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LIVORNO: VILLA MIMBELLI

Così il rivoluzionario Fattori si dà alla macchia

Ultimi giorni per una (bella) mostra nel 200° anniversario del grande pittore che ha anticipato gli impressionisti

Le mostre vengono presentate all’inizio, nel giorno dell’inaugurazione o anche prima. Qui ho scelto di fare l’opposto: aspettare quando il clamore  scompare per consegnare ai lettori il suggerimento di cogliere al volo l’occasione degli ultimi giorni e scoprire questa magnifica mostra. E la figura di un gigante della nostra arte. Già  a inizio dicembre l’appuntamento livornese di villa Mimbelli ha superato, a quasi 40 giorni dalla chiusura, i 24mila visitatori totalizzati dalla mostra che pochi mesi prima Piacenza ha dedicato a Fattori: con un afflusso giudicato un grosso successo. L’iniziativa livornese è già oltre.

“l’affogato o il Matto delle Giuncaie”: è il quadro che Giovanni Fattori dedica a un racconto di Renato Fucini

LIVORNO. Millemila pagliai e contadine e buoi della scia post-postmacchiaiola hanno ficcato in testa a qualunque livornese che quella è la più scialba tradizione trita e ritrita che ci perseguita lo sguardo nel salotto della nonna. Invece vuol dire l’esatto contrario la mostra dedicata a Giovanni Fattori che a Livorno ha spalancato le porte nel giorno esatto a 200 anni dalla sua nascita: la sua è una pittura rivoluzionaria.

In realtà, me l’aveva già detto anche Carlo Pepi, l’appassionato collezionista che tutti hanno conosciuto per aver smascherato una sfilza di falsi Modigliani, a cominciare dal d-day delle “teste” della burla scolpite da una combriccola di ragazzi che fin dall’inizio aveva denunciato come estranee al genio di Modì.

«Fattori anticipa la rivoluzione dell’impressionismo: solo che lui e i suoi amici macchiaioli continuiamo a considerarli un suggestivo fenomeno regionale, magari simpatico ma nient’altro che quello, invece gli impressionisti sono un culto nel mondo: le loro opere sono le star delle aste internazionali a colpi di milioni e milioni di dollari. Non solo: Fattori apre la pista a Modigliani. Nell’ultimo Fattori la luce si scompone e la “macchia” diventa sempre meno “reale” e sempre più “astratta”: non si arriva a Modigliani senza passare da Fattori. Possibile che a voi livornesi queste cose debba raccontarle un pisano come me?».

Ma Pepi, scomparso in questo 2025 di sussulti e angherie, lasciamolo qui. Anche perché la mostra livornese curata da Vincenzo Farinella va proprio in questa direzione fin dal titolo “Una rivoluzione in pittura”. Per sottolinearlo bisogna evitare di guardare la produzione artistica del grande pittore livornese come se fosse un monolite sempre uguale a sé stessa.

Non è così, e proprio per questo la ricca esposizione di Villa Mimbelli – per visitarla c’è ancora qualche giorno: fino all’11 gennaio (con orario dalle 10 alle 19), dentro il museo che a Fattori era già intitolato – è costruita sulla base di un criterio, quello cronologico, che parrebbe standard e perfino semplicistico e invece da tempo, giura Farinella, è stato soppiantato dalle aggregazioni per temi. «Ma in tal caso sarebbe assai meno decifrabile l’evoluzione del Nostro», aggiunge il curatore. Curioso che si cominci con il dipinto n.1 della produzione fattoriana e approdi al n. 1447, l’ultimo della serie. Dopo una cavalcata che include anche la meraviglia del dipinto double-face: una delle grandi battaglie risorgimentali che, durante un restauro per mano di un ottimo specialista come Pietro Ungheretti (poi assassinato in Tunisia), ha fatto emergere come Fattori, forse per risparmiare, avesse riutilizzato una grande tela che sul retro era già stata adoperata per dipingere una scena medicea. Ma non è un inedito come si dice: l’avevo visto anch’io, ma tanti anni fa…

Da notare che, come sempre, la verve antiretorica di Fattori mostra i militari in pose tutt’altro che marziali: figurarsi che l’uomo a destra è perfino sdraiato sul muretto

Un particolare del dipinto che Fattori dedica a Don Chisciotte

Una valanga, un oceano, uno sciame di opere: 220 nell’insieme, ma comprendendo anche altre firme per capire qualcosina del contesto, senza dimenticare il contrappunto con Plinio Nomellini. Eccolo lì, che potrebbe diventare il discepolo numero uno di Fattori e invece, a un passo dal fine mostra, il curatore li piazza fianco a fianco ma proprio per farne emergere le differenze. Soprattutto una: quanto anti-eroico è il racconto di Fattori (culminando nei soldati che, con posa assolutamente poco militaresca, si affacciano a una spalletta, e uno di loro vi sta schiacciando un pisolino) tanto cantore della “nova aetate” del fascismo è il giovane allievo (che raffigura Garibaldi ormai senza neanche lineamenti distinguibili, puro simbolo e basta).

