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CAMERA DI COMMERCIO

Marcucci: indispensabile fermare la desertificazione commerciale

Negozi di vicinato, reagire alla crisi: la lotta della vicepresidente

Francesca Marcucci che in Confcommercio è presidente provinciale e numero due regionale è stata acclamata vice di Breda in Camera di Commercio

LIVORNO. Lo stato di salute del commercio preoccupa Francesca Marcucci: lo conosce bene, è presidente della Confcommercio livornese e numero due di quella regionale. Ora, da vicepresidente della Camera di Commercio, segnala che l’indagine condotta dal centro studi Cciaa mostra che i negozi di vicinato stanno «attraversando una fase complessa» e c’è bisogno che il settore possa contare su «strumenti di sostegno capaci di accompagnare anche le attività più tradizionali nei cambiamenti del mercato».

C’è un aspetto da non sottovalutare e, in una dichiarazione diffusa dal quartier generale della sua organizzazione di categoria dopo che è stata acclamata numero due dell’istituzione camerale, Marcucci torna ad affrontarlo, dopo che l’ha segnalato anche sotto i vessilli della Confcommercio: se la trasformazione digitale è «ormai una necessità», il rischio della desertificazione commerciale resta «una delle maggiori preoccupazioni per il futuro dei centri urbani e delle realtà più piccole». Aggiungendo poi: «Contrastare la desertificazione commerciale significa difendere la qualità della vita delle comunità. È una sfida che deve coinvolgere istituzioni, associazioni e imprese, e sulla quale la Camera di Commercio può continuare a svolgere un ruolo importante».

L’evoluzione del numero delle imprese del commercio in provincia di Livorno negli ultimi 15-anni

Proprio dal “cruscotto” statistico messo a punto dalla Camera di Commercio balzano agli occhi una sfilza di dati. A cominciare da quanto si è rattrappito il commercio al dettaglio: in provincia di Livorno alla fine del settembre scorso si contavano 7.784 imprese in questo campo, 154 in meno rispetto ad appena dodici mesi prima e 731 in meno a confronto con il 2022. Praticamente il mondo del commercio è stato rimpicciolito dalla crisi.

Non è qualcosa che nasce stamattina: basti ricordare che, come riportavano le analisi del quotidiano livornese “Il Tirreno” in quegli anni, nella prima metà del decennio scorso il report trimestrale sull’andamento delle vendite al dettaglio ne mise in fila ben 27 con il segno “meno” nel grafico del tendenziale su base annua: quasi sette anni. Per quanto fosse un conto parecchio a spanne, calcolando il calo di ciascun trimestre è stato ipotizzato che in quel periodo la “torta” dei consumi a disposizione del commercio locale si sia rimpicciolita grossomodo del 30 per cento. Del resto, non è un segreto che poco più tardi l’indice del caro-vita nell’area livornese sia andato addirittura in negativo di mese in mese per più di un anno, caso unico in Italia.

Grafico dell’andamento della cessazione delle imprese di commercio al dettaglio in provincia di Livorno

Il dato un po’ meno sconfortante sta nel fatto che, sempre guardando al “cruscotto” (elaborazione Cciaa Maremma Tirreno e Infocamere su dati Istat, Registro Imprese e Regione Toscana), le cessazioni negli ultimi nove mesi sembrano aver rallentato un po’ la corsa: in provincia di Livorno se ne contano 249, venti in meno dello stesso periodo dello scorso anno (meno 7,4%). E altrove? Per avere un raffronto: su scala toscana, sono nove in più (con un aumento dello 0,4%); a livello nazionale, sono 565 in meno (con un calo di 1,7 punti percentuali).

Poi Marcucci insiste su un aspetto: «Dallo scorso anno abbiamo iniziato a introdurre bandi rivolti anche al commercio tradizionale, nella consapevolezza che queste attività svolgono una funzione economica e sociale insostituibile». La vicepresidente segnala che «oggi molti negozi resistono con grande fatica e quelli che riescono a reggere meglio sono spesso quelli che hanno saputo affiancare alla vetrina fisica anche una vetrina virtuale».

L’ultima sottolineatura riguarda il senso del proprio impegno: rappresentare non solo un settore ma «le esigenze del sistema imprenditoriale nel suo complesso, con particolare attenzione alle piccole e medie imprese, che costituiscono una parte essenziale dell’economia dei nostri territori». La Camera di Commercio –sostiene – «deve continuare a essere un punto di riferimento concreto, capace di ascoltare le imprese e di tradurre le loro necessità in opportunità di crescita».

Nel precedente round in plancia di comando nell’ente, Marcucci si è impegnata non solo sui temi della sua categoria, il commercio, ma anche di questioni trasversali: l’imprenditorialità femminile, le pari opportunità, il rapporto tra scuola e mondo del lavoro.

«La continuità con il lavoro svolto negli anni precedenti – afferma la vicepresidente – è un valore importante: ci permette di consolidare progetti già avviati e di dare seguito a indirizzi condivisi. Abbiamo già approvato le linee di intervento per il nuovo mandato, confermando l’attenzione a temi fondamentali come la parità di genere, il sostegno all’imprenditoria femminile e il dialogo con le scuole, per avvicinare sempre di più i giovani alla cultura d’impresa».

Marcucci ribadisce che le infrastrutture rappresentano «un tema strategico per la competitività dell’intera costa toscana: il nostro territorio – rimarca – presenta criticità infrastrutturali che da troppo tempo condizionano lo sviluppo economico, ma anche potenzialità straordinarie che potrebbero esprimersi pienamente se questi problemi venissero affrontati con decisione».

Pubblicato il
6 Novembre 2026

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