Salvatori: siamo al TAR per Camed

Luigi Salvatori
NAPOLI – “Quest’anno sembra vi siano segnali di ripresa rispetto all’andamento del 2009, soprattutto perché tecnicamente non è più possibile agli armatori comprimere oltre la domanda di riparazioni navali”. A parlare è Luigi Salvatori, amministratore delegato di Cantieri del Mediterraneo (Camed), seduto dietro la sua ampia scrivania letteralmente sommersa di carte.
Camed è una delle poche realtà metalmeccaniche ancora in vita in Campania e nel porto di Napoli in particolare, con 85 dipendenti diretti più un indotto fatto di piccole officine specializzate, tecnici ed esperti artigiani che sfiora le 500 unità nei picchi, quando il calo della domanda non fa soffrire come adesso e che al momento risulta il più penalizzato dalla crisi. “Ma il recupero del contesto economico non è ancora stabile e per salvaguardare l’azienda e i lavoratori – aggiunge Salvatori – abbiamo avviato una procedura di Cassa integrazione, sebbene con il fermo intendimento di evitare in ogni modo di  utilizzarla. Fortunatamente finora il carico di lavoro per le commesse acquisite ci hanno consentito la piena occupazione di tutte le risorse aziendali ed i nostri dipendenti sono tutti regolarmente al lavoro”.
Forse utilizzando manodopera meno specializzata sarebbe tutto più semplice…
“Anche nel porto di Napoli c’è chi utilizza giovani maestranze rumene ed extracomunitarie. Noi invece abbiamo fatto scelte diverse, perché crediamo fortemente che la nostra competitività nell’ambito della riparazione navale oltre che su fattori economici e sull’acquisizione di risorse dall’indotto, si basi sul presupposto dell’affidabilità e delle competenze. Il nostro  cantiere può esprimere tutto ciò grazie alle risorse umane e alle aziende dell’indotto locale che vive e si sviluppa in modo stabile intorno al cantiere. Oggi Camed riesce dal punto di vista infrastrutturale ad offrire quello che serve alle navi e da quello organizzativo un servizio che valutiamo sotto tutti gli aspetti, senza fermarci semplicemente al costo orario di manodopera, che utilizzando maestranze comunitarie potrebbero differire di un 15-20%, perchè tradiremmo la nostra impostazione organizzativa ed i nostri stessi obiettivi”.
Allora tutte queste carte sulla sua scrivania sono progetti futuri?
“Magari. Purtroppo tutto questo mare di carte e le decine di pesanti faldoni chiusi negli armadi sono il risultato del contesto nel quale dobbiamo operare che ci preoccupa estremamente. Nonostante la gravità del momento economico, l’AP che dovrebbe tutelarci ed essere orientata a creare condizioni che assicurino nella propria circoscrizione la competitività delle aziende, sembrerebbe mostrare un atteggiamento diverso,  specialmente  per il settore della  cantieristica”.
Scusi potrebbe spiegarsi meglio?
“L’attività di impresa di Camed risulta condizionata dalla procedura antitrust che l’Authority Portuale ha determinato con dichiarazioni che ci sembrano contraddittorie rispetto alle posizioni fin allora assunte dalla stessa Autorità Portuale sulla non replicabilità nel porto di Napoli delle infrastrutture di grandi dimensioni in nostra concessione; configurando una nostra posizione dominante nel mercato che di fatto – purtroppo per noi – non abbiamo”.
E secondo voi, siete o no duplicabili?
“Nel porto di Napoli è storicamente provato che c’erano già più bacini di grandi dimensioni. Per quanto riguarda l’oggi, abbiamo presentato elementi tecnici peritali che dimostrano a nostro parere la loro assoluta duplicabilità. Questi elementi in un normale contesto avrebbero confutato in radice qualsiasi contestazione di posizione dominante della nostra azienda, sollevandola  dall’attenzione dell’antitrust”.
Ma anche da quanto si è letto sembrerebbe che voi non abbiate accettato alcune richieste di prenotazione.
“L’antitrust ci ha contestato di esserci attenuti all’accettazione delle domande di occupazione dei bacini secondo i turni e le previsioni del regolamento che ha il limite temporale dei 30 giorni. Paradossalmente l’antitrust ci ha contestato di non aver esercitato un’autonomia gestionale rispetto alle previsioni regolamentari andando oltre i 30 giorni. Viceversa, con lo stesso principio avremmo potuto essere censurati per abuso se non l’avessimo fatto; e questo è, a nostro parere, il paradosso del provvedimento che ci riguarda”.
In questi giorni circola un nuova proposta di regolamento in cui ad esempio sarebbe prevista una prenotazione di iscrizione a bacino  con 360 giorni di anticipo. Potrebbe essere una buona soluzione?
“La proposta del nuovo regolamento a nostro parere è illegittima perché contraddice quanto espresso dal ministero. Né tanto meno è una soluzione, perché o ci si attiene a ciò che ha detto l’antitrust esercitando quindi una nostra autonomia gestionale, o c’è bisogno di  un qualche vincolo regolamentare. Un presupposto rappresentato a valle della procedura antitrust è che essa abbia indicato come possibile soluzione una modifica del regolamento. Tutto è stato valutato tranne che questo regolamento non sia sufficiente; anzi già lamentiamo da tempo  che siamo  costretti ad operare in un  contesto molto singolare perché siamo l’unico cantiere di Italia che è costretto ad osservare in maniera così stringente le  previsioni regolamentari”.
Sono le stesse in tutta Italia…
“Sono le stesse, ma come sta valutando il Tavolo tecnico ministeriale sulla materia, quasi ovunque sembrerebbero completamente disapplicate perché anacronistiche; ed è chiaro che un nuovo regolamento condizionerebbe tutto il settore nazionale delle riparazioni navali. Ciononostante ci è arrivata una proposta di modifica al regolamento motivata su criticità emerse a seguito della sua applicazione, senza che né in alcuna parte del provvedimento  antitrust, né in alcun episodio o contestazione che c’è stata in questi ultimi 7 anni, siano mai emerse; se non da parte di un solo operatore”.
Sembrerebbero esserci state a vostro carico  molte ispezioni…
“Si, in due anni e mezzo ne possiamo documentare settanta. Sono state avviate nell’ambito dei compiti istituzionali e fin qua nulla da obiettare presupponendo che vi sia  uniformità di comportamento anche verso le altre aziende nel porto”.
Ogni ispezione cosa comporta all’azienda?
L’assorbimento del tempo per qualche ora per volta di direzione e vertici aziendali. Ma il problema non è questo, sebbene il dualismo che determina tutta questa situazione: da una parte la struttura operativa che fortunatamente riesce a svolgere il proprio compito seppure con i mille condizionamenti del caso; e dall’altra la struttura gestionale che con il supporto di un team di avvocati è impegnata a contrastare le suddette iniziative dell’AP. Abbiamo una voluminosa pila di corrispondenze che da Natale, festività comprese, ad oggi la AP ha ritenuto di inviarci, e che a qualsiasi operatore apparirebbe per lo meno inusuale”.
Il ricorso che avete annunciato dopo l’ultimo provvedimento a che punto è?
“E’ già stato presentato e sta seguendo l’iter tecnico per poter essere discusso presso il TAR di competenza territoriale”.
G.V.

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