Magnifica è la mostra nell’alternarsi continuo di opere di grandissimo formato (ma mai pompose o magniloquenti), ritratti o scene di luce agreste (come la serie dei buoi) di dimensioni medie e dipinti piccolissimi, principalmente strisce orizzontali alte un pugno di centimetri che indicano un paesaggio toscano. Il tutto su un tappeto visivo uniforme, un “retto tono” dello sguardo d’un bel verde scuro senza cupezze.

Bisogna dire che la mostra di Fattori è nel suo luogo ideale non solo perché sta dentro un museo-contenitore dedicato al “padre della macchia” ma perché oggettivamente la residenza dei Mimbelli è un tesoro in sé: ad esempio, la sala degli specchi con una curiosa bocca in alto vicino al soffitto (da lì usciva la musica dal vivo suonata da una orchestrina che, in mancanza di casse Bang Olufsen, veniva infilata a suonare in un soppalco nascosto e accessibile da una scaletta visibile dal piano di sopra). Non è tutto: si guardi l’effetto scenografico della scala dei putti o la stanza moresca ritagliata in un angolo…

La bellezza del museo-contenitore è tale che il sindaco Luca Salvetti, indipendente di sinistra alla guida del centrosinistra livornese di Palazzo Civico, nel giorno dell’inaugurazione ha annunciato un accurato lifting a villa Mimbelli, dopo aver speso elogi per ricordare la scelta dell’allora sindaco Gianfranco Lamberti di fare di questa villa patrizia la nuova sede del museo Fattori una trentina di anni fa.

Dentro la quantità delle opere si nasconde anche la sorpresa: possiamo scovarne alcune che non sono visibili da talmente tanto tempo da risultare pressoché inedite. Non è affatto casuale ogni riferimento, per dirne una, alla “Ciociara”: il ritratto di Amalia Nollemberger è un altro tassello del Fattori rivoluzionario, ma stavolta per la morale dell’epoca. Lei è un po’ dama e un po’ cameriera della marchesa Isabella Bartolomei, allieva di Fattori: lei non aveva vent’anni e lui passava d’un tot i cinquanta. Per la loro love story il settimanale culturale del “Corriere della Sera”, “La lettura”, ha speso un grande racconto appassionato.

L’ex voto (per il santuario di Montenero) realizzato da Fattori appena ventitreenne: è in apertura di mostra

Sorpresa è anche l’ex voto che Fattori dipinge “Per una caduta da cavallo in via Augusta Ferdinanda”: di solito sta nelle gallerie dei “per grazia ricevuta” al santuario di Montenero, ma non è messo in evidenza e solo gli addetti ai lavori sanno rintracciarlo. “Sconosciuto” il dipinto ma “sconosciuto” anche il pittore, visto che stiamo parlando di un’opera di quando Fattori era a malapena ventitreenne.

L’ultima sottolineatura la spendo per un consiglio che è una suggestione e un confronto: verso la fine del percorso di mostra c’è uno spazio dedicato al “Matto delle Giuncaie”, protagonista del racconto di Renato Fucini che pare un po’ Tom Waits un po’ Jim Jarmush ma chissà se queste suggestioni stanno in piedi. Lo rifarà daccapo una quindicina d’anni più tardi quell’Eugenio Cecconi che nelle “Cenciaiole” davanti alla Fortezza ha raffigurato la città plebea come forse nessun altro. Queste due opere a confronto non vengono presentate nel menù della mostra come una delle portate principali ma a me è sembrato uno straordinario spunto che racconta i “dannati della terra” qui dietro l’angolo di casa nostra, lontano dalla Rotonda del Palmieri e dai trionfi di “Cavalleria”.

Mi fermo qui, e non perché questa gallery di opere non meriterebbe altri approfondimenti: al contrario. Quasi ovunque si scoprono, anche grazie al raffronto con qualche schizzo preparatorio, magari indugi o singoli particolari che nell’insieme finiscono per risultare smarriti. Con una consapevolezza: stiamo parlando dell’Ottocento: la figura risente dell’evoluzione degli studi sulla luce ma non è ancora scomposta nell’astrattismo e non presenta le difficoltà di lettura che agli occhi del grande pubblico ha l’arte contemporanea. Risultato: ci sono tutti gli elementi perché Livorno e il museo mettano in vetrina una proposta culturale accessibile a una larga platea. Non c’era orse questo dietro il boom dell’arte ottocentesca di qualche tempo fa?

Qui anziché un’opera di Fattori mostriamo un magnifico angolo della villa Mimbelli che ospita il museo e la mostra: è la sala moresca

A questo punto non resta che far propria l’idea di una mostra che continua al di fuori della mostra. Tenendo presente che resta aperta fino all’11 gennaio, lo ripeto, dal martedì alla domenica ore 10-19, festivi sempre aperto (chiusura biglietteria alle 18).

