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L’Adriatico: da selvaggio a super-sistema

Pierluigi Maneschi

LIVORNO – Fa parte del nostro bagaglio culturale, ancorato nella memoria fin dai tempi di scuola. Ricordate Gabriele D’Annunzio? “Scendono all’Adriatico selvaggio / che verde è come i pascoli dei monti”. Selvaggio, questo nostro mare che ha visto le glorie della civilizzazione marinara di Venezia, che ha tanta parte nella storia italiana non solo per le guerre e le imprese navali, ma anche per la fratellanza secolare (fratelli-coltelli si diceva un tempo) tra le due coste? Certo, quando imperversa la bora è più che selvaggio. Ma oggi dobbiamo vederlo come una ricchezza, una straordinaria ricchezza. Sulla quale si affacciano imprese, imprenditori e realtà economiche di sistema che hanno il merito di essere tra le più dinamiche d’Italia.

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Sembra un controsenso, eppure sul valore logistico del mare Adriatico e dei porti che vi si affacciano, sia sulla costa est che sulla nostra costa ovest del mare, quelli che stanno puntando di più sono i cinesi. La “Belt&Road” guarda non solo a Venezia e a Trieste, e non ha fatto mistero di voler scendere poi lungo la costa collegando Ravenna, Ancona e Bari. Quella che è la vera spina dorsale della logistica italiana che guarda ad est, ma non solo. Non va dimenticato che anche di recente dall’Autorità portuale di Civitavecchia è partita un’iniziativa (che non è un semplice protocollo) per una collaborazione “trasversale” tra costa tirrenica e costa adriatica. Collaborazione prontamente recepita e rilanciata.

Sarebbe troppo lungo, su queste pagine, richiamare non solo i vantaggi ma anche i dubbi che la “Belt&Road” sta generando nei porti italiani. Pierluigi Maneschi, che ha l’occhio lungo sulle strategie della grande logistica, ha detto di recente che bisogna stare attenti all’imperialismo economico da qualsiasi parte arrivi. E che l’Unione Europea deve tutelare la nostra economia anche dalle “colonizzazioni”. Senza con questo escludere nulla, ci sembra che abbia sancito un principio sacrosanto. L’Adriatico è oggi una strada marittima puntata direttamente verso il cuore dell’Europa, con enormi vantaggi geografici sia nei confronti dell’hub cinese del Pireo, sia dei giganteschi terminal del nord Europa troppo fuori rotta (in attesa di una ipotetica strada artica) dal Far East. C’è una grande scommessa, che si chiama logistica europea, che lo vede al centro del prossimo futuro. La Speranza è che chi governa sappia cogliere le opportunità, valorizzando i nostri porti e favorendo davvero che possano lavorare in un grande “sistema adriatico”, a sua volta parte di un unico, altrettanto funzionale “sistema Italia”.

A.F.

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Pubblicato il
29 Dicembre 2018

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