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L’ASSEMBLEA

Appaltatori navali (Anpan), Lorenzo Sanna è il nuovo presidente

Parmigiani: la politica non ci strangoli con questa babele di norme

Vittorio Parmigiani presidente uscente di Anpan e Lorenzo Sanna nuovo presidente dell’associazione

SESTRI LEVANTE (Genova). Ha un nuovo presidente l’Anpan: la sigla indica l’organizzazione di categoria che raggruppa provveditori e appaltatori navali, la guida ora è affidata a Lorenzo Sanna, amministratore delegato della Monti & Barabino, che succede a Vittorio Parmigiani, della Marine Consultant and Services, rimasto in carica per oltre quattro anni. A stabilirlo è stata l’assemblea dell’associazione, che si è riunita in forma privata al Grand Hotel dei Castelli di Sestri Levante, in provincia di Genova. Stiamo parlando di una realtà associativa aderente a Confindustria, che su scala nazionale raggruppa più di 70 aziende, per un fatturato aggregato che vale oltre 2 miliardi di euro (e una forza lavoro di più di 3mila addetti, senza considerare l’indotto).

In precedenza, nel corso della mattinata, si era svolta l’assemblea pubblica aperta dalla relazione di Parmigiani che ha messo l’accento su una richiesta da rivolgere alla politica – sia essa europea, nazionale e locale – di guidare il comparto marittimo «con buon senso e pragmatismo, evitando un profluvio di norme che non fanno altro che appesantire il comparto e minarne la competitività».

Queste le parole di Parmegiani: «Il contesto internazionale è già abbastanza sfidante per un business come il nostro, che si gioca su uno scacchiere globale. In questo quadro non ha davvero senso andare a costruire un castello di norme, regolamenti, lacci e lacciuoli che ingolfano l’intero sistema». Il riferimento è, da un lato, all’Ets («mette a repentaglio la tenuta dello shipping tricolore») e, dall’altro, al “protocollo Alto Mare” («per parlare di un tema che sentiamo ancora più “nostro”»).

A tal riguardo, è stato ribadito che è «un unicum a livello europeo, che porta un carico amministrativo davvero insostenibile e quindi conduce ad una perdita di competitività per le nostre imprese. La nostra richiesta è pratica e orientata al buon senso, ovvero tornare alla “vecchia” dichiarazione cartacea del comandante o dell’armatore, almeno per quanto riguarda le navi che per comodità definisco “internazionali”». Alla politica si chiede  «una revisione che riconduca la procedura a un sistema semplice, proporzionato e coerente con quanto avviene negli altri Paesi europei».

Altra questione ampiamente dibattuta nel corso della mattinata è il nuovo codice doganale dell’Unione Europea con il relativo Regolamento (Ue) 2026/2018 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale lo scorso 19 settembre. Parmigiani segnala: «Per noi appaltatori navali non ravviso, al momento, elementi di grande preoccupazione rispetto al passato. Come sempre, però, c’è un’eccezione, che in questo caso è rappresentata dall’allegato B redatto dalla Dg Taxud, o meglio da una sua possibile revisione».

Nella relazione si evidenzia che le “istruzioni” «coinvolgono direttamente il nostro settore, la disciplina applicativa per lo “ship chandlering”». Dove sta il punto? Nel fatto che oggi – viene spiegato – sono legittimi tre codici aggregati per le dichiarazioni di esportazione e riesportazione. Parmigiani ricorda però che, «essendo questo allegato un documento di orientamento, deve essere espressamente confermato e recepito nel nuovo assetto normativo». Dunque: parte la richiesta che «la Dg Taxud confermi e mantenga in vigore l’allegato B e l’uso di questi codici aggregati, perché l’alternativa è che venga chiesta una dichiarazione analitica che comporterebbe gravi problemi soprattutto per le forniture last minute». Non è tutto: un simile irrigidimento «rischierebbe di imporre alle imprese un aggravio amministrativo significativo, in particolare nelle forniture last minute, senza che a questo corrisponda un beneficio operativo proporzionato».

Il presidente uscente si è anche occupato della tassa sui passeggeri istituita a Genova («atto intempestivo che rischia di frenare la crescita del comparto») e della semplificazione normativa («bene gli ultimi sviluppi, non fermiamo questo lavoro intrapreso anche dal Cipom»). Nel mirino anche le attese nei terminal: «Spesso si prolungano oltremodo comportando un aggravio di costi e tempo per le nostre aziende».

Pubblicato il
26 Ottobre 2026

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