiarato da Ginevra, in «in stretto coordinamento con le autorità competenti».  Ora è diretta in Nord Europa dove, con un respiro di sollievo, ha spostato suo programma di crociere.

Tutto bene: passeggeri da tempo rimpatriati a spese della compagnia, nave illesa, pagina chiusa. Oppure no?

In molti si chiedono oggi con quali «autorità competenti» i vertici di Msc si siano “coordinati”. Non è un dettaglio, perché ci potrebbe insegnare molto su quanto stia accadendo non solo a Hormuz. Qualcuno sospetta di un pedaggio passato ai guardiani della rivoluzione iraniana: soluzione non nuova, già sperimentata da altri.

Scandalizzarsi ? Il fine giustifica i mezzi, secondo una celebre massima attribuita a Niccolò Machiavelli nel suo “Il principe”. Ma forse è più adatta l’altra massima, più amaramente ironica: chi è in mare naviga, chi è a terra critica. Amen.

(A.F.)

Pubblicato il
20 Aprile 2026

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