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La pirateria ritorna a crescere in testa golfo di Guinea e Far East

LONDRA – La pirateria marittima cambia area: dalle acque della Somalia, dove è ormai sotto controllo, al golfo della Guinea, dove ha assunto le caratteristiche della petrol-piracy, avendo come obiettivo in particolare le petroliere e i loro supporti. In un recente vertice all’IMO nella sede londinese, è stato riferito che gli attacchi nel golfo di Guinea sono in crescita. Ci sarebbero però condizioni assai diverse dalla pirateria somala o malese perché nel golfo di Guinea opererebbero solo una decina di “gang” specializzate e su un fronte ristretto, per un’area non superiore alle 150 miglia per 150. “Il problema dunque è limitato e per quanto i pirati nigeriani siano ben addestrati e motivati – ha dichiarato nel vertice londinese Jakob Larsen, responsabile della sicurezza per l’associazione Bimco – il problema potrebbe essere risolto facilmente e rapidamente, specialmente se la Nigeria volesse intervenire con proprie unità navali”. La Nigeria, secondo il vertice, è la chiave della soluzione.

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Secondo i dati raccolti dall’IMO, proprio per il contributo della pirateria nel golfo di Guinea, dalla Costa d’Avorio al Congo, nel 2018 gli attacchi sono risultati in aumento, mentre nei cinque anni precedenti grazie all’azione delle forze militari lungo la Somalia era in forte calo. Dei 211 attacchi registrati nel mondo marittimo, 48 sono avvenuti nel golfo di Guinea, 36 in Indonesia, 12 in Bangladesh e il resto in pochi altri casi nelle Filippine e nel Venezuela. Tra le navi attaccate, per la prima volta dopo il 2014 ce ne sono quattro di proprietà (ma non di bandiera) italiane.

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Pubblicato il
15 Giugno 2019

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