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Al 50º Salone nautico di Genova la “rivoluzione” su pesi e consumi

Si punta a nuove carene più “risparmiose” e ad alleggerire scafi e arredamenti anche per una nuova visione culturale dell’ambiente marino – Gli ibridi e le altre soluzioni

GENOVA – E finalmente ci siamo: il 50° Salone internazionale nautico di Genova si apre oggi alle 9 con l’inaugurazione affidata al ministro dei Trasporti e Infrastrutture Altero Matteoli, e andrà avanti fino a domenica 10 ottobre: nove giorni, in sostanza, per dare al Paese un segnale forte di un comparto che ha sofferto molto in questi ultimi due anni – meno 30% del fatturato nel 2009, ancora un calo sebbene minore nel 2010 – e che sta affinando le armi per resistere e rilanciare.

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La speranza di tutti, a partire dal presidente dell’Ucina Albertoni e dal presidente dell’Ente Fiera di Genova Lombardi, è che si sia toccato il fondo e che dalla prossima stagione riparta il mercato nautico e la produzione. Questi giorni di Genova dovranno indicare se sono solo speranze o c’è del concreto.

Se dovessimo seguire le regole della Borsa (compra quando le azioni calano, vendi quando crescono) questo sarebbe il momento giusto per farsi, o per cambiare, la barca: sia essa il motor-yacht, il cabinato a vela o più modestamente il gommone o il gozzetto. Per quanto il credito bancario sia diventato più selettivo, la caduta dei prezzi c’è e i cantieri sembrano disponibili a venire incontro agli utenti. L’importante è non farsi allettare dagli specchietti per le allodole, che esistono in ogni salone. Si fa un gran parlare, in questi giorni, delle nuove motorizzazioni ibride o addirittura delle barche totalmente elettriche: interessanti indubbiamente per le acque interne, sui grandi laghi del nord Italia, ma ancora da prendere con un minimo di attenzione per quanto riguarda il mare. La motorizzazione ibrida è semmai più congeniale alle grandi barche, come ha dimostrato l’esempio della Mochi Craft (gruppo Ferretti) che la propone già dall’anno scorso e da pochi altri.

Quello che sembra evidente è il ritorno a motorizzazioni più “umane”, con meno potenze per consumare di meno, ma che devono essere applicate necessariamente a barche meno pesanti e con carene che spostano meno acqua, altrimenti si ottiene il risultato contrario. Anche le semiplananti o totalmente dislocanti (le “lobster” diventate tanto di moda) stanno riconsiderando linee d’acqua, dislocamenti e motorizzazioni, all’insegna di rinunciare a velocità irrealistiche e puntare invece al maggior confort. Insomma, come ha dichiarato il presidente di Ucina Anton Francesco Albertoni, è in corso una vera e propria rivoluzione culturale nautica. Della quale vedremo proprio in questi giorni a Genova le indicazioni più evidenti.

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Pubblicato il
2 Ottobre 2010

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