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LE FLOTTE

Poker di priorità sulla rotta dell’“industria del mare”

Le richieste di Zanetti alla festa per il 125° “compleanno” di Confitarma

Assemblea Confitarma 2026: l’intervento del presidente Mario Zanetti

ROMA. «Fare dell’Italia una vera nazione di mare: una nazione capace di trasformare sempre di più la propria vocazione marittima in forza industriale, economica e strategica». Potrebbe sembrare un’ovvietà se pensiamo che il Bel Paese ha poco meno di 9mila chilometri di coste: ma dovrebbe seminarci qualche sospetto già il fatto che questo dato è stiracchiato fra i 7.500 chilometri indicati in un testo del Wwf, i 7.914 indicati da documenti del ministero e dell’Enea, gli 8.300 segnalati in studi dell’Associazione geografi o gli 8.970 firmati Istat indicati in un fact checking di Pagella Politica. Eppure chiunque abbia una qualche dimestichezza con l’economia del mare sa bene quanto non sia per niente scontata la sottolineatura con cui Mario Zanetti, presidente di Confitarma, si rivolge al capo dello stato Sergio Mattarella che ha davanti nella cerimonia per il 125° compleanno dell’organizzazione degli armatori confindustriali. Anzi, capita di chiedersi se noi stessi italiani abbiamo davvero la consapevolezza di quanto la geografia ci abbia legato per sempre al mare.

Lo ribadisce Zanetti segnalando che «le navi sono stabilimenti mobili e comunità viaggianti di lavoro, attraversano frontiere e operano in sistemi normativi e fiscali differenti». Qualche numero dà il peso di quanto sia marittima l’economia made in Italy:

  • la flotta italiana conta «oltre 1.100 navi» e svolge «servizi essenziali per la società: collega le nostre industrie ai mercati, consente gli approvvigionamenti energetici, sostiene il commercio internazionale e assicura la continuità territoriale» tutelata dalla Costituzione;
  • l’economia del mare nel nostro Paese «genera quasi 225 miliardi di euro di valore aggiunto, equivalenti a oltre l’11% del Pil nazionale;
  • il trasporto marittimo è una locomotiva di sviluppi se è vero che ha «un moltiplicatore pari a 2,7»;
  • circa il 60% del commercio estero italiano viaggia via nave.

Il numero uno degli armatori confindustriali mette giù un elenco di un poker di priorità. A cominciare da quella relativa alla «sicurezza di chi lavora in mare e alla libertà della navigazione, essenziali per un Paese industriale che vive di scambi internazionali», viene ribadito da Zanetti. C’è la situazione del Mar Nero, quella del Mar Rosso e quella dello Stretto di Hormuz legate a guerre e tensioni geopolitiche, senza dimenticare che «a queste crisi si aggiunge la recrudescenza della pirateria nel Corno d’Africa e nel Golfo di Guinea».

E se è vero che a giudizio di Zanetti «l’Italia sta facendo la propria parte», semmai occorre «rafforzare l’impegno europeo». Per questo parte l’appello al governo perché si faccia sentire in Europa come «promotore di una “alleanza per la sicurezza e la libertà di navigazione”». Da tradurre così: indispensabili «una presenza più coordinata delle Marine europee, mezzi adeguati e continuità operativa, per proteggere navi, equipaggi e infrastrutture sottomarine strategiche».

Al secondo posto nella lista c’è una visione della transizione energetica del trasporto marittimo, che però sappia tenere insieme «obiettivi ambientali e capacità di investimento delle imprese». La lingua di Zanetti batte dove il dente duole: si scopre l’acqua calda a dire che si sta parlando di Ets, il sistema di scambio delle quote di emissione. L’identikit delle modifiche ipotizzate a Bruxelles è, secondo Confitarma, «insufficiente sul terreno della competitività». Zanetti non ci gira intorno: «Chiediamo regole condivise, senza sovrapposizioni e distorsioni della concorrenza e un percorso chiaro per il superamento del prelievo europeo in presenza di un sistema globale equivalente adottato in sede Imo». Con una frecciata: «Sarebbe inaccettabile che l’industria del trasporto marittimo venisse penalizzata da una doppia tassazione».

