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I noli cresciuti sulla pelle delle spedizioni

GENOVA – Le grandi compagnie di navigazione stanno assorbendo ancora i problemi creati dal blocco del canale di Suez, che ritengono le impegneranno ancora per tutto l’anno. Ma i riflessi più pesanti sembrano ricadere non tanto sulle navi – che hanno prontamente incrementato i noli – ma sulla catena logistica, specialmente sui costi sulle spalle degli spedizionieri e delle aziende esportatrici. Ce lo segnalano gli operatori di settore, che starebbero anche cercando di mobilitarsi a livello nazionale per tutelare il proprio lavoro.

Intanto scendono in campo anche le majors dell’armamento. Maersk, leader danese dello shipping dei containers, ha annunciato che causa il problema dei vuoti, dei danni da Suez e del rallentamento dei carichi per le procedure anti Covid, il suo EBIT 2021 sarà di fatto raddoppiato: dai precedenti 4,3-6,3 miliardi i dollari l’EBIT passerà a 9-11 miliardi.

Sono solo danni? Sul web gira una nota secondo la quale nell’ultimo mese Maersk ha registrato un +10% e Cosco addirittura un +49%: rispettivamente le due grandi compagnie sono accreditate per 40 miliardi e per 26 miliardi di fatturato. Non si hanno le cifre di MSC, CMA-CGM e della giapponese One, che come noto non sono quotate.

Cosa si può dedurre dalla situazione attuale? La complessità della catena logistica sul mare è nota, anche perché la crisi di Suez ha costretto centinaia di navi a rimanere ferme per almeno un paio di settimane e ne ha spinte altre a circumnavigare l’Africa con ritardi nelle consegne e maggiori spese di consumi e di equipaggi. Ma in una realtà come l’attuale di alleanze e di relativamente poche “indipendenti” chi deve spedire merci è diventato l’anello debole della catena, a quanto pare non abbastanza tutelato. Da qui la previsione che si preannunciato tempi di battaglia.

A.F.

Pubblicato il
5 Maggio 2021
Ultima modifica
6 Maggio 2021 - ora: 16:44

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