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IL LUTTO

Addio a Sergio Manzi, ex dirigente sindacale sul fronte caldo del porto

In Filt e poi in Authority alle prese con la trasformazione del lavoro

LIVORNO. Si è spento all’età di 72 anni Sergio Manzi. Una vita sul fronte del porto, la sua: prima nei ranghi della Compagnia portuali, poi come dirigente sindacale della Filt Cgil, quindi come responsabile del settore del lavoro portuale dell’Authority livornese di Palazzo Rosciano. Ma con la curiosità di non rimanere rinchiuso fra banchina e darsena: a Rosignano, dove in precedenza era stato consigliere comunale del Pci, è stato assessore alla cultura del Comune di Rosignano Marittimo (Livorno) nella giunta guidata dal sindaco Gianfranco Simoncini; la sua passione sportiva per il tiro con l’arco l’aveva portato a ricoprire anche ruoli associativi di rilievo.

Ma la sua figura resta soprattutto legata a due passaggi che hanno segnato molto la galassia del lavoro sulle banchine portuali. In primo luogo, tutto il lavoro preparatorio che, anche andando a cercare esempi e riferimenti in quel che accadeva altrove nella grande portualità europea, aveva portato al contratto unico dei porti chiudendo la fase in cui il settore era sbriciolato in una incredibile sventagliata di tipologie differenti. Alle spalle di tutto questo c’era un’altra transizione complicata, anch’essa vissuta nella trincea del lavoro: la trasformazione della portualità che aveva visto la fine del vecchio monopolio delle Compagnie per entrare nell’era scandita dai terminal dati in concessione a operatori privati in una portualità in mano a una rete di Autorità territoriali istituite nella prima metà degli anni ’90, dopo le fortissime tensioni per i decreti Prandini. Manzi era stato in campo come uno dei soggetti che, dalla parte dei portuali, avevano cercato di evitare che il cambiamento fosse pagato dai lavoratori in termini di sconquassi in fatto di occupazione.

In realtà, il suo percorso giovanile sembrava indirizzato in tutt’altra direzione se è vero che la carriera da studente culmina in una laurea in farmacia a pieni voti. Invece nel ’77 entra in Compagnia portuale: solita trafila a scaricare le navi, poi la laurea gli vale il passaggio nel campo degli “addetti”, cioè i ruoli impiegatizi. Poi, quando il sindacato Filt Cgil struttura una squadra per affrontare il passaggio al nuovo assetto delineato dalla riforma, eccolo chiamato a occuparsi di contribuire a gestire una fase piena di  tensioni. «Sarà anche uno dei firmatari del contratto unico», ricorda Vladimiro Mannocci, ex dirigente dei portuali e del sindacato, amico di lunghissima data. «Era nel gruppo grazie al quale la Filt studiava le esperienze degli altri Paesi per poter uscire da quella giungla di tanti contratti diversi, c’era da studiare i differenti spunti che alla contrattualistica poteva offrire quel che era accaduto sulle banchine in Germania, in Olanda o in Spagna. Sergio è stato un punto di riferimento anche per la capacità di ascoltare».

Più tardi, quando è l’Authority a dover strutturare una propria “macchina” organizzativa di fronte alle cento “patate bollenti” nel far girare gli ingranaggi della nuova portualità post-riforma, Manzi entra nei ranghi di Palazzo Rosciano fino ad assumere la responsabilità del lavoro portuale: stavolta con il compito di mettere a frutto la capacità di comporne il puzzle dei conflitti.

Alessandro Franchi, consigliere regionale dem, ricorda di averlo «sempre apprezzato per la sua intelligenza, la sensibilità, la cultura e il grande spessore umano: era un uomo mite, ma profondamente ancorato a valori e principi nei quali ha sempre creduto con grande coerenza». Lo ripete segnalando il cordoglio per una persona che metteva «sempre passione, serietà e un forte senso della comunità in tutto ciò che faceva».

Pubblicato il
2 Luglio 2026

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