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La logistica di Re Pipino

LIVORNO – Premesso che le grandi opere sono il pane quotidiano che ci manca da tempo: premesso che un collegamento ferroviario veloce fino a Taranto è certamente fondamentale per la logistica nazionale ed europea; premesso infine che appoggiamo tutto quello che si può costruire e appoggiamo due volte tutto quello che ci può aiutare a buttare alle ortiche il famigerato Codice degli appalti; non possiamo però non notare, nella cartina ufficiale qui sopra, come in fatto di collegamenti ferroviari veloci (AV) e veloci cargo (AC) anche il Tirreno sia stato sistematicamente trascurato. Della serie: Genova ha i suoi problemi che il ponte ricostruito sta per risolvere solo parzialmente: ma da Genova in giù, praticamente fino a Civitavecchia e poi a Napoli, siamo ancora alla ferrovia di Re Pipino.

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E anche a cercare nella legenda a fianco se c’è magari in progetto di nuovo collegamento, non si trova niente. Dicevano i romani: “hic sunt liones”, cioè deserto. Ciò che è ancora peggio è che mentre in Adriatico almeno c’è un’autostrada lungo la costa, sul Tirreno manca anche quella: da Livorno a poco prima di Civitavecchia, si viaggia sulla Aurelia dei consoli, con limiti di velocità anche a 50 km/h per lunghi tratti. Roba da carrozze a cavalli.

E non è che non se ne sia parlato: quando il compianto ministro livornese dei lavori pubblici Altero Matteoli era ancora uno sconosciuto consigliere comunale, si era battuto insieme al presidente della Camera di Commercio “Truciolo” per l’autostrada costiera toscana. L’attuale governatore Enrico Rossi ci s’è fatto una malattia, rimediando decine di promesse e zero fatti. Ma davvero questo è il Paese dei fatti? O piuttosto delle chiacchiere fini a se stesse?

A.F.

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Pubblicato il
6 Giugno 2020
Ultima modifica
9 Giugno 2020 - ora: 15:34

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