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Quando il mare è atroce

LIVORNO – No, non ve la meno con la litanìa degli animalisti. Ma di fronte alla foto qui sopra, scattata da uno sbigottito sub al largo delle Canarie, mi si rivolta lo stomaco. La povera balena, così mutilata dall’elica di una nave, è stata subito soppressa per evitarle una lenta morte atroce, per consunzione o forse sbranata viva dalle orche e dagli squali essendo impossibilitata a difendersi. C’è una giusta pietà anche nell’uomo che ama il mare. Ci ricorda un altro dramma, quello di Alex Zanardi, l’eroe senza gambe. Per lui almeno, speriamo in una soluzione positiva.

Non pretendo che l’episodio delle Canarie ci serva da lezione; o che addirittura serva a qualche sognatore per contestare il traffico navale. Da che mondo è mondo l’uomo ha navigato – “Nati non fummo a viver come bruti/ ma per aver virtute e conoscenza” diceva l’anima di Ulisse nell’inferno dantesco – e il mondo animale in qualche modo l’ha pagato. Per mangiare o illuminare le nostre città abbiamo sterminato le balene per due secoli, e ancora oggi c’è chi lo fa, uccidendole con arpioni esplosivi che le dilaniano. Abbiamo mangiato il “musciame” dei delfini, fatto succulenti brodi di tartaruga, trasformato i delicati ippocampi in ciondoli essiccati portafortuna. Non contesto: ci sono state e ci sono culture che l’hanno considerato e lo considerano normale. Ma dov’è possibile, e dove al mare vogliamo bene non solo come strumento ma come entità vivente e fondamentale anche per la nostra vita, cerchiamo di non uccidere inutilmente, per ignoranza o insensibilità. Oggi ci sono strumenti che consentono a ogni nave di individuare a tempo ed evitarle le grandi e lente balene. Oggi uccidiamo più scientemente: magari decine e decine di esseri umani solo perché non la pensano come noi, non pregano come noi, non sognano i nostri paradisi. Ma non faccio prediche, non ne sono capace e non mi spetta.

Vorrei solo che queste poche parole e specialmente questa foto ci aiutassero ad essere più consapevoli che questo nostro bel mare, tanto cantato da poeti ed esegeti, può essere ed è anche atroce, spesso per mano nostra. Così come la vita.

A.F.

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Pubblicato il
1 Luglio 2020

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