Le stime dell’organizzazione confindustriale – dice Zanetti – segnalano che «l’Ets costerà all’armamento europeo oltre 16 miliardi di euro nel triennio 2024-2026 e circa 10 miliardi l’anno dal 2027». Figurarsi che «solo il 10% di queste risorse tornerà al settore marittimo tra il 2030 e il 2040».

Confitarma tira il freno e boicotta la transizione “verde”? Al contrario, Zanetti rilancia la sfida: ricorda il pressing per far decollare Ecobonus, Marebonus e Sea Modal Shift come strumenti per favorire il passaggio al trasporto via nave, meno impattante rispetto a quello via terra su camion. Adesso però – questa la denuncia di Zanetti – «rischiamo di tornare indietro: secondo il nostro Centro Studi Blue Horizons, nel biennio 2024-2025 circa 70mila Tir hanno trovato più conveniente il “tutto strada”, percorrendo oltre 82 milioni di chilometri evitabili».

È «la competitività dell’armamento italiano» il terzo elemento sul quale si insiste nella cerimonia del 125° anniversario della fondazione di Confitarma. L’organizzazione degli armatori chiede «regole certe e durature, procedure semplici e adempimenti proporzionati, senza duplicazioni: sono condizioni essenziali per chi investe su orizzonti decennali» (a cui Zanetti aggiunge poi l’importanza dell’accesso al credito e ai capitali).

O si va in questa direzione o la conseguenza finisce sotto gli occhi di tutti: «Nell’ultimo decennio il tonnellaggio di bandiera si è ridotto di circa il 30%», tant’è che al presente «meno del 60% del tonnellaggio controllato dai nostri armatori batte bandiera italiana».

Infine, la quarta priorità: riguarda «le persone che ogni giorno lavorano sulle nostre navi e nelle nostre imprese». Il numero uno di Confitarma rivendica una lunga tradizione di dialogo con le organizzazioni sindacali: insieme «abbiamo costruito un patrimonio di regole fondato sul confronto e sulla leale collaborazione, sulla responsabilità condivisa e sul ruolo dell’autonomia collettiva, che sono la base del rinnovo in corso del contratto collettivo nazionale di lavoro». Qualcosa del genere vale anche su scala internazionale: si pensi al rafforzamento delle tutele del personale navigante grazie alla “Maritime Labour Convention” del 2006 («ancor oggi il confronto tra istituzioni, armatori e sindacati resta alla base di questo modello»).

Il presidente Mattarella all’assemblea Confitarmafra il ministrio Nello Musumeci e il presidente di Confitarma Mario Zanetti

La risposta da parte del presidente della Repubblica è stata sotto il segno degli «auguri a tutti gli armatori italiani e alle comunità di lavoro marinare». La prima sottolineatura di Mattarella è dedicata ai 125 anni alle spalle (qui il discorso integrale del presidente Mattarella): le vicende dell’organizzazione degli armatori si fondono con la storia d’Italia, una storia che è una rotta. L’altra metà della visione guarda invece al presente e coglie al volo il cuore dell’intervento di Zanetti per metterci un carico da undici: occhi puntati sui «riflessi delle crisi geo-economiche e geo-politiche» che pesano sulla libertà di navigazione che, al contrario, «ha bisogno di regole e vive di regole».

Mattarella va a rispolverare qualcosa che viene «ben prima dell’Organizzazione Marittima Internazionale del 1948» e fonda la disciplina di libera navigazione del Canale di Suez nella Convenzione di Costantinopoli del 1888. «Potremmo dedurne – accusa il presidente – che, nell’attuale vita internazionale, c’è chi disapplica regole condivise per imporne di proprie, con atteggiamenti proprietari, proponendosi di far tornare molto indietro la storia della civiltà: siamo chiamati al dovere di impegnarci per vanificare questi impulsi». Come lezione del presente, ringraziando l’impegno della Marina militare italiana, indica una pista da seguire: l’ampia cooperazione internazionale che «affronta il tema della pirateria, a partire dall’efficace missione Eunavfor Aspides (scudo), dell’Unione Europea».

Pubblicato il
27 Ottobre 2026
di GIULIANO DONATI

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