Ets rivista da Bruxelles, Assarmatori contesta: modifiche troppo timide
Alis: c’è ancora da fare ma si è fatto anche qualche bel passo avanti

Stefano Messina, presidente Assarmatori
BRUXELLES. Benché contenga «contenendo importanti riconoscimenti delle istanze che abbiamo avuto modo di evidenziare più volte a Bruxelles ad ogni livello», la proposta di revisione della Direttiva Ets sulle emissioni presentata dalla Commissione europea è «troppo timida». Parole di Assarmatori, che spera «nei prossimi passaggi in Consiglio e Parlamento». L’organizzazione degli armatori della galassia Confcommercio presieduta da Stefano Messina lo dice chiaro e tondo: «Ci aspettiamo un consolidamento degli aspetti positivi e interventi più coraggiosi».

Marcello Di Caterina, vicepresidente Alis
In chiaroscuro anche il giudizio di Alis, l’associazione per l’intermiodalità sostenibile guidata da Guido Grimaldi: ma se Assarmatori guarda soprattutto al bicchiere ancora mezzo vuoto, Alis punta a mettere in evidenza qualche passo in eventi e intravederlo mezzo pieno: «Pur non risultando pienamente soddisfacente per la nostra associazione e per le imprese del comