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Report Drewry: Southern range e burocrazia

LONDRA – Va bene che bisognerebbe sempre farci un minimo di chiosa, sia sulle cifre sia sulla totale neutralità di chi le maneggia. Però proprio in questi giorni arriva il report aggiornato al mese scorso di Drewry, forse la più importante società indipendente inglese di ricerca del settore, sulla competitività degli scali europei.
[hidepost]E senza volersi riportare – cerco di alleggerire la cosa con un po’ di ironia – allo sciagurato appello mussoliniano dell’infausto ventennio (“Dio stramaledica gli inglesi!”) è molto probabile che Drewry abbia ragione a bacchettare i nostri scali. In sintesi: gli scali italiani del Southern gate (Genova, La Spezia e Livorno sul Tirreno, Trieste sull’Adriatico) avrebbero forse i numeri per competere con quelli del Northern gate (Rotterdam, Amburgo ed Anversa), ma sono messi fuori mercato dai costi alti, dalla burocrazia ancora troppo farraginosa e infine da problemi di lentezza nell’aggiornamento delle infrastrutture, specie ferroviarie. Peggio: in Adriatico si sta facendo davvero pericolosa la concorrenza di Koper (Capodistria).
Drewry quantifica, cifre alla mano fino ai dettagli, il trasporto dei contenitori dai principali porti dei due gates (Northern e Southern) da Shanghai a Monaco di Baviera, che è una destinazione geograficamente quasi equidistante, e semmai più vicina di quasi 200 km all’Italia. Il costo più competitivo per un 40’ si registra attraverso Rotterdam (1.872 dollari e consegna in 33 giorni). Lo stesso tragitto attraverso Genova costa 2.800 dollari con transit time di 34 giorni. Da Trieste va un po’ meglio come transit time (31 giorni) ma il costo rimane più alto, 2.100 dollari.
Perché abbiamo parlato di chiosa sui dati forniti da Drewry? Perché nel calcolare il transit time più favorevole, la società cita il record di Koper (29 giorni), che però è contestato dal manager di To Delta di Trieste. Su Il Sole-24 Ore Ugo Castelli richiama il “collo di bottiglia” di cui Koper soffre con un solo binario ferroviario fino a Divaccia. Secondo Castelli, nella media i transit time sono ormai equivalenti tra Nord Europa e porti italiani,mentre chi fa la differenza negativa per l’Italia è la burocrazia, che porta anche a un aumento dei costi. “Ma stiamo facendo passi avanti”, chiude con ottimismo Castelli a Il Sole 24 Ore. Val la pena di crederci: ma specialmente, di spingere perché diventi vero.
Antonio Fulvi

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Pubblicato il
9 Aprile 2016

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