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LIVORNO: PARLA CANELLI

«Fondi sfitti, bisogna creare la fiducia per riportarli sul mercato»

Fimaa Confcom mette in campo qualche idea per sbloccare la situazione

Roberto Canelli, presidente provinciale Fimaa Confcommercio Livorno

LIVORNO. C’è bisogno di affrontare la questione dei fondi sfitti a Livorno: se nei giorni scorsi erano stati in tandem Confcommercio e Confesercenti provinciali a richiamare l’attenzione sul problema, adesso è La Fimaa Confcommercio, cioè la federazione che raggruppa mediatori e agenti d’affari, a intervenire per iniziativa del presidente provinciale Roberto Canelli, che invita a guardare al problema anche dal punto di vista di chi ogni giorno lavora nel mercato immobiliare.

«La città è cambiata, sono cambiate le zone, sono cambiati i flussi. E tutto questo – afferma Canelli – si inserisce in un processo molto complesso, che riguarda anche sicurezza, decoro e qualità della vita. Ma non dobbiamo pensare che il problema riguardi soltanto le aree più disagiate. Fino a poco più di un anno fa, per esempio, in via Ricasoli si vedevano cinque o sei serrande abbassate con il cartello “affittasi”. E parliamo di una strada che per decenni è stata tra le più appetibili dal punto di vista commerciale».

Il numero uno di Fimaa Confcommercio tiene a ricordare quando, «per riuscire ad accaparrarsi un fondo in certe zone, si pagavano cifre importanti anche solo come buonentrata». Oggi no: quel fenomeno non solo è «praticamente scomparso» ma, anzi, spesso «sono gli stessi proprietari a fare fatica ad affittare». E non è solo il caso di via Ricasoli: lo stesso vale per via Cairoli e per altre strade del centro».

Per il presidente della federazione mediatori e agenti, la questione riguarda tanto l’una come l’altra parte  del mercato: «Oggi chi gestisce un’attività commerciale è schiacciato da costi sempre più pesanti: personale, energia e locazioni incidono fortemente sui bilanci. Ma dall’altra parte ci sono proprietari che spesso non riescono a trovare un affittuario e che continuano a sostenere costi e tasse su immobili vuoti. Andare incontro anche ai proprietari, creando condizioni che rendano conveniente rimettere i fondi sul mercato a canoni sostenibili, potrebbe diventare un vero fattore di crescita».

Un passaggio fondamentale? Secondo Canelli sta nella fiducia di chi possiede gli immobili: «Bisogna dare ai proprietari maggiore certezza sul rispetto dei termini contrattuali e valutare anche una fiscalità diversa e più favorevole per chi affitta e mantiene il fondo realmente utilizzato. Se riusciamo a ridurre il rischio e i costi per la proprietà, possiamo favorire anche condizioni migliori per chi vuole aprire un’attività».

Canelli invita a leggere la questione in un quadro più ampio: «Il centro di Livorno è oggi tra le zone meno quotate della città anche sul mercato delle abitazioni destinate alla residenza. È un segnale che non possiamo ignorare. Se vogliamo riportare persone, attività e investimenti nel centro dobbiamo favorire e sviluppare anche una cultura dell’accoglienza, rendendolo più attrattivo per chi vuole viverci, lavorarci o investire».

A giudizio di Fimaa Confcom, una opportunità da cogliere al volo sta anche nella crescita dell’interesse turistico verso Livorno: «La città sta vivendo un momento molto favorevole dal punto di vista turistico. Stiamo vendendo abitazioni a fiorentini e ad acquirenti provenienti da altre città che fino a qualche anno fa difficilmente avrebbero guardato a Livorno come luogo in cui comprare una casa. È un’onda che dobbiamo saper cavalcare e trasformare in un’occasione di crescita più stabile per la città».

Secondo Canelli «non è un problema politico, ma molto pratico». Lo ripete spiegando che «tutte le iniziative che possono aiutare a riportare vita nei fondi vuoti sono positive, ma temo le soluzioni esclusivamente locali, perché rischiano di affrontare un fenomeno strutturale con strumenti troppo limitati». E aggiunge: «Oggi esistono locali che, per dimensioni, caratteristiche o posizione, non rispondono più alla domanda commerciale di qualche anno fa. In questi casi bisogna ragionare con maggiore elasticità. E se si parla di flessibilità nelle locazioni, non vedo perché il ragionamento debba fermarsi alle sole locazioni turistiche. Il mercato cambia e servono strumenti che consentano agli immobili di adattarsi, naturalmente all’interno di regole chiare».

C’è però anche un altro aspetto che, a giudizio di Canelli, va richiamato: «Un cambio di destinazione non è una cosa che si fa e si disfa in pochi mesi. Spesso comporta investimenti importanti, oneri, lavori e adeguamenti. Pensare che un proprietario possa cambiare destinazione e poi tornare rapidamente indietro non è realistico. Anche per questo serve un quadro normativo nazionale, stabile e comprensibile, che dia certezze sia a chi investe sia a chi affitta».

Canelli spende un ringraziamento all’indirizzo di Palazzo Civico: l’amministrazione comunale – dice – ha recentemente avviato un confronto su questo tema. «Le agenzie immobiliari conoscono direttamente la domanda, i tempi necessari per affittare, le richieste dei proprietari e quelle delle imprese. Questa conoscenza può essere utile anche all’amministrazione, perché una vera mappatura dei fondi sfitti non dovrebbe limitarsi a contarli: dovrebbe servire a capire perché restano vuoti e quali strumenti possono davvero riportarli sul mercato».

La conclusione è chiara e riguarda una sfida: per Canelli occorre «evitare che il fondo vuoto diventi una condizione permanente. Per farlo servono meno rigidità, più certezza delle regole e strumenti capaci di accompagnare l’evoluzione reale della città».

Pubblicato il
8 Ottobre 2026

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