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Il “volto” dell’ultrabarca Ferrari: base a Livorno per fare il record mondiale

Le immagini del prodigio da primato: punta al giro del mondo in meno di 40 giorni

Lo scafo estratto dallo stampo, qui ripreso da una prospettiva frontale

LIVORNO. L’idea è farne un “monoscafo volante”: non un motoscafo, com’è stato detto qua e là facendosi prendere la mano dal compilatore automatico. In ballo il programma di farlo uscire grossomodo prima della fine di primavera. Con un obiettivo: il trofeo intitolato a Jules Verne. Perché proprio Verne? Ok, la generazione dei “boomer” l’aveva come lettura pressoché obbligatoria sul comodino, ma ora siamo a distanza di oltre cinquant’anni da quei giorni d’infanzia. E a oltre un secolo e mezzo da quel  1872 in cui venne pubblicato il romanzo forse più noto di questo rampollo-bene che a 11 anni scappa di casa: “Il giro del mondo in 80 giorni” con le avventure del gentiluomo londoner Phileas Fogg in tandem con l’aiutante transalpino Jean Passepartout…

Negli anni ’90 non c’è più in palio una scommessa da 20mila sterline ma l’imperitura gloria per chi ce la fa a ripetere l’impresa di circumnavigare il globo entro i fatidici 80 giorni: se agli inizi si trattava solo del fascino del primato in una cerchia di lupi di mare, adesso le regole sono rimaste quelle – niente assistenza, niente scali intermedi seguendo una rotta di 40mila chilometri in un sol colpo – ma le prestazioni sono al limite e i tempi si sono dimezzati in poco più di trent’anni: come se alle Olimpiadi ora i cento metri si corressero sul piede dei 5 secondi. Ecco che non basta più la grinta: la competizione è tirata all’estremo soprattutto su tecnologie e materiali, dunque coinvolge potentati industriali che ne fanno una affermazione potentissima del marchio.

Il “monoscafo volante” è il Ferrari Hypersail che porta in mare l’ingegneria della Formula 1. Lo fa con una barca di fatto trasformata in pannello fotovoltaico così da poter autogenerare tutta l’elettricità che serve a bordo, e farlo con strumentazioni d’avanguardia (ma anche con le turbine eoliche posizionate a poppa o, sembra di capire, addirittura con la forza muscolare dell’equipaggio). A cominciare dai “foil” che consentono di “volare” sull’acqua: ma c’è anche un utilizzo sperimentale dell’elettricità in modo da ottimizzarla.

Ferrari Hypersail, uno degli schizzi preparatori

Ferrari Hyperail, un altro degli schizzi del progetto

FERRARI-AZIMUT STORY/1: qui il link all’articolo in cui la Gazzetta Marittima dà la notizia della scelta di Livorno come il quartier generale della nuova “Formula 1 del mare”

FERRARI-AZIMUT STORY/2: qui il link all’articolo in cui la Gazzetta Marittima segnala che il project manager di Ferrari Hypersail perla di Livorno come la “casa” della nuova barca a vela ultratech

FERRARI-AZIMUT STORY/3: qui il link all’articolo in cui la Gazzetta Marittima mette in vetruna alcune immagini della barca e del capannone da realizzare a Livorno

FERRARI-AZIMUT STORY/4: qui il link all’articolo in cui la Gazzetta Marittima mette l’accento sulla trasformazione in corso in quel pezzo di città sul mare: a 200 metri si sta realizzando il nuovo porto turistico

Come la “Gazzetta Marittima” aveva spiegato nel luglio scorso, presentando il rivoluzionario sistema di gestione dell’energia dell’Hypersail, si è puntato a ripensare in modo innovativo i tradizionali sistemi di “winch”: con il “Winch by Wire” la potenza generata dalla forza muscolare dell’equipaggio «non aziona direttamente le trasmissioni meccaniche e i circuiti idraulici tradizionali, ma viene convertita istantaneamente in potenza elettrica, centralizzata e redistribuita dinamicamente alle diverse utenze del piano velico della barca».

