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Gas e nucleare sono “verdi”

ROMA – La Commissione europea tra il 31 dicembre 2021 e il primo gennaio 2022, ha messo fine ad un lungo processo di valutazione, inviando agli Stati membri la bozza del terzo atto delegato del regolamento sulla tassonomia.

Di cosa si tratta? Del testo che inserisce gas e nucleare nella tassonomia UE, etichettandoli come tecnologie verdi ai fini della finanza sostenibile. 

Un tema particolarmente divisorio su cui l’esecutivo europeo ha scelto la via del compromesso per non scontentare nessuna delle grandi economie UE. “Tenendo conto dei pareri scientifici e degli attuali progressi tecnologici, nonché delle diverse sfide di transizione tra gli Stati membri, la Commissione ritiene che il gas naturale e il nucleare abbiano un ruolo come mezzi per facilitare la transizione verso un futuro prevalentemente basato sulle energie rinnovabili”, scrive Bruxelles in una nota stampa. “Nel quadro della tassonomia, ciò significherebbe classificare queste fonti energetiche a condizioni chiare e rigorose, […] affinché contribuiscono alla transizione verso la neutralità climatica”.

La proposta della Commissione arriva a conclusione di un processo di valutazione avviato nel 2020, che ha richiesto anche il supporto scientifico del Centro comune di ricerca. Assieme al parere del Gruppo di esperti sulla radioprotezione e sulla gestione dei rifiuti e del Comitato scientifico per la salute, l’ambiente e i rischi emergenti sugli impatti ambientali. Il risultato? L’atto delegato definisce le condizioni che permetterebbero di inserire gas e nucleare nella tassonomia UE, consentendo tra le altre cose di ridurre il costo del finanziamento dei nuovi progetti.

Nel dettaglio la bozza prevede che gli investimenti nelle centrali nucleari siano etichettati come “green” a patto che i progetti abbiano ben definiti il piano di sviluppo, i fondi e il sito di stoccaggio dei rifiuti radioattivi. E che abbiano ricevuto i rispettivi permessi di costruzione prima del 2045. La classificazione apre la porta anche agli impianti già esistenti, considerando attività verde anche l’estensione del ciclo di vita “in considerazione dei tempi lunghi per gli investimenti in nuova capacità di generazione nucleare”. I criteri di vaglio tecnico per tali estensioni dovrebbero, tuttavia, includere modifiche e miglioramenti della sicurezza, scrive la Commissione europea.

Per considerare verdi gli investimenti nel gas, le nuove centrali devono obbligatoriamente sostituire impianti più inquinanti. Producendo emissioni inferiori a 270 g di CO2eq per kWh (i tecnici europei consigliavano tuttavia una soglia di 100g/kWh). E nel contempo ricevere le autorizzazioni necessarie entro il 31 dicembre 2030. Non solo. La bozza stabilisce che la capacità produttiva del nuovo impianto non superi di oltre il 15% la capacità di quello sostituito e che dimostri d’essere tecnicamente compatibile anche con il “gas a basse emissioni“. Con piani o impegni ad utilizzare “almeno il 30% di gas rinnovabili o low carbon a partire dal 1 gennaio 2026”; passando al 55% a partire dal 1° gennaio 2030 e completando la transizione entro il 31 dicembre 2035.

Il testo in questione è solo una proposta e prima di trovare la sua forma definitiva bisognerà attendere. L’Esecutivo UE ha inviato il testo agli esperti degli Stati membri sulla finanza sostenibile e alla Platform on Sustainable Finance, aprendo ufficialmente le consultazioni. I tecnici avranno tempo fino al 12 gennaio per fornire i loro contributi, che la Commissione analizzerà con l’obiettivo di adottare l’atto entro la fine di gennaio 2022. Quindi il provvedimento passerà ai colegislatori per l’approvazione. 

Il Parlamento e il Consiglio dell’Unione europea avranno quattro mesi per esaminare il documento e, qualora lo ritengano necessario, per opporvisi. In linea con il regolamento sulla tassonomia, entrambe le istituzioni possono richiedere ulteriori due mesi di tempo per l’esame. Il Consiglio avrà il diritto di opporsi a “maggioranza qualificata rafforzata” (il che significa che per bloccarlo è necessaria l’opposizione di almeno il 72% degli Stati membri, ossia almeno 20 Paesi che rappresentino almeno il 65% della popolazione dell’UE). Per l’Europarlamento basterà invece la maggioranza semplice (ossia almeno 353 deputati in plenaria). Una volta terminato il periodo di controllo e ammesso che nessuno dei legislatori si opponga, il provvedimento entrerà in vigore.

I paesi europei sono in buona parte divisi sulla decisione di inserire gas e nucleare nella tassonomia verde UE. Da una parte, nazioni come la Francia, la Repubblica ceca e la Finlandia che contano fortemente sul nucleare. Dall’altra paesi come il Lussemburgo, la Spagna, la Germania e l’Austria che hanno messo un punto sull’energia dell’atomo e oggi criticano aspramente la decisione dell’esecutivo. Secondo il ministro dell’Economia tedesco Robert Habeck “le proposte della Commissione UE annacquano la buona etichetta della sostenibilità. Non capiamo come sia possibile come approvarle. In ogni caso, è lecito chiedersi se questo greenwashing sarà accettato anche sul mercato finanziario”. “Indipendentemente dal fatto che si continui a investire nell’una o nell’altra, riteniamo che non siano energie verdi o sostenibili”, ha sottolineato la vicepresidente e ministro per la transizione ecologica spagnola, Teresa Ribera.

Lo scontro, già anticipato dalle posizioni assunte in merito ad un’ipotetica riforma del mercato elettrico, si farà possibilmente ancora più acceso nei prossimi sei mesi, periodo in cui sarà la Francia a detenere la presidenza del Consiglio UE. 

Pubblicato il
15 Gennaio 2022
Ultima modifica
17 Gennaio 2022 - ora: 13:39

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