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Da Cernobbio un’Italia meno felix

LIVORNO – Cernobbio, con il suo splendido hotel affacciato sul lago, è un luogo fatato per natura e pace. Cernobbio è anche il meeting internazionale all’economia che Ambrosetti ha tenuto nei giorni scorsi, con una partecipazione più che lusinghiera, salutata dai servizi TV e dalla stampa.

Cernobbio mi piace, ci sono stato spesso ai miei tempi: il meeting di quest’anno invece mi è piaciuto molto meno. E se volete, vi spiego perché.

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Non essendo un economista, né un grande della politica nazionale, e nemmeno una stella del giornalismo invitata al meeting, mi baso sui resoconti: che hanno tutti ripetuto le trite e vaghe promesse per un mondo migliore. Ovviamente quello di domani, o meglio ancora di dopodomani. Per fortuna a migliorare le cose ci pensano coloro che chiacchierano poco e lavorano molto: come si vede dal rapporto OCSE qui a fianco.

Per il resto, a Cernobbio abbiamo visto lussuose tavole imbandite, sale piene di ascoltatori a far la claque a chiunque parlasse (la TV, forse involontariamente, nelle sue carrellate ha pizzicato anche parecchi che se la dormivano…) politici che ripetevano le loro litanie, e ben pochi fatti sull’economia reale: quella contro cui combattiamo tutti i giorni dalle nostre trincee. Si è parlato e straparlato di talebani, di Europa che non accoglie i profughi, di aiutarli da noi e nel loro paese: ma non come farlo e quando. Non so quanto sia costato il munifico e inconcludente meeting di Cernobbio: ma forse con quella stessa spesa si sarebbero aiutate alcune centinaia di poveracci: nostri, afghani e del resto di questa Europa un tempo – ma solo un tempo “felix”.

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
11 Settembre 2021

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