Le aperture di Salvini giudicate «positive» dal “fronte dei Tir”
C’è da capire se al Sud si fermeranno i blocchi

Il vicepremier Matteo Salvini durante una pausa in occasione di un sopralluogo nel porto di Livorno nell’ottobre dello scorso anno
MILANO. Si va verso un abbassamento della tensione nell’ “autunno caldo” dei Tir: questo almeno è il segnale che arriva dall’arcipelago di associazioni dell’autotrasporto ragruppate nella sigla di Unatras. Dopo aver ascoltato quanto annunciato dal vicepremier Matteo Salvini, una nota ufficiale di questa costellazione di organizzazioni giudica «positivi» gli impegni che Salvini ha annunciato nel corso della riunione che si tenuta a Milano nel quartier generale della prefettura, protagoniste all’altro capo del tavolo proprio le associazioni nazionali dell’autotrasporto merci.
Cosa ha convinto Unatras a spendersi in una valutazione positiva? Ecco i punti indicati:
- sblocco immediato dei pagamenti per i crediti di imposta relativi al consumo di gasolio;
- relativi aumenti di risorse che garantiranno il rimborso integrale sull’incremento del prezzo del gasolio a copertura del mancato rimborso accise,
- la messa a disposizione immediata dei contributi per il recupero delle “autostrade del mare”,
- inserimento, all’interno di un prossimo decreto legge, di una norma specifica per rendere automatico l’adeguamento del costo del gasolio («rafforzando l’esigibilita’ della clausola già prevista»).
Beninteso, la situazione è ancora fluida e, dopo esser rimasti scottati dal fatto che gli impegni di maggio sono rimasti intrappolati nella procedura di erogazione pratica, le associazioni riunite nel “fronte dei Tir” mette giù, accanto al giudizio «positivo» sugli impegni assunti, anche la sottolineatura del fatto che «proseguiamo nella vigilanza affinché si trasformino immediatamente in provvedimenti concreti». E la verifica numero uno sarà a stretto giro: è stato fissato per il 27 ottobre, cioè fra appena una settimana, un nuovo round di incontri. L’ultima sottolineatura è l’annuncio relativo ai blocchi in atto: sarà il vicepremier-ministro Salvini ad attivarsi «per chiedere l’immediata rimozione».
Il sottosegretario ipotizzava: pene più severe
Adesso resta da capire come tutto questo sarà raccolto dai tanti camionisti esasperati che soprattutto al Sud sono stati in prima fila nelle iniziative di protesta, blocchi compresi. Continueranno l’agitazione sconfessando le rappresentanze di categoria o riterranno sufficiente quanto ottenuto al tavolo del negoziato? Lo sapremo nelle prossime ore. Così come si saprà se, oltre al giro di vite nei riguardi dei minorenni in campo soprattutto a Milano con scontri e devastazioni, si avrà un inasprimento dell’iniziativa repressiva contro proteste come quella dei camionisti. All’inizio della mattinata, ai microfoni dell’emittente confindustriale “Radio 24” si era espresso in tal senso Nicola Molteni, sottosegretario del ministero dell’interno. «Siamo già intervenuti in passato su un inasprimento della norma del blocco stradale fatto col corpo con la pena fino a 2 anni, non è escluso che si possa arrivare ad un ulteriore stretta e a un ulteriore rafforzamento di questo strumento». Aggiungendo poi: «Il blocco stradale è una limitazione dei diritti e delle libertà altrui. Se tu mi blocchi una strada, impedisci che altri possano esercitare e usufruire del diritto di mobilità».
Alle spalle c’è l’esperienza del maggio scorso: “liturgia” delle grandi occasioni e presenza di mezzo governo guidato dalla premier Giorgia Meloni, location nei santuari del Potere romano del governo. Ma alla fin fine, benché presi impegni ad un livello politico tale che mai gli autotrasportatori avevano avuto di fronte, i provvedimenti sono rimasti ingarbugliati nella concretizzazione operativa. Dev’esser per questo che le associazioni hanno voluto ottenere una prima verifica nel giro di appena una settimana.
L’ironia di Serracchiani
A 24 ore dall’incontro ministro-autotrasportatori la deputata Pd aveva giocato sul filo dell’ironia per indicare a Salvini che non c’è niente da arzigogolare per sapere come presentarsi all’incontro con l’autotrasporto: nient’altro che un semplice decreto direttoriale attuativo dell’Agenzia delle Entrate e del ministero, «corredato dalla pubblicazione del codice tributo per il modello F24». Aggiungendo: «Altrimenti siamo di nuovo alle chiacchiere». Serracchiani inzuppa nel calamaio dell’ironia la dichiarazione politica: «Il governo più stabile della storia d’Italia non riesce a mantenere la parola data a una delle categorie più strategiche per l’economia nazionale». Lo mette a confronto con quel che ha fatto il governo Draghi. Con il Decreto Energia concretizzò rapidamente mezzo miliardo di euro per affrontare il problema.
Nel Sud si moltiplicano le proteste
Nel frattempo al Sud si moltiplicano le iniziative di lotta: promosse da gruppi locali, con modalità differenti, in genere a macchia di leopardo, talvolta limitandosi allo sciopero ma non di rado bloccando alcune arterie in punti-chiave. Nel Meridione al caro gasolio si somma anche il problema del passaggio in traghetto (e i costi relativi…) per arrivare sull’altra sponda dello Stretto.
Trasportounito: una tantum per chi non è Euro 5-6
Prima che iniziasse l’incontro-clou, si era alzata la voce una delle sigle della galassia dei Tir. Trasportounito richiama «una legge approvata all’inizio del conflitto in Iran e già in vigore a tutti gli effetti»: prevede che «la merce, ovvero l’intera filiera logistica, si debba far carico (a fronte di una crescita nel prezzo del gasolio che ha raggiunto il 45%) di un’addizionale del 15% sulle tariffe di autotrasporto». Al Nord è «parzialmente applicata» mentre risulta «totalmente disattesa al Sud».
