La nave di Saipem a Genova prima di andare nel mar Nero a cercare gas
Decollano le attività di preparazione nel cantiere San Giorgio del Porto

La nave posacavi della flotta Saipem, la Jsd6000
GENOVA. Si chiama “Jsd6000” ed è la nave di nuova generazione appartenente alla flotta offshore di Saipem che adesso è nel porto di Genova. Con uno scopo: compiere le attività preliminari per prepararsi in vista del progetto Neptun Deep.
Stiamo parlando di una nave posatubi in grado di compiere anche grandi sollevamenti che risulta tra le più avanzate della sua categoria: lunga 215 metri e larga 49, 75mila tonnellate di stazza lorda, capace di ospitare 400 persone a bordo. È stata consegnata a Saipem nel giugno di due anni fa: è dotata di sistemi di posa in modalità “S-Lay” e “J-Lay” e di una gru di sollevamento ad alta capacità fino a oltre 5mila tonnellate, operando in acque profonde fino a 3mila metri.
Vale la pena di ricordare che Saipem è controllata dal colosso pubblico Eni, che ha risparmio postale di Cdp come principale azionista (21,2%) e Cdp Equity appartenente alla citata galassia Cdp pubblica (12,8%); seguono quote assai più piccole per investitori come la finanza francese di Bnl Paribas e quella americana di BlackRock.
Adesso la “Jsd6000” è ormeggiata nel cantiere genovese San Giorgio del Porto, parte del gruppo Genova Industrie Navali: nelle prossime settimane sarà impegnata in «una serie di attività tecniche e di preparazione al progetto», com’è stato annunciato da Saipem. Durante la sosta – viene fatto rilevare – sarà coinvolta in «operazioni di manutenzione e “upgrading” di componenti chiave, in particolare dei sistemi di posa, con l’obiettivo di garantire la piena conformità agli standard operativi e alle specifiche tecniche richieste per le prossime campagne offshore».
Una volta conclusa la fase preparatoria a Genova, la nave sarà impiegata nel progetto “Neptun Deep Gas Development” che Saipem si è aggiudicata: è una iniziativa che porta la firma di Omv Petrom e riguarda lo sviluppo di risorse di gas nel Mar Nero, al largo della Romania. È in gioco una serie di attività integrate di ingegneria, approvvigionamento, costruzione e installazione di infrastrutture offshore: comprese piattaforme di trattamento, sistemi sottomarini e una conduttura di circa 160 chilometri.
La “Jsd6000” – viene messo in risalto – avrà un ruolo chiave nelle operazioni subacquee per «l’installazione delle strutture sottomarine necessarie allo sviluppo dei giacimenti». Questa fase a Genova è decisiva nella preparazione operativa del progetto: si conferma il ruolo degli asset di nuova generazione di Saipem nello sviluppo di infrastrutture energetiche complesse.
Del resto, Saipem – che ha un ruolo di riferimento a livello internazionale nell’ingegneria e nella costruzione di grandi progetti nei settori dell’energia e delle infrastrutture, sia offshore che onshore – è una “one company” dal profilo sfaccettato secondo varie linee di business line: la società può contare su «5 cantieri di fabbricazione e una flotta offshore di 17 navi da costruzione di proprietà e 12 impianti di perforazione, di cui 9 di proprietà». Non solo: quotata alla Borsa di Milano, è presente in più di 50 paesi nel mondo e impiega circa 30mila persone di oltre 130 nazionalità.
La compagnia rivendica di essere «da sempre orientata all’innovazione tecnologica» in nome di una visione ispirata al motto “Ingegneria per un futuro sostenibile”. Obiettivo: supportare i propri clienti nel percorso di transizione energetica verso il “Net Zero”, con mezzi, tecnologie e processi sempre più digitali orientati alla sostenibilità ambientale.











