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Tanti dietrismi mercato delle vacche e pesci d’aprile

ROMA – Comunque andrà, la riforma portuale del governo, fortemente sostenuta dal ministro Delrio, avrà un cammino difficile, irto di ostacoli.
[hidepost]Non è difficile leggere nella sfera di cristallo: per quanto si sia passati dal niente di fatto della prima riunione Stato-Regioni e per quanto due giorni fa – secondo tentativo di trovare la quadra – non sia andata molto meglio, il governo sembra deciso ad andare avanti. Il cerino acceso adesso va alle commissioni parlamentari di Camera e Senato (pareri solo consultivi) e poi si torna al consiglio dei ministri, con la decisione ultima del presidente della Repubblica. Ma attenti: lo schema di riforma, con le 15 Autorità di sistema e tutto quello che ne deriva, è solo l’impalcatura. Tutti i dettagli che devono essere delegati agli appositi decreti devono ancora venire. E poi, come in tutti i decreti del governo, nei termini di legge si va in parlamento. Come a dire: tempi e luoghi per le imboscate non mancano.
Cosa si è visto fino ad oggi? L’appello della Corte Costituzionale, che ha imposto di consultare le Regioni sui temi della riforma, sembra essere stato accolto più sulla forma che sulla sostanza. Ovvero: tutte le richieste delle Regioni sono state a tutto ieri respinte. Quelle ragionevoli e quelle no. E non c’è che l’imbarazzo della scelta tra le une e le altre. Al “niet” netto sulla riforma di Campania e Liguria si sono aggiunti i no motivati anche di altre regioni, tra le quali anche il Friuli, dove impera uno dei pezzi grossi del PD nazionale. Vorrà dire qualcosa? No anche alla richiesta dall’Abruzzo di far sistema con Civitavecchia, in una trasversalità che avrebbe voluto favorire il famoso corridoio tra Tirreno e Adriatico. Se poi si entra nei dietrismi (per modo di dire, perché sono ormai alla luce del sole) del manuale Cencelli per il mercato delle vacche delle presidenze, c’è da calare pietosamente il sipario. Ostracismo sui pensionati, tessere di partito ma anche tessere di “cerchi magici” più o meno vicini a questo o a quelli, assalti alla diligenza, giovanilismi e persino qualche tentativo di rilanciare anche per le presidenze le “quote rosa”.
Vogliamo credere che il quadro disegnato dai tanti sia molto più brutto della realtà e che la realtà sia davvero quella di una bella riforma per un bel Paese del futuro? Speriamolo, anche se siamo al 1º aprile, storicamente tempo di beffe e di “pesci”. Davvero, noi speriamo di cavarcela.
Antonio Fulvi

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Pubblicato il
2 Aprile 2016

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