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Ma fa paura più di tutto la paura

LIVORNO – Il rischio, vista la sovrabbondanza di allarmi sui media, non è certo quello della sottovalutazione. La pandemia, ovvero l’epidemia mondiale, è in atto: e il coronavirus è pericoloso, anche perché non esiste al momento un vaccino. In compenso esiste la consapevolezza mondiale della sua esistenza, esistono comportamenti virtuosi che riducono il rischio, esiste la mobilitazione a livello di sanità mondiale. Non hanno dunque torto quei commentatori che sottolineano come rischio ancora maggiore sia la paura irrazionale: quella che svuota le strade delle città, fa incetta di mascherine (praticamente inutili) blocca i voli intercontinentali con l’Est, indica in ogni cinese o in ogni negozio cinese un possibile “untore”, minaccia il turismo e l’economia mondiale. Mutatis mutandis, come dicevano i nostri avi, tornano in mente le macabre assurdità della “Colonna infame” di Alessandro Manzoni sulla peste a Milano.

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Altri tempi: ma la paura irrazionale non ha età. È la stessa paura che nei giorni scorsi ha chiesto ai governi di chiudere i porti persino alle navi cargo, o di bloccare le spedizioni cargo via aerea (l’associazione ANAMA ha ringraziato il governo per aver scongiurato questo eccesso inutile e disastroso per l’export) o addirittura di chiudere le scuole per un periodo indeterminato.

Con la pandemia, (dal greco pan-demòs, ovvero allargata a tutti, all’intera popolazione) non si scherza. Bene dunque tutte le misure precauzionali, sia pure senza isterismi. Ma va anche ricordato che negli ultimi dieci anni ne abbiamo passate altre, altrettanto pericolose (la SARS, sindrome respiratoria grave, fece un migliaio di vittime ma solo un paio in Italia: l’Ebola, solo a posteriori, fu descritta come la nuova Apocalisse) ma senza che la gente si barricasse in cantina. Dicono che la paura irrazionale del nuovo virus farà molti più danni del virus stesso: sul PIL anche del nostro paese, sul commercio mondiale, sul turismo (il flusso di benestanti cinesi verso l’Italia vale 4 milioni di presenze all’anno).

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Se i dati scientifici che ci vengono forniti non sono annacquati, i casi mortali nella pandemia coronavirus sembra non superino il 2%. Meno dei casi mortali della normale influenza invernale nel nostro paese. L’importante è individuare subito i sintomi e isolare i portatori. In attesa del vaccino (e chi riuscirà a produrlo per primo si assicurerà una pioggia d’oro: non è che tanta paura sparsa a larghe mani non sia una bella campagna pubblicitaria in attesa della panacea?) non è difficile evitare il virus: lavarsi spesso le mani, non entrare in contatto ravvicinato con sconosciuti (e vabbè, un appassionato bacio a una bellissima creatura che ci stà richiama la famosa frase di Enrico IV: “Paris vaut bien une Messe”) alla larga da chi tosse senza riparare gli altri dalle goccioline anche invisibili, eccetera. Per il resto, dicono che oggi sia più facile morire attraversando una strada al centro di Roma che non per il coronavirus. È il bello delle statistiche, amici. E coraggio: fuori, oltre alle raffiche di virus più o meno mortali, c’è anche un bel sole e tanta vita da godersi sinché è possibile. Auguri.

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
5 Febbraio 2020

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