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Tutti a giudizio dalla Procura di Livorno

Stefano Corsini

LIVORNO – Dicono che fosse scontato: sentita la difesa – e ci sono volute almeno due sedute – la Procura della Repubblica ha comunque rinviato tutti a giudizio. Prima udienza, il 9 giugno (salvo ovviamente altri possibili slittamenti).

Si è conclusa così, venerdì scorso, la prima parte della maxi-inchiesta della magistratura labronica a carico dei vertici dell’Autorità Portuale di Sistema del Tirreno Settentrionale e dei manager di alcune delle imprese armatoriali e terminaliste più note. L’ampio risalto dato dai media nazionali al rinvio a giudizio è sintomatico dell’importanza del fatto, che travalica la vicenda livornese. Digerita la comprensibile delusione – buona parte degli imputati era convinta che ci sarebbe stato il proscioglimento – si sta facendo buon viso a cattiva sorte. Al tribunale l’ardua sentenza. Nel frattempo – è la reazione comune, anche se non ci sono dichiarazioni formali – tutto va avanti nella più totale presunzione di innocenza. Con quale animo, per i dirigenti pubblici e per i manager privati, è facile capirlo. Ma così vanno le cose: fanno parte degli oneri e degli onori.

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L’imputazione, di larga massima, è l’aver favorito un armatore di ro/ro e ro/pax consentendogli di utilizzare aree e banchina pubbliche regolamentate dalle norme sulle concessioni temporanee, trasformando di fatto queste ultime in concessioni permanenti. Per ben sei anni, secondo l’accusa, a partire dal 2012: ed è stato messo agli atti un nutrito fascicolo di intercettazioni telefoniche. Secondo alcune di queste – riprendiamo dalla stampa locale – certe procedure sarebbero partite addirittura dal 2002.

La difesa degli imputati, di cui fanno parte legali di livello nazionale – compresi tra gli estensori della legge 84/94 e derivate – ha sostenuto e ritiene di poter provare che in nessuna delle pratiche contestate dalla Procura ci sarebbe stata illegalità, diretto o indiretta. Un chiarimento, questo, che ci si sarebbe aspettati dal MIT e non solo oggi. Dal quale è stato invece mantenuto un fragoroso silenzio.

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“Tiremm’innanz” dunque, da parte degli imputati. È la storica battuta in milanese puro del martire Sciesa condotto al patibolo dagli austriaci nel Risorgimento. A Livorno si va avanti. Ma non mancano altre spine. Mentre il Comune ha notificato all’AdSP la nomina nel Comitato di Gestione dell’ex ufficiale della Capitaneria Marsili, al posto del dimissionario Batini, il Comitato stesso dovrà affrontare il 24 di questo mese tutta una serie di atti delicati: la conclusione della gara dei bacini, la pianificazione delle aree del porto industriale (su cui c’è il ricorso al Tar della Sinternar per l’ex Trinseo), il nodo della gara della Porto 2000 (altro ricorso al Tar sull’esclusiva o meno dei traffici passeggeri), l’aumento di capitale dell’AdSP nell’interporto…

Cantavano Cochi & Renato: E la vita, la vita l’è bela/ basta avere, basta avere l’umbrela”. Forse a Livorno gli ombrelli servirebbero all’ingrosso.

A.F.

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Pubblicato il
19 Febbraio 2020

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