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INNOVAZIONE

I prodotti avranno il “passaporto digitale”, l’ha deciso la Commissione Europea

Serve a «aumentare la trasparenza delle filiere», l'introduzione sarà graduale

L’elaborazione grafica con cui Confindustria Tscana Centro e Costa presenta la novità del passaporto digitale del prodotto

FIRENZE. Non saranno più soltanto le persone ad avere un passaporto per viaggiare ma anche i prodotti: va in questa direzione l’orientamento dell’Unione Europea con il “Dpp”, cioè il “passaporto digitale del prodotto”, uno degli strumenti chiave introdotti da Bruxelles così da poter

  • aumentare la trasparenza delle filiere,
  • favorire il riutilizzo e il riciclo dei beni,
  • mettere a disposizione di imprese, autorità e consumatori informazioni affidabili lungo tutto il ciclo di vita dei prodotti.

A segnalarlo è Confindustria Toscana Centro e Costa, sottolineando che «la transizione verso un’economia più sostenibile e circolare passa anche dalla gestione digitale delle informazioni sui prodotti».

L’Ufficio della Rappresentanza in Italia della Commissione europea ricorda che poco più di una settimana fa  la Commissione europea ha varato il registro dei passaporti digitali del prodotto.  Questa sorta di “carta di identità delle merci” conterrà informazioni relativamente alla loro origine, alle opzioni di riutilizzo, alle istruzioni per l’uso o alla conformità normativa. Dietro questo provvedimento c’è l’intenzione, come viene messo in risalto, di «aumentare la trasparenza delle catene di approvvigionamento e aiutare i consumatori a compiere scelte informate».

Il nuovo registro – dice la Rappresentanza Ue in Italia – costituisce «un polo sicuro e centrale per consentire l’hosting dei metadati collegati ai fornitori di servizi digitali, come i loro identificativi univoci, senza conservare i dati sui prodotti specifici, che rimangono presso gli operatori economici o i fornitori di servizi di passaporto digitale del prodotto».

Beninteso, non è un colpo di bacchetta magica: l’Unione Europea – viene fatto rilevare – ha scelto una introduzione graduale che man mano coinvolgerà numerose categorie merceologiche.

Tra i settori già individuati figurano:

  • batterie;
  • tessili;
  • acciaio;
  • alluminio;
  • pneumatici;
  • mobili;
  • prodotti Ict (information and communication technology);
  • prodotti connessi all’energia.

A ciò si aggiunga, come rileva la segnalazione confindustriale, che il sistema potrà inoltre essere «applicato a prodotti già disciplinati da normative settoriali europee, come prodotti da costruzione, giocattoli e detergenti». Per ogni categoria la Commissione europea definirà «con specifici atti delegati i requisiti tecnici, le informazioni obbligatorie e le tempistiche di applicazione».

L’entrata in vigore, come detto, avverrà un passo alla volta: con l’applicazione obbligatoria si inizia dal settore delle batterie: dal 18 febbraio del prossimo anno dovranno avere il “passaporto digitale” relativamente ad alcune categorie specifiche (come «le batterie per veicoli elettrici, le batterie industriali ricaricabili con capacità superiore a 2 kWh e le batterie per mezzi di trasporto leggeri»).

Poi si passerà alle altre categorie indicate sopra: ciascun settore avrà requisiti specifici, in genere è in calendario «un periodo transitorio di almeno 18 mesi tra l’adozione delle regole e la loro effettiva applicazione». Il motivo? Permettere alle imprese di «adeguare processi, sistemi informativi e filiere produttive», secondo quanto viene sottolineato dal quartier generale fiorentino di Confindustria.

Questa svolta normativa porta con sé l’idea che il “passaporto digitale del prodotto” sia «collegato a un identificativo univoco del prodotto», dunque sia accessibile mediante supporto digitale (tipo Qr Code o simili) e usi formati interoperabili per permettere ai diversi operatori della filiera di poter scambiare informazioni.

 

Pubblicato il
29 Luglio 2026
di GIULIANO DONATI

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