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REPORT WSC

Persi in mare quasi 1.500 container nello scorso anno

Due volte e mezzo rispetto al 2024, sette volte di più che nel 2023

Le operazioni di recupero di un gruppo di container caduti in mare in un porto del Pacifico

WASHINGTON. Per vedere il bicchiere quasi pieno si potrebbe sottolineare che comunque stiamo parlando dello 0,0005% dei container trasportati a livello mondiale: uno ogni 189mila, insomma. Ma il report dal titolo “Containers Lost at Sea” – cioè l’analisi di quanti contenitori sono andati persi in mare nell’arco dell’annata – il World Shipping Council (Wsc), la sigla internazionale di categoria che raggruppa quasi per intero l’“industria” del trasporto marittimo in tutto il mappamondo, non l’ha messo nero su bianco per dirsi che siamo bravi, tutto va bene e via così. Anche perché le cifre dicono  che nel corso dei dodici mesi del 2025 sono andati perduti 1.478 container.

Meno di una briciola, se ci si rapporta al volume complessivo del traffico containerizzato. Ma assai di più che nel recente passato: basti dire che nell’anno precedente il mare aveva inghiottito 576 contenitori e che già quella cifra era due volte e mezzo quanto registrati nel 2023 (221). Ok, quello era il minimo storico e tuttavia siamo adesso al di sopra della media annuale (1.274) relativa agli ultimi 11 anni.

È un significativo aumento, comunque lo studio del Wsc mette in guardia: sull’impennata pesano alquanto «vari episodi di incidenti distinti e al tempo stesso significativi». A cominciare dal fatto che in un singolo caso una singola nave ha perso in mare qualcosa come 640 container, cioè quasi la metà (43%) di tutti gli “scatoloni” che risultano persi in tutta l’annata.

Indicando le cause di questi episodi, il report si sofferma sulle «complicate condizioni del meteo e degli oceani, nella fattispecie nell’Atlantico settentrionale e nel Pacifico settentrionale, così come negli incendi a bordo». E con una novità: nel 2025 sono stati recuperati 128 container, un numero che è «il più alto registrato dal momento in cui il World Shipping Council ha nel 2023 cominciato a raccogliere dati anche sui recuperi».

Bisogna precisare che la ricerca annuale del Wsc è basata «su dati che vengono forniti direttamente dalle aziende associate», una realtà che «costituisce il 90% della capacità complessiva delle navi portacontainer».  Tali numeri sono elaborati per arrivare a una stima a livello di settore, mettendo nel conto l’ipotesi che le compagnie non appartenenti al Wsc abbiano situazioni analoghe. Da quest’anno la rendicontazione di settore diverrà obbligatoria, comunque il Wsc proseguirà a elaborare il report in modo da «assicurare coerenza e trasparenza».

È da una quindicina di anni che il Wsc indaga sul fenomeno dei container persi in mare dal 2011, coprendo dal 2008 in poi le perdite. Dall’inizio di quest’anno è entrata in vigore una nuova normativa che rende vincolante l’obbligo di segnalazione internazionale, mutando la Convenzione internazionale per la salvaguardia della vita umana in mare (Cives) che ingiunge di avvertire in caso di container persi in mare o avvistati alla deriva. A ciò si aggiunga che gli Stati di bandiera hanno il compito di indicare all’Imo, l’organizzazione marittima internazionale che è una sorta di “Onu del mare”, il numero di container andati perduti in mare.

Pubblicato il
26 Giugno 2026

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