Tempo per la lettura: 2 minuti

Dalla Cina con amore e scetticismo

ROMA – Dalla Cina al Giappone, il premier Mario Monti ci ha dato l’impressione di un novello Marco Polo: alla ricerca del commercio perduto, ma più che altro a caccia di meraviglie, nella fattispecie investimenti in Italia. E i nostri giornali, più o meno in ginocchio davanti a ogni “miracolo annunciato” del governo tecnico, hanno chiosato osannanti che sia i cinesi che i giapponesi hanno promesso di investire in Italia.


[hidepost]

Non siamo certo noi, dal nostro modesto osservatorio, a poter dare giudizi. Però sappiamo (ancora) leggere. E Hu Jintao, parlando con Monti a Seoul, è stato chiarissimo nel sottolineare che i cinesi sono interessati in particolare a investire nelle infrastrutture italiane, se però l’Italia presenta progetti chiari, e specialmente tempi chiari di realizzazione. Altrimenti, i “pragmatici cinesi” (come ha scritto in un reportage da Pechino Il Sole-24 Ore) non si fidano più, specie dopo i sostanziali fallimenti degli interventi finanziari (notevoli, tra l’altro) della Hutchison Whampoa a Taranto.

Ancora: i cinesi sarebbero pronti a investire “nuovamente a Taranto o anche a Gioia Tauro: ma con la certezza di quello che vanno a comprare”. Una certezza che malgrado tutto ancora non c’è e che il governo tecnico italiano non è stato ancora in grado di offrire. Sempre dal reportage del giornale della Confindustria: “Gli attori cinesi degli acquisti nei porti possono essere ad oggi grandi compagnie di trasporto come la Cosco, che è già entrata nel porto di Napoli, ma anche singoli porti come Ningbo o Tianjin” che cercano una sponda privilegiata per i loro traffici nel sud Italia; e che puntano intelligentemente ad accorciare le rotte con il sud Europa attraverso Suez “facendo rinascere la centralità nel Mediterraneo” che oggi si è persa per l’indubbio dinamismo dei porti atlantici del Nord Europa.

In sostanza: neanche per la Cina sono più tempi di crescita a doppia cifra, e l’enorme liquidità del paese va gestita con crescente attenzione; tanto che la stessa Construction Bank of China, una delle più attive all’estero, comincia a tirare i remi in barca in attesa dei segnali politici che le indichino dove rivolgersi.

L’Italia si è fatta avanti con Monti, come anni fa fece con Prodi (e con un gran buco nell’acqua). Ma ai cinesi occorrono – come già detto – tempi certi, regole chiare e specialmente decisioni che non debbano poi passare attraverso le  mille forche caudine dei “niet” localistici. La domanda è: siamo davvero in grado, oggi, di garantire quanto ci viene richiesto?

A.F.

[/hidepost]

Pubblicato il
4 Aprile 2012

Potrebbe interessarti

Festìna lente, anzi lentissimo

L’antica saggezza del suggerimento dell’imperatore Augusto, sembra diventata la guida più seguita non solo dalla politica nazionale ma anche dall’Authority di Livorno e Piombino. Dopo quasi un anno dall’insediamento del nuovo presidente, dopo tutta...

Leggi ancora

Salone nautico dei sogni proibiti

Aveva voglia il Gattopardo – ovvero Tomasi di Lampedusa – a sostenere che bisogna cambiare tutto per non cambiare niente. Oggi, di fronte alle notizie d’anteprima per il prossimo, sempre più grande salone nautico...

Leggi ancora

In ricordo del sor Aldo

LIVORNO.  Forse perché invecchiando il presente richiama sempre di più il passato. O forse perché gli amici veri rimangono legami importanti anche se non ci sono più.  È così che ogni 15 settembre mi...

Leggi ancora
Quaderni
Archivio