Il primo extra sono le iniziative collaterali nel museo di villa Mimbelli
  • Sabato 3 gennaio: visita guidata con partenza garantita alle 11 e alle 17.30
  • Domenica 4 gennaio: oltre alla visita guidata con partenza garantita come il giorno precedente, stessi orari, c’è alle 16 “Giocando con Fattori”, visita guidata interattiva per bambini e adulti (5 euro a persona oltre biglietto mostra)
  • Mercoledì 7 gennaio: alle 17 è prevista la conferenza (gratis) di Giorgio Bacci (Università di Firenze) dal titolo “Giovanni Fattori tra vita e campi e battaglie”; appuntamento ai Granai di Villa Mimbelli, a 50 metri dal museo.
  • Sabato 10 gennaio: visita guidata con partenza garantita alle 11 e alle 17.30
  • Domenica 11 gennaio: visita guidata come sopra, e alle 18 ai Granai di Villa Mimbelli (lì accanto al museo) il conservatorio Mascagni propone la musica di un trio violino violoncello e pianoforte, di scena Alessio Mannelli (violino), Giulia Casini (violoncello) e Luigi Traino (pianoforte); evento gratuito
Il secondo extra è l’esposizione ai Granai di Villa Mimbelli

Siamo, come detto, a pochissima distanza dal museo Fattori: tiene banco fino all’11 gennaio. La mostra si intitola “Segni segreti: la pittura di Fattori agli infrarossi”, biglietto incluso in quello della mostra principale: riguarda – viene spiegato – «i risultati delle recenti indagini diagnostiche condotte su circa venti dipinti di Giovanni Fattori, che ne rivelano aspetti nascosti e inediti». Le ricerche sono state promosse dall’Università di Pisa (Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere) e dal Cnr (Istituto Nazionale di Ottica) sotto il coordinamento di Mattia Patti per l’Università di Pisa e di Marco Raffaelli per il Cnr con l’equipe formata dai ricercatori Alice Dal Fovo, Daniela Porcu, Enrico Pampaloni, Marco Raffaelli e Raffaella Fontana (e la partecipazione di numerosi studenti dell’ateneo). È stato portato alla luce il disegno preparatorio, usualmente a matita.

Il terzo extra è un percorso per le vie di Livorno

E’ denominato “I luoghi di Fattori”. Ne fanno parte :

  • un itinerario urbano composto da dieci tappe: pannelli, dotati di Qr-code, si trasformano in porte sulla memoria riportando in vita ricordi e amarcord che descrivono l’universo di Fattori.
  • Sulla pagina web del museo Fattori è prevista una mappa con altri dieci luoghi
  • Ai “luoghi di Fattori” è dedicata anche una «approfondita pubblicazione arricchita da testimonianze, documenti d’archivio e fotografie».
  • al secondo piano dei Granai di Villa Mimbelli c’è una mostra fotografica dedicata ai luoghi fattoriani.

Il progetto è ideato dalla Cooperativa Agave, in collaborazione con Comune di Livorno, Fondazione Livorno, Gruppo Labronico, Finestre sull’Arte, l’Associazione Livorno Come Era, Comitato Livornese per la Promozione dei Valori Risorgimentali.

Questi i luoghi di Fattori: ne trovate le schede alla pagina indicata in questo link

  • Via della Coroncina: la casa natale
  • Il Duomo: il battesimo e i maestri
  • Il Teatro San Marco: a scuola da Baldini
  • Via delle Galere: la casa di Carlo Bini
  • Via Sproni e Via de Lardarel: gli ideali risorgimentali
  • Scali del Corso: gli austriaci a Livorno
  • Chiesa di Santa Maria del Soccorso: il matrimonio con Settimia Vannucci
  • Via della Posta e via Grande: a Livorno con Settimia
  • La Tamerice di Antignano: il mare come ispirazione
  • Via degli Asili: l’ospitalità di Guglielmo Micheli
  • Via dell’Indipendenza: la Bottega Mors
  • Gli stabilimenti balneari: tra svago e pittura
  • Via Pendola: le lezioni a Villa Civelli
  • Porta a Mare: bastimenti e corazzate
  • Via dei Carrozzieri: l’amicizia con Anna Franchi
  • Le scuole Benci: l’Esposizione di Belle Arti
  • Piazza XX Settembre: Fanny Martinelli
  • Il Famedio di Montenero: la gloria
  • Largo del Cisternino: il monumento a Giovanni Fattori
  • Il Museo Civico Giovanni Fattori: l’eredità del Maestro
Pubblicato il
1 Gennaio 2026
Ultima modifica
3 Gennaio 2026 - ora: 19:16
di MAURO ZUCCHELLI

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