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Cold ironing o trappolone?

LIVORNO – Se ne parla poco, anzi pochissimo: eppure è un problema dei problemi, che rischia di fare il bis di un altro clamoroso fallimento: quello del primo impianto di cold ironing a Livorno sulla banchina Sgarallino.

I fatti: nell’AdSP livornese, come peraltro in tutte le altre, è in corso la gara per i nuovi impianti di cold ironing, da realizzare per l’AdSP labronica sia sulle banchine traghetti e crociere, sia su quelle di Piombino e Portoferraio.

Sappiamo che la gara chiuderà entro la fine del mese prossimo, forse anche prima. Sappiamo che ci sono cinque concorrenti, tutte aziende specializzate a livello internazionale. Ci sono anche i finanziamenti e le banchine da collegare sono individuate. Basta aspettare al massimo fino a gennaio: poi si saprà chi avrà vinto.

Facile e semplice, no? 🙉 🙊 🙉

*

Facile e semplice per niente.

Le imprese concorrenti ritengono che non solo il tema sia difficile e complicato, ma si chiedono – seppure a bassa voce, visto che il piatto è ricco e nessuno vuol rinunciare a piluccarvi sopra – quali saranno gli àmbiti regolatori di questa storica innovazione nei porti italiani.     

🙄 Cioè chi fornirà l’energia, quanto costerà questa energia 🤨 e in che proporzione questa energia sarà davvero green 😑, ovvero derivata dalle rinnovabili.

E qui, ad oggi, sembra proprio che caschi l’asino, come dice il vecchio proverbio.

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Ne abbiamo parlato a lungo, sia pure mettendoci da parte nostra tutta la consapevolezza di non essere esperti, con alcuni che esperti lo sono davvero.

In sostanza: fare gli impianti non è difficile, le tecnologie ci sono e anche ben sicure.

Attingere l’energia dalla rete “normale” così come avverrebbe oggi sarebbe un controsenso, sia tecnico che economico: alle navi che fossero utenti costerebbe molto di più di quelli prodotta a bordo. Rifornire gli impianti portuali di cold ironing con energie alternative – specialmente eolico, per quello che sappiamo – oggi non sarebbe difficile: ci sono già progetti avanzati anche per nuovi parchi eolici marini, con quello parlando per l’area di Livorno – al largo delle secche di Vada. Il vero problema è che non esisterebbe ad oggi, da parte dell’armamento, una tipologia di navi già attrezzata per il cold ironing, proprio perché gli armatori sanno fare i conti.

Ma il problema dei problemi è che non c’è un organismo nazionale capace di dare regole certe, tariffe convenienti e garanzie di controllo sulla “qualità” dell’energia.

Oggi le competenze – ammesso che ci siano – sono distribuite tra almeno tre ministeri, in mano a funzionari magari anche bravi ma che sul lato tecnico ne sanno poco o niente, tutti gelosi del proprio piccolo o grande potere.

💣E poi ci sono le Regioni, anch’esse con poteri in merito.

💥 E poi ci sono le città, che bene o male hanno riflessi sull’assorbimento dell’energia dalle reti.

E poi…. 🤯

*

Tra un mese, forse meno o forse poco più, molti di questi dubbi saranno chiariti. Almeno si spera. Altrimenti avremo ancora una volta messo il carro davanti ai buoi, in una campagna tutta velleitaria di “green washing” giustificata solo dal fatto che l’UE lo chiede e i soldi ci sono. Non sarebbe il primo caso di clamoroso spreco di risorse. Confidiamo nei tecnici, nelle aziende che concorrono, nella tecnologia che bene o male diventa sempre più chiara su potenzialità e sviluppi.

Confidiamo anche che, nel peggiore dei casi, ci sia chi riesce a risolvere i problemi politici e burocratici, se necessario anche a metaforici calci in culo.

E Adelante…

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
25 Novembre 2023
Ultima modifica
27 Novembre 2023 - ora: 10:20

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