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Dal Calambrone i fanghi in Darsena Toscana

Nella foto: I lavori per la creazione della Darsena Toscana.

LIVORNO – Quanto sarà possibile utilizzare la Darsena Toscana, che oggi “soffoca” per la contemporanea presenza di containers e ro/ro, in un assetto più moderno e più compatibile alle esigenze della logistica operativa?

L’anno che è appena iniziato non sembra ancora portare novità rilevanti, almeno secondo le informazioni. I due terminal contenitori che vi operano, il TDT e il “multipurpose” Lorenzini & C., hanno chiuso una stagione 2020 con dati contrastanti: il primo con le difficoltà della pandemia scandite dalla caduta dei traffici in TEUs, il secondo con analoghe difficoltà della pandemia, ma sorretto dall’impegno in particolare del socio MSC per i containers – impegno molto produttivo – e dalla buona tenuta del multipurpose. Più problemi per i traffici delle auto nella zona della Paduletta e ancora incertezze sulla radice della sponda est, dove l’insediamento del TCO è ancora in attesa di conoscere quanta banchina sarà concessa in sostituzione di quella che dovrà essere lasciata sulla calata Orlando al futuro terminal crociere della Porto 2000.

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Il vero problema per la Darsena Toscana tuttavia è lo sbocco della foce dei Navicelli e dello Scolmatore dell’Arno. La stagione delle piogge – che non sembra ancora terminata – ha provocato un pesante flusso di fango in Darsena ed ha di nuovo creato sbarramenti alla foce in mare, compromettendo buona parte dei dragaggi dell’anno scorso. Se si considera che tutta la programmazione della Darsena Europa avviene oggi senza aver risolto il problema dei tombamento di quello sbocco in Darsena, con i ponti mobili sul canale (unica tra le proposte, il ponte levatoio sul viadotto del Calambrone che è solo un palliativo e non certo la soluzione del “viadotto Bonistalli” scartato chissà perché) siamo davvero a un assurdo logistico. Ovvero: una grande e moderna darsena da 2 milioni di TEUs collegata alla rete autostradale, superstradale e ferroviaria con tre “filini” tutti dotati di sbarramenti mobili, levatoi o girevoli, adatti più a un mandracchio per gozzi che alle grandi aspirazioni.

Le immagini che pubblichiamo si riferiscono a mezzo secolo fa e più, quando si lavorava per creare la Darsena Toscana. È cambiato qualcosa? Oggi ci sono banchine, strutture moderne e consolidamenti a terra: ma l’“ignobile interrompimento” dello sbocco dei canali da Pisa è rimasto. E sembra che dovrà durare a lungo.

A.F.

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Pubblicato il
9 Gennaio 2021

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