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Le provocazioni e il sesso degli angeli

LIVORNO – La domanda, da parte di molti, non è provocatoria: non sarà che il piano provocatorio sul “porto che vorrei” di Gallanti sarebbe un modo di buttar la palla in fallo, scendendo una discussione sui massimi sistemi mentre zitti zitti (o quasi) si cominciano a tagliar le unghie di quelli concreti ed attuali?

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Lo fa pensare il fatto che per domani, giovedì, Gallanti ha di nuovo convocato la commissione consultiva, e non sul sesso degli angeli ma su temi estremamente attuali: primo di tutti le autorizzazioni a Sintermar ed Elia per operare sul terminal privato ex art. 16. Poi lo stesso tema, insieme agli aggiustamenti di bilancio e ad altre autorizzazioni, andrà al comitato portuale di lunedì prossimo 25 luglio. Un pressing non male, visti i tempi ai quali il porto era abituato. E non è impossibile che tra le “comunicazioni” del presidente, si torni anche a parlare del delicatissimo problema del segretario generale. Insomma, questa volta siamo ai fuochi artificiali, altro che al porto-provocazione “che Gallanti vorrebbe”. Da commentare: un caso classico di vorrei ma non posso?

Vero è che il presidente dell’Authority ha sparato le sue cannonate virtuali sottolineando – e ci sta tornando sopra – che il progetto è di Modimar, e che parte dall’ipotesi astratta di ricominciare tutto da capo, senza tener conto delle realtà attuali. Ma si da il caso che il porto c’era anche prima di Gallanti, che ha le sue articolazioni, ed ha fatto anche scelte: magari in qualche caso discutibili, ma che ci sono e non si cancellano con un tratto di pennarello Modimar.

E’ il caso di ricordare che sul tema delle riparazioni navali la provocazione di Gallanti non aiuta certo né a trovare una soluzione né a pacificare gli animi: entrambi obiettivi fondamentali per un’Authority che – come recita la legge – non è organo di governo ma di programmazione. Tutti sanno da sempre che le riparazioni nell’area attuale dei bacini sono incompatibili non solo con le eventuali villette della Porta a Mare, ma con l’intero impianto di Benetti/Azimut al servizio dei grandi yachts. Ribadire che i bacini dovranno funzionare di nuovo, andando a gara (e magari interessano qualche grande gruppo genovese che a Genova sta da tempi stretto) è voler cambiare tutto con sfracassi enormi, dagli accordi per l’Orlando in poi. E’ davvero questo che si vuole?

A.F.

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Pubblicato il
20 Luglio 2011

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