Meloni candida Porto Marghera come euro-polo per le “terre rare”
Bruxelles finalmente si accorge dei problemi di approvvigionamento

Matteo Gasparato, presidente Authority di Venezia
VENEZIA. Lo scalo veneziano di Porto Marghera ha vinto il derby fra i porti dell’Alto Adriatico che mette in palio la candidatura come punto di riferimento a livello europeo come luogo di stoccaggio strategico di materie prime critiche come cobalto, litio, grafite e terre rare, indispensabili tanto per la transizione energetica come per quella digitale ma anche per le tecnologie più avanzate nel settore militare. È ancora presto per dire quel che ne sarà ma sembra ormai certo che l’Italia avanzerà ai tavoli europei la candidatura di Porto Marghera per farne un progetto pilota a nome dell’intera Unione Europea.
Va in questa direzione una dichiarazione esplicita della presidente del consiglio Giorgia Meloni nelle comunicazioni al Senato in vista del Consiglio europeo. È noto che da tempo Bruxelles, pur svegliandosi con un certo qual ritardo, sta cercando una soluzione in questo campo: rischia di restare sguarnita di fronte alle turbolenze delle quotazioni di mercato ma anche degli assetti geopolitici: anche perché l’Europa è dipendente dalle importazioni per quasi tutto il fabbisogno, e non di rado è in posizione di vulnerabilità perché magari l’approvvigionamento è concentrato in pochissimi Paesi, talvolta uno solo.
Tali materie prime sono assolutamente indispensabili per realizzare tutta una serie di prodotti, merci, servizi e componenti: l’Europa vuol evitare di restare intrappolata in situazioni in cui la fornitura di queste materie prime critiche sia messa a repentaglio. Come ha detto Meloni, l’Europa deve «rimettere al centro delle proprie decisioni» la capacità di produrre: è lì che si gioca il match della sicurezza degli approvvigionamenti e dell’effettiva autonomia strategica.
L’annuncio, inutile dirlo, suona come musica per le orecchie del presidente dell’Authority veneziana, Matteo Gasparato: ringrazia la premier per aver riportato «il nostro porto e il nostro territorio nell’agenda nazionale e europea». Poi rincara: «È un risultato eccezionale, frutto di una intensa collaborazione con le Istituzioni nazionali e europee che in questo primo anno di mandato ho cercato costantemente». Lo ripete ricordando la visita di giugno del ministro Adolfo Urso e del vicepresidente esecutivo della Commissione Europea Stéphane Séjourné proprio a Porto Marghera: quello è stato «un primo passo tangibile ma ritengo necessario sottolineare come la dichiarazione della presidente Meloni segni un traguardo eccezionale». Gasparato tiene a sottolineare che Porto Marghera è «pronta ad assumere un ruolo da protagonista europeo nel settore delle materie critiche ma non solo: a beneficio della crescita del nostro territorio e del nostro Paese».
Secondo quanto riporta “Venezia Today”, il Pd veneziano chiede di saperne di più e mostra qualche perplessità: se fosse confermato che al tavolo ci sono 14 milioni per realizzare il polo europeo per le terre rare a Porto Marghera, difficilmente si potrebbe trattare di un progetto rilevante in grado di dare una svolta per reindustrializzare l’area. A tal riguardo si cita il caso della stazione di Mestre (costo attorno al centinaio di milioni) e si segnala che prevedono investimenti ben più importanti alcuni progetti industriali locali per i quali si è battuta meno la grancassa.
Dal canto suo, il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani, esponente del centrodestra, invece parla di «un’opportunità di grande valore per il nostro territorio e per l’intero sistema produttivo nazionale». Ricalcando i passaggi dell’intervento di Meloni a Palazzo Madama, Stefani segnala che queste materie prime «sono indispensabili per la transizione energetica, la digitalizzazione, l’elettronica avanzata e l’industria della difesa: non possiamo permettere che la competitività delle nostre imprese e la sicurezza delle nostre filiere dipendano quasi interamente dalle importazioni, spesso concentrate in pochi Paesi». E aggiunge: «Vogliamo contribuire a costruire una filiera più sicura e resiliente, capace di collegare approvvigionamento, stoccaggio strategico, attività industriali, ricerca e innovazione. L’obiettivo è trasformare una candidatura in una concreta opportunità di sviluppo, investimenti qualificati e occupazione».











