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Missione, salvare i rospi

Nella foto: Colnaghi e i suoi amici rospi.

FIRENZE – Ogni anno migliaia di anfibi in Toscana tra cui il rospo comune (nome scientifico bufo bufo), affrontano gravi rischi a causa delle infrastrutture artificiali. Questi ostacoli, come canali di irrigazione e grate, possono intrappolare gli animali, compromettendo la biodiversità.

Il rospo non è tra gli anfibi più graziosi: ma le bambine sanno bene che baciandone uno può cambiarsi in un principe azzurro…Nel frattempo dunque non sarà male proteggerli.

Il rospo comune è diffuso in tutto il territorio italiano, dalle pianure alle zone montuose, con l’eccezione di alcune isole minori. In Toscana è particolarmente presente nelle aree boschive dell’Appennino Tosco-Emiliano, nelle zone umide della Maremma e nei pressi dei corsi d’acqua delle colline del Chianti e della Garfagnana. Qui trova habitat ideali per la riproduzione e lo sviluppo delle larve. La sua presenza è un indicatore della salute dell’ecosistema.

Sebastian Colnaghi, ambientalista impegnato nella sensibilizzazione per la tutela del pianeta e della biodiversità, ha recentemente condotto un intervento di salvataggio di alcuni rospi, intrappolati in una presa d’acqua per l’irrigazione nella riserva naturale di Pantalica, in Sicilia. Questo episodio evidenzia una problematica presente anche in Toscana: le strutture artificiali possono diventare trappole mortali per la fauna selvatica.

“Episodi simili si verificano frequentemente lungo i fiumi – dichiara Sebastian Colnaghi –. Canali e prese d’acqua intrappolano anfibi e altri animali selvatici. Le nostre aree naturali richiedono maggiore attenzione e interventi concreti da parte delle autorità per garantire la salvaguardia di questa specie essenziale”, molto utile per distruggere larve e esemplari di insetti nocivi.

Pubblicato il
29 Gennaio 2025

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