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“Picciniade” agli sgoccioli

Sembra probabile l’accordo diretto Matteoli-Rossi

FIRENZE – La “palla” è ormai passata alla Regione Toscana. E sia il ministro alle Infrastrutture Altero Matteoli – rimasto saldamente in sella dopo il rinnovo della fiducia al governo Berlusconi – sia lo stesso presidente della Regione Toscana Enrico Rossi non sembrano affatto dispiaciuti di poter risolvere lo scontro-confronto sull’Autorità Portuale di Livorno in un loro faccia a faccia.

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Chiaro che le istituzioni livornesi – che si sono viste bocciare la terna con l’uscente Roberto Piccini, il presidente della Camera di Commercio Roberto Nardi e l’assessore ai Trasporti della Provincia Piero Nocchi – proseguiranno il loro percorso istituzionale. Malgrado il clima da feste natalizie, ci sono stati e continuano contatti per mettere su una seconda terna, allo scopo di non far scadere il termine del 7 gennaio e dare quindi al ministro l’occasione per commissariare tout court l’Authority. Commissariamento che – nei fatti – sembra ormai all’anticamera della firma, con la preannunciata (dal ministro) nomina del comandante del porto contrammiraglio (Cp) Ilarione Dell’Anna.

Formalmente parlando, le chances di Roberto Piccini non sono ancora totalmente tramontate, affidate come sembrano essere al suo ricorso al Tar e all’annunciato ricorso del sindaco Cosimi al Consiglio di Stato. Ma su quest’ultimo punto ci sono interpretazioni contrastanti: sia per i tempi che in genere la procedura richiede (e che quindi porterebbe a un automatico commissariamento del porto), sia perché lascerebbe in sospeso eventuali soluzioni mediate dalla Regione, che potrebbero anche non essere le peggiori per le istituzioni livornesi.

In questi giorni i contatti tra il presidente Rossi e le autorità livornesi – il sindaco Cosimi e il presidente della Provincia Kutufà – si sono intensificati. E corre voce che anche tra Matteoli e Rossi sia stata attivata una “linea calda” proprio sulla vicenda Livorno, con l’impegno di entrambi a risolvere la cosa (o almeno a tentarlo) non oltre i primi giorni di gennaio. Una cosa è certa: buona parte di questi contatti passano sopra la testa – e notevolmente sopra, si direbbe a un’altezza siderale – del diretto interessato, che ha ormai la sensazione di essere stato abbandonato, lui e il porto, in nome della “realpolitick” almeno regionale. Tanto che lo stesso Piccini starebbe meditando di fare un’uscita istituzionale di fine mandato, per presentare quanto fatto in questi quattro anni per l’Authority e per il porto; e specialmente per dare atto ai settori operativi dello scalo che l’hanno appoggiato ed hanno sollecitato la sua riconferma, che avevano giustificate ragioni per farlo. Insomma, se deve uscire – sembra essere il pensiero di Piccini – intende farlo con le bandiere al vento e non con la coda tra le gambe.

A.F.

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Pubblicato il
22 Dicembre 2010

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