Ormai il dissesto dell’autotrasporto è strutturale al punto che, a giudizio del segretario generale Giulio Stoppa, diventa urgente «la convocazione di un consiglio dei ministri che approvi con decreto le modifiche normative emerse dagli “Stati Generali dell’Autotrasporto”». In particolare, Trasportounito chiede che sia introdotta «prioritariamente la clausola gasolio con applicazione automatica e vincolante in fattura delle variazioni del costo del carburante». È l’unico modo per far sì che «anche nel medio periodo l’intero onere dei rincari non ricada solo sulle imprese del settore». Nel frattempo si chiede «un contributo economico una tantum, con procedure semplici e senza inutili complicazioni burocratiche, per tutti gli automezzi esclusi dai ristori riservati agli Euro 5 ed Euro 6 e sotto i 7,5 tonnellate». Già, perché una delle questioni in ballo è anche questa: i mezzi con i criteri “euro” più vecchi sono tagliati fuori finora.
Stoppa tiene a mettere l’accento sul fatto che il suo predecessore Maurizio Longo, prematuramente scomparso, di fronte all’accordo del 22 maggio scorso mentre le altre associazioni dell’autotrasporto si esaltavano per i risultati raggiunti, lui definiva quell’accordo «il peggiore della storia del settore». Il fermo spontaneo («che un numero crescente di imprese sta attuando») – afferma – è «frutto dell’azzeramento delle risorse indispensabili per continuare a lavorare, dopo mesi di attività in perdita».
Alis: più sostegni ai camionisti ma niente blocchi
Scendono in campo anche altre soggettività: a cominciare da Alis, l’associazione della logistica per la intermodalità sostenibile che raggruppa una vasta galassia trasversale di imprese (spedizioni, terminal, armatori, trasporti su gomma) ma anche enti pubblici (autorità portuali, società interportuali, consorzi) e centri di formazione o ricerca (Its, università, scuole). È il vicepresidente Marcello Di Caterina a prendere l’iniziativa a nome dell’associazione guidata dal presidente Guido Grimaldi. Parlando dello sciopero dell’autotrasporto in Sicilia, tiene a sottolineare di comprendere «le grandi difficoltà che il settore sta vivendo», ma l’associazione si dice contraria a «ogni forma di sciopero che comporti l’interruzione dei servizi di trasporto, con conseguenze negative per cittadini, famiglie e imprese committenti, soprattutto in territori insulari come la Sicilia».
Di Caterina sottolinea che il governo ha introdotto «importanti interventi a supporto delle imprese per fronteggiare questa fase emergenziale» (e a tal riguardo spende il proprio “grazie” all’esecutivo e al ministero delle infrastrutture), ma – tiene a ribadire – il settore ha «ancora bisogno di maggiori risorse e ulteriori misure di sostegno». Il riferimento è principalmente al «caro carburanti dovuto alla situazione globale e i costi legati all’Ets marittimo stanno mettendo a dura prova le imprese, rendendo sempre più difficile sostenere il trasporto nazionale e intraeuropeo, e di conseguenza tutto ciò si ripercuote sull’intero sistema economico e sociale».
Il numero due di Alis mette in risalto che «l’autotrasporto è strategico per il Paese: garantisce l’approvvigionamento dei beni di prima necessità e consente alle nostre imprese di esportare il Made in Italy». Non ci si può girare intorno: bisogna «rafforzare le misure di sostegno, incrementando anche le risorse destinate al “Sea Modal Shift”, strumento essenziale per incentivare l’intermodalità e sostenere la competitività della logistica italiana». Di Caterina si dice convinto che sia «necessario continuare a lavorare insieme alle istituzioni per dare risposte alle difficoltà del comparto», al tempo stesso però bisogna tutelare «la continuità dei servizi, che rappresenta un interesse fondamentale per la nostra economia e la collettività».
Federdistribuzione: non si prenda in ostaggio la filiera
Da parte di Carlo Alberto Buttarelli, presidente di Federdistribuzione, a “Radio 24” nella mattinata di martedì 20 è arrivato un tris di segnali. A cominciare dal fatto che sì, la ragione della protesta dell’autotrasporto è «assolutamente legittima», cioè il problema esiste, ma «non può prendere in ostaggio un’intera filiera». Ad esempio, in mancanza dello smistamento logistico gli agricoltori «non riescono nemmeno a raccogliere i prodotti perché non hanno la possibilità di stoccarli». Risultato: si tratta di merci deperibili, i tempi di consegna sono fondamentali e le merci nei depositi «nel giro di pochissimo tempo le abbiamo dovute buttare, e andrà buttato tutto, addirittura nei depositi dei produttori degli agricoltori».
E le altre indicazioni? L’una riguarda i tempi di ritorno alla normalità: «Se le proteste dovessero cessare oggi, il settore del fresco ha una dinamica molto rapida per potersi gradualmente sistemare. Diciamo che nell’arco di due tre giorni si potrebbe tornare a una quasi normalità». L’altra fa i conti con il caro-vita: se gli agricoltori buttano via merce e lo stesso fa la filiera, «è evidente che in qualche misura si dovranno recuperare dei costi», dice Buttarelli. Adesso l’inflazione in questo settore è «bassissima, è molto più bassa dell’inflazione generale»: anzi, nella grande distribuzione «siamo stati in deflazione fino a settembre». Il costo della merce da buttare si scaricherà a valle, con effetti a cascata in termini di rincari per chi fa la spesa.