Cosa c’è di guadagno per i grinder? Gli ingegneri spiegano che possono mantenere «un ritmo di rotazione costante ed efficiente». A differenza dei sistemi tradizionali in cui all’aumentare dello sforzo i movimenti diventano più lenti e faticosi, la tecnologia usata in casa Ferrari Hypersail consente di ridurre l’incremento dello sforzo e assicura «una produzione costante di potenza, operando nel punto di massima efficienza elettromeccanica del sistema e metabolica per l’essere umano» (al punto che ogni persona dell’equipaggio può gestire carichi straordinari «fino a 9 tonnellate»). Non basta: “copiando” in certi qual modo l’idea dei motori elettrici usati nelle sospensioni attive di automobili come Ferrari Purosangue e Ferrari F80, la corrente generata mediante gli “e-pedestal” è convogliata «all’interno della rete e ripartita in tempo reale»: questo mette in rotazione gli argani “e-winch” che hanno in mano la tensione delle vele o la pompa idraulica che attua le regolazioni idrauliche in coperta.

Insomma, la performance è spinta più in là, sempre più in là: per questo motivo la Ferrari aveva bisogno di una “casa” sull’acqua abbastanza vicina a Maranello e in connessione con un partner che garantisse standard di avanguardia tech. Vale un po’ come nell’aerospaziale: le soluzioni hanno da essere rivoluzionarie per far fare il salto di qualità nelle performance, al tempo stesso devono garantire una altissima affidabilità perché quando sei in orbita nel cosmo – oppure in mezzo all’oceano – non puoi fare un salto in magazzino a prendere una chiave del 13 o  un cacciavite più grande.

Lo scafo estratto dallo stampo, qui ripreso da dietro

l’elaborazione grafica del progett della base di Ferrari Hypersail a Livorno nei cantieri Azimut com1

Tutto questo, perciò, avverrà con il “Ferrari Hypersail” – lunghezza 100 piedi, cioè una trentina di metri, con una larghezza di 20 e un’alberatura di 40 – per il quale il Cavallino Rampante di Maranello ha stabilito una alleanza con la “Ferrari degli yacht”: il gigante Azimut fondato da Paolo Vitelli e ora guidato dalla figlia Giovanna, che è da 26 anni filati in testa alla classifica annuale mondiale dei costruttori di superyacht. Il cantiere Azimut Benetti di Livorno, definito dalla pubblicistica di settore come uno dei più grandi al mondo, è quel che fa al caso per avere una collaborazione  e una base operatuva: anche dal punto di vista geografico.

L’intera imbarcazione verrà costruita nei cantieri di Ferrari Hypersail, a Livorno verrà ospitata la base operativa del progetto. Se Ferrari Hypersail resta un progetto ideato, sviluppato e realizzato da Ferrari, Azimut Yachts si occupa dello sviluppo della “tow boat” e della collaborazione legata all’insediamento della base operativa all’interno degli spazi del cantiere di Livorno.

Prima che venisse reso nota la localizzazione di “casa Ferrari Hypersail” nel cantiere livornese di Azimut Benetti, in una intervista alla “Gazzetta dello Sport” era stato indicato l’identikit dell’area nel nord Tirreno: «È un’area spesso sottovalutata ma che consente di trovare le situazioni più diverse, dal vento leggero al libeccio da 50 nodi».

Gli occhi sono puntati a quel record da battere: il giro del mondo in meno di 41 giorni. Anzi, per esser precisi: 40 giorni, 10 ore, 45 minuti e 50 secondi. L’ha stabilito pochi giorni prima della fine dello scorso gennaio Thomas Coville. Immaginatevi cosa significherà il tifo per questa impresa made in Italy proprio mentre il prossimo anno l’Italia giocherà in casa (a Napoli) la sfida dell’America’s Cup: a caccia di un primato senza uguali una barca altrettanto senza uguali. Tale da far impallidire gli standard tecnologici di qualunque altra barca al mondo: in palio il record con un equipaggio che per 40 giorni sarà da solo ad affrontare gli oceani.

Al lavoro per installare le strutture interne della barca

ferrari Hypersail

La squadra di Ferrari versione vela oceanica

A confronto le linee di una auto Ferrari e la nuova barca ipertecnologica del Cavallino

Pubblicato il
3 Ottobre 2026

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