Cgil: ci costituiremo parte civile al processo per la morte dell’operaio
Il caso del lavoratore vittime di un grave infortunio a Piombino

Il segretario Cgil livornese Gianfranco Francese fra Giancarlo Pallini responsabile coordinamento sicurezza Cgil Livorno e Andrea Ronchi avvocato Cgil Livorno
LIVORNO. La Cgil si costituirà parte civile nel processo relativo alla morte di un lavoratore a seguito del grave infortunio avvenuto nello stabilimento Bertocci di Piombino nell’ottobre 2025. Lo annuncia la Camera del Lavoro per bocca del segretario provinciale Cgil, Gianfranco Francese, in tandem con Giancarlo Pallini (responsabile del coordinamento salute e sicurezza Cgil Livorno) e Andrea Ronchi (avvocato Cgil Livorno del foro di Bologna): la notizia arriva a poche ore dall’inizio del processo che giovedì vedrà in tribunale l’azienda per «omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme sulla salute e sicurezza», come spiegano dal quartier generale del sindacato.
È stato spiegato che la Cgil, costituendosi parte civile, vuol mettere l’accento sull’esigenza di «accertare in ogni suo aspetto la verità degli accadimenti», oltre che mostrare «vicinanza alla famiglia del lavoratore colpito e agli altri lavoratori vittime di infortuni».
«I dati sulla sicurezza rendono questa esigenza ancora più urgente», dice la Cgil: anche perché, secondo l’Osservatorio Vega Engineering, i dati Inail relativi ai primi otto mesi del 2026 segnalano che «in Italia si sono registrati 701 decessi sul lavoro, il 2,9% in più rispetto allo stesso periodo del 2025: 504 in occasione di lavoro e 197 nel tragitto casa-lavoro».
In Toscana – viene fatto rilevare – le vittime sui luoghi di lavoro sono 37: la regione si colloca nella fascia arancione di rischio. Quanto alla provincia di Livorno, va detto che conta 6 vittime: un rapporto al numero di occupati è «la più alta in Toscana e l’ottava in Italia, più del doppio della media nazionale».
Francese, Pallini e Rocchi mettono in fila questi numeri per dire che dai dati emerge quanto questa «grave emergenza» riguardi «anche il nostro territorio: costruzioni, trasporti, logistica e manifattura sono tra i settori più colpiti». Lo ripetono per sottolineare che sono indispensabili «prevenzione, formazione, manutenzione, controlli e responsabilità chiare lungo le filiere degli appalti».
Il sindacato tiene a insistere su un tasto: non ci si può limitare alle lacrime e al cordoglio dopo ogni tragedia. «La nostra partecipazione al processo – viene ribadito – non nasce dalla volontà di trovare colpevoli a prescindere, né di contestare la magistratura, ma dalla convinzione che ogni morte sul lavoro meriti un accertamento rigoroso e completo, al penale il sindacato non può esimersi». E il motivo è presto detto: «Dietro ogni numero c’è una persona e una vita spezzata. La sicurezza è un diritto inviolabile, non un costo o una concessione».











