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Clima e guerre per la rotta polare

NEW YORK – Il bicchiere mezzo pieno è che alla fine l’ONU ha tenuto un vertice mondiale sui cambiamenti climatici, coinvolgendo praticamente tutte le nazioni. Il bicchiere mezzo vuoto (o per alcuni, vuoto del tutto) è che le aspettative del Summit, andato in scena il 23 settembre a New York erano già piuttosto basse in partenza, ma per molti sono state comunque una delusione: nessuno dei principali paesi “inquinatori” si è impegnato a fare di più per limitare l’introduzione di nuovi inquinanti in atmosfera, così come aveva previsto anche la giovanissima attivista svedese Greta nel suo intervento.

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Naturalmente ci sono state solenni dichiarazioni di buone intenzioni, annunci di nuovi stanziamenti, progetti (piuttosto vaghi) di sostituzione delle fonti energetiche più inquinanti con eolico, solare ed altro. Sul piano delle tecnologie, ci sono quasi infinite possibilità: e lo dimostra l’Italia – riportano alcuni resoconti – che ormai produce energia elettrica più dalle fonti “polite” che non dalle centrali a carbone o ad olii pesanti. Ma la strada è lunga.

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E c’è stato anche chi, meno pessimista, ha ricordato il mondo degli anni settanta quando città come Londra erano perennemente coperte da una coltre di polvere di carbone (“Fumo di Londra”) e buona parte degli scarichi delle fognature urbane finivano diretti in mare. Oggi ci sono comparti come lo shipping che stanno convertendosi all’utilizzo di carburanti più puliti (il GNL in particolare) e la stessa logistica terrestre è impegnata in una storica “ripulitura”. Ma a fronte delle iniziative concrete per un mondo più pulito, ci sono anche interessi un pò meno limpidi, sui quali operano spinte concorrenziali sempre più forti sul piano dell’economia e dello scontro di culture. Come la guerra al trasporto aereo – di cui non è stato ben valutato, dicono gli esperti, il rapporto tra l’indubbio inquinamento dei motori al più breve tempo dei voli rispetto al trasporto terrestre o navale – e specialmente la campagna contro la tanto dibattuta rotta polare delle navi, accusata a priori di contribuire alla distruzione della calotta dei ghiacci perenni.

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Soluzioni globali in tempi rapidi, in sostanza, non se ne vedono. E ci sono anche scienziati che ritengono eccessivo l’allarmismo per la salute del pianeta, sostenendo che ci sono cicli millenari (vere ere geologiche) ben più responsabili del riscaldamento globale delle “punture di spillo” del CO/2 prodotto dall’uomo. Della serie: difficile capire la realtà, e ancora più difficile pensare che tutto quello che leggiamo sia un aiuto a farci capire. Come sempre, del resto.

A.F.

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Pubblicato il
28 Settembre 2019

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