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Torna nel consiglio dei ministri la “governance” sui decreti Madia

I principali argomenti che farebbero parte dell’ordine del giorno nel prossimo consiglio dei ministri – Qualche dubbio sulla modifica dell’art. 18 mentre sembra certo l’accorpamento in 15 “sistemi” delle Autorità portuali

ROMA – Riforma si, riforma forse, riforma “ni”. Rimandata in consiglio dei ministri la presentazione dei decreti Madia da venerdì scorso a questa settimana – probabilmente domani o venerdì – sembra che sia stato lo stesso presidente del consiglio Renzi a chiedere un’accelerata.
[hidepost]Forse infastidito dai tanti dubbi che sono apparsi sulla stampa sull’effettiva volontà di arrivare alla riforma, Renzi avrebbe spinto perché nel lungo elenco dei provvedimenti della riforma della pubblica amministrazione (testo del ministro Marianna Madia) fossero inseriti anche i tanto discussi e tante volte rinviati temi della “governance” dei porti.
I punti più “caldi” tornano ad essere l’accorpamento delle Autorità portuali (15 e non più 14 i “sistemi” avendo lasciato autonomi i porti di Bari e Taranto), le specifiche dei nuovi presidenti (competenza assoluta e comprovata, niente più medici o parlamentari “tuttologhi”) la cancellazione dei comitati portuali, un nuovo regolamento delle concessioni tenendo conto anche delle normative della Ue, lo Sportello unico con l’unificazione sotto l’Agenzia delle dogane di tutte le complesse e oggi frammentate competenze dei controlli delle merci, probabilmente anche una nuova versione dell’art. 18 (su cui però si starebbe ancora lavorando in extremis, con la possibilità che venga escluso dalla “lenzuolata” dei decreti). Il dicktat della Consulta che ha rimesso in gioco le Regioni potrebbe essere affrontato (e nelle speranze del governo anche risolto) domani 21 in una riunione apposita, che prevede il passaggio di alcuni dei decreti (non tutti) nella conferenza Stato-Regioni.
Rimangono in vigore tutti i passaggi tecnico-giuridico-politici di cui si è parlato negli ultimi tempi: cioè la verifica da parte del Consiglio di Stato, l’esame (obbligatorio ma non vincolante) delle commissioni parlamentari di Camera e Senato, e quindi il definitivo ok del parlamento per la loro successiva trasformazione in legge. Ma se i decreti partiranno nei prossimi giorni, come il governo e in particolare il premier sembra essersi deciso a fare, la riforma della 84/94 potrà essere considerata almeno al via, se non al traguardo d’arrivo.
A.F.

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Pubblicato il
20 Gennaio 2016

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