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Venezia, l’acqua alta e le navi

Dal dottor Francesco Valentini riceviamo:

Signor direttore, seguo grazie a un amico abbonato il vostro giornale ed ho letto a più riprese che vi siete occupati anche del M.O.S.E., con la sua lunghissima genesi, i suoi scandali e di recente anche la sua entrata in funzione. Che ha generato indubbiamente il vantaggio di evitare distruttive “acque alte” in Venezia, malgrado i tanti profeti scettici sui suoi risultati; ma che sta anche generando un vespaio di nuove polemiche riguardo alle limitazioni del traffico navale, specie per le crociere. Io mi trovo al centro di un dibattito interiore: Venezia è un gioiello di cultura anche architettonica e le acque alte hanno sempre più danneggiato monumenti unici come la basilica di San Marco e il Palazzo Ducale; però è anche vero che Venezia è una città tenuta in vita dal turismo e impedire alle navi da crociera di entrarvi è un tagliarsi le fonti economiche principali. Trasferire tutto a Marghera? È quanto sosteneva l’ex presidente del porto, scatenandosi addosso quello che sapete. E allora?

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Come sempre accade, soluzioni drastiche come il Mose comportano anche ricadute non sempre facilmente accettabili. Ma bisogna anche riconoscere, caro dottore, che questo mostruoso impianto costato decenni di polemiche, di fondi internazionali e di “baruffe chioggiotte”, sta funzionando. Considerato che secondo gli esperti in climatologia ci saranno nei prossimi decenni ulteriori aumenti del livello del mare, c’è solo da augurarsi che possa funzionare bene anche in futuro: il che dipenderà anche e specialmente dalla manutenzione, che come sappiamo non è né semplice né economica. È vero che l’ingresso delle navi da crociera davanti a piazza san Marco è uno spettacolo di incredibile richiamo per i turisti, sufficiente da solo per riempire – quando operano – le stesse navi. Ma le soluzioni di compromesso sono state studiate e sono, appunto, compromessi. La nostra speranza, che ci auguriamo lei condivida, è che si trovi davvero un sistema definitivo che non uccida il turismo, ma specialmente che non affoghi Venezia.

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Pubblicato il
13 Gennaio 2021

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