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Interporto “Vespucci” in cerca della mission

Oggi alla Regione Toscana l’incontro tra i soci per definire le strategie e il supporto alle imprese insediate – Le prospettive del retroporto

Federico Barbera

FIRENZE – Oggi alla Regione, in un incontro tra i soci dell’interporto “Vespucci” di Guasticce, dovrebbe uscire l’indicazione del nuovo assetto di vertice dopo tre anni della gestione di Federico Barbera come presidente e di Bino Fulceri (Monte dei Paschi) come amministratore delegato. Parteciperanno oltre al socio di maggioranza relativa che è la Regione Toscana, il Monte dei Paschi (altro socio importante) l’Autorità portuale di Livorno, il Comune di Collesalvetti e le Camere di Commercio del territorio.
L’incontro di oggi dovrebbe anche definire ufficialmente l’assemblea con la quale nominare i nuovi vertici (sia Barbera che Fulceri sembrano intenzionati a passare la mano, salvo precisi impegni) ma specialmente ridefinire la “mission” dell’interporto anche in vista dei forti investimenti annunciati – e in parte già avviati – specialmente dalla Regione Toscana per i collegamenti ferroviari sia con il porto che con la rete nazionale FS.
[hidepost]Un cosa sembra certa: la Regione Toscana, con in testa il suo presidente Enrico Rossi, sembra decisa a proseguire sulla strada della caratterizzazione del “Vespucci” come retroporto. Ma la scelta definitiva rimane anche legata a quelli che potranno essere gli investimenti pubblici (e specialmente privati con l’auspicabile ingresso di soci imprenditori internazionali della logistica) nel prossimo futuro, ed all’alternativa – portata avanti da una parte dei soci – di vendere aree e strutture per fare cassa e ridurre le sofferenze.
In realtà, quella che ancora mancherebbe è una visione condivisa e forte sulla “mission”. Che in Italia ci siano più interporti di quanto sarebbe necessario è fatto appurato: e che nella stessa Italia centrale ce ne sia un affollamento con comuni sofferenze sembra altrettanto vero. Le imprese che si sono istallate al “Vespucci” da parte loro lamentano ancora oggi, malgrado la rinegoziazione di alcuni degli affitti a scendere – oneri eccessivi rispetto ai vantaggi offerti loro: costano ancora molto gli oneri condominiali, costa di più l’energia elettrica, costa l’illuminazione, costa la manutenzione. E’ vero che ci sono stati importanti spazi disponibili e che i vertici hanno cercato di venire incontro alle richieste delle aziende istallate, ma quel “must” che dovrebbe rappresentare il vero incentìvo a collocarsi nel “Vespucci” piuttosto che in una delle tante piccole e medie aree industriali esterne, secondo molti non c’è. Da qui l’esigenza di studiare a tempi brevi quella “mission” capace di dare il colpo di reni ad oggi mancato. E di questa “mission” l’idea vincente ad oggi sembra necessariamente quella di un vero retroporto, con crescente coinvolgimento dell’Autorità portuale (o meglio: delle Autorità portuali di Livorno e Piombino, visto che il sistema è quello almeno della Toscana, in attesa di capire che succederà con la riforma).
Su quali potranno essere le proposte davvero vincenti, ad oggi si sa poco o niente. Si è ventilato di seguire la strada della “zona franca” (se n’è parlato a più riprese anche nel quadro delle ipotesi per il rilancio del porto) che però è tutt’altro che semplice e veloce. Si è parlato di spingere con forza il trasferimento nell’area di quelle attività retro-portuali che libererebbero banchine e piazzali, anche grazie alla formula della “banchina lunga” da caratterizzarsi come corridoio doganale dedicato. Ma non è stato ancora chiarito quali potrebbero essere i vantaggi reali non tanto del porto quanto di chi accettasse di spostare le suddette attività nel retroporto “Vespucci”.
Siamo, in sostanza, in un momento di decisioni storiche per l’interporto-retroporto. E il silenzio che sta accompagnando sia il rinnovo dei vertici sia la definizione della più volte richiamata “mission” qualche dubbio certamente lo autorizza.
Antonio Fulvi

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Pubblicato il
1 Luglio 2015

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