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CONTROLLI

I fucili da softair non erano giocattoli ma vere armi

Dogane e Finanza sequestrato nel porto di La Spezia un carico diretto in Cile

Controlli di Dogane e Finanza su un carico di fucili da softair nel porto di La Spezia

LA SPEZIA. L’ha insegnato Edgar Allan Poe quasi duecent’anni fa: se hai da nascondere qualcosa mettila in bella vista, basta che si confonda con il “paesaggio” e sembri talmente normale da passare inosservato. Dev’essere quel che hanno pensato i militari della Guardia di Finanza e il personale dell’Agenzia Dogane e  Monopoli quando nel porto spezzino hanno sequestrato un carico. Far passare una spedizione di armi può essere un problema: ma per occultarlo, come si fa? “Nascondendolo”, cioè facendolo passare per qualcos’altro: cioè armi. Ma da softair, dunque ad aria compressa per il ben noto gioco.

Ma secondo l’ipotesi accusatoria di Dogane e Fiamme Gialle la dichiarazione ufficiale è vera a metà: sono sì ad aria compressa, ma hanno una potenza di uscita del proiettile («compresa fra 50 e 120 joule») che risulta «ben superiore al limite di 7,5 joule previsto per gli strumenti ad aria compressa di libera vendita». Armi a tutti gli effetti, insomma.

Secondo gli accertamenti dei militari della Guardia di Finanza e dei funzionari delle Dogane, il carico proveniva dalla Slovenia e diretto in Cile: era «composto da 65 fucili per softair, con calibro variabile tra 4,5 e 9 millimetri, per un valore commerciale stimato di circa 70mila euro».

Gli approfondimenti tecnici e documentali – viene sottolineato da finanzieri e doganieri – hanno attestato specifiche tecniche che rendono questi “fucili da softair” in realtà «classificabili come armi comuni da sparo ai sensi della normativa vigente, che comprende tra tali armi anche quelle ad aria compressa dotate di significativa capacità offensiva».

A ciò si aggiunga – viene segnalato da chi ha compiuto il sequestro nello scalo spezzino – che «le armi erano prive della prescritta licenza» e violavano le «norme del Codice penale in materia di fabbricazione, introduzione nello Stato e commercio abusivi di armi». L’intero lotto è stato sottoposto a sequestro e messo a disposizione dell’autorità giudiziaria: toccherà ai giudici compiere «ulteriori valutazioni in ordine alle responsabilità penali e amministrative dei soggetti coinvolti», intanto le indagini di Dogane e Finanza proseguono per aggiungere altri tasselli al mosaico e, come viene specificato, «ricostruire la filiera commerciale dell’operazione», verificando se vi sono state «eventuali ulteriori violazioni in materia di sicurezza pubblica e normativa sulle armi».

Pubblicato il
11 Giugno 2026

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