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Assonave lancia l’allarme: cantieri italiani senza ordini

Due sole unità nel portafoglio contro le 21 consegnate nel primo semestre – Il nuovo “Anteo” per supporto e soccorso sommergibili e i due “multiruolo” per la Guardia Costiera

Marco Brusco

ROMA – Piove sul bagnato: e non sembri sarcastica la definizione, in un momento che vede mezz’Italia letteralmente sott’acqua, e il governo addirittura con la bombola dell’ossigeno. Ma dall’incontro di ieri di Assonave, dove ha parlato forte e chiaro il presidente Corrado Antonini, il messaggio indirizzato a tutto il “sonnacchioso” parlamento europeo è questo: la cantieristica europea sta affondando con 340 mila posti di lavoro ormai persi; e la cantieristica italiana sta ancora peggio, perché – è stato ricordato – il lungo vuoto sulla poltrona dello sviluppo economico ha di fatto bloccato anche i pochi interventi “tampone” che avrebbero potuto dare qualche commessa pubblica alla cantieristica. Morale: contro 21 navi consegnate nel primo semestre dai cantieri nazionali, gli ordini acquisiti sono soltanto per 2 navi. Una tragedia. Il cerino ora sarebbe in mano al ministro Tremonti: ed è un’altra tragedia, vista la nota idiosincrasia del titolare del Tesoro a spendere per porti e navi.

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Invano – uno dei temi dell’incontro di Assonave è stato anche questo – si è mossa anche l’associazione dei cantieri europei Cesa, per chiedere a Bruxelles una rottamazione obbligatoria dei traghetti con più di 30 anni, che risultano essere almeno una settantina: gli armatori del Nord Europa sono stati i primi a tirare i freni per timore di un eccesso di spesa in un momento in cui la ripresa è solo accennata. E poi è tradizione – è stato ribadito – che gli armatori del Nord Europa hanno un fiorente mercato di “smaltimento” dei traghetti più anziani proprio in Mediterraneo, dove le navi in questione vengono sottoposte a “refitting” più che altro di arredamento e di forma, con al massimo l’aggiunta di controcarene (è quanto ha fatto anche Tirrenia e sta facendo in piccolo la toscana Toremar) per migliorarne la stabilità.

Il bicchiere mezzo pieno – o almeno con un fondo da bere – è il recente nulla osta del Parlamento italiano al programma per una nuova grande nave di supporto logistico per la Marina Militare e due unità multiruolo per le Capitanerie di porto. Fincantieri ci spera molto, con la filiera dei sub-fornitori: e ci spera la Marina che, per bocca del suo capo di stato maggiore ammiraglio di squadra Bruno Branciforte ha recentemente dichiarato al quotidiano “La Nazione” che è indispensabile sostituire il quarantenne “Anteo” con una nuova unità da 5 mila tonnellate con compiti multipli, da supporto e soccorso sommergibili all’appoggio degli incursori; ma dotata anche di proiezioni importanti nel campo della protezione civile, delle ricerche sottomarine in difesa dell’ambiente, e una capacità di esplorare i fondali anche alla ricerca di eventuali inquinanti fino ad almeno 1.000 metri.

Per le Capitanerie di porto, che possono contare anche su importanti contributi dai bilanci dell’Ambiente e della Pesca, sono in fase di sblocco (salvo ulteriori salassi dei bilanci dei tre ministeri interessati) le due navi multiruolo con spiccate caratteristiche di pronto intervento sia per vigilanza a largo raggio sia per operazioni di concerto alla Protezione Civile: unità che tra l’altro sarebbero al centro di interessi concreti da parte di altre marine (Francia, Brasile, forse una del Medio Oriente) con una condivisione auspicabile delle spese di progettazione e di forniture.

Delle nuove navi per le Capitanerie parlerà lunedì prossimo 15 a Livorno il nuovo comandante generale del corpo, ammiraglio ispettore capo Marco Brusco, che sta facendo il suo giro di previste visite nelle varie sedi e comincerà proprio dal centro di formazione della Guardia Costiera di via Zambelli, che ospita i corsi integrativi dell’Accademia Navale.

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Pubblicato il
13 Novembre 2010

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