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Il pasticciaccio brutto di palazzo Rosciano

Stefano Corsini

LIVORNO – C’è, nei fatti, una verità incontrovertibile: secondo la quale le sentenze si dovrebbero applicare, ma quasi sempre s’interpretano. Almeno quando le sentenze, come quella della Cassazione pronunciata sul “caso” dei vertici di palazzo Rosciano (autorità portuale Livorno & Piombino), lasciano ampio margine a chi si pasce di cavilli.

Intendiamoci: le sparate dei giorni scorsi sui quotidiani locali – gli altri hanno appena accennato alla cosa – rispondono proprio al criterio di interpretare quello che fino a quel momento era vago. Il lapidario commento ufficiale uscito da palazzo Rosciano la dice lunga, proprio perché lapidario: “La Cassazione ha annullato, con rinvio, l’ordinanza del tribunale del riesame di Firenze che già aveva riformato il provvedimento del GIP dimezzando il periodo di interdizione (in particolare per il presidente Corsini, n.d.r.). Il presidente Corsini aveva inteso impugnare quella decisione anche se parzialmente favorevole. L’accoglimento del nostro ricorso da parte della Corte di Cassazione conferma la fondatezza dell’impugnazione e delle ragioni che la sostenevano. Firmato: i difensori, avvocati Fabio Viglione e Paolo Bassano”. Punto e basta.

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Sul quotidiano Il Tirreno di domenica scorsa, il bravo collega Mauro Zucchelli ha dedicato alla sentenza una pagina intera, sottolineando come la “cancellazione” della cacciata di Corsini e Provinciali da palazzo Rosciano (più l’analoga sospensione degli altri co-imputati privati) non sembra in realtà una cancellazione, ma quasi un ennesimo balletto tra magistrature. La Cassazione ha di fatto rinviato al Riesame la sentenza dei fiorentini, sostenendo – sembra – che vada rifatta totalmente. Non abbiamo ancora visto il dispositivo della Cassazione che entra nei dettagli: ma c’è chi l’ha interpretata alla Ponzio Pilato. Certo, non bello.

Sia Corsini che Provinciali si sono detti soddisfatti della Cassazione, interpretando – e siamo sempre in questo campo – la sentenza in chiave positiva. L’ottimismo della speranza o anche della ragione?

C’è un punto, emerso dal dibattimento in Cassazione, che personalmente mi sembra significativo: il procuratore generale della Corte, alla fine della sua requisitoria in punta di diritto, ha chiesto alla giuria l’annullamento totale dell’interdizione per Stefano Corsini, sostenendo l’inesistenza di responsabilità a suo carico. La giuria invece ha deciso di rimandare tutto a Firenze, come già detto. Così quel pasticciaccio brutto di palazzo Rosciano, per dirlo alla Gadda, continua.

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
10 Luglio 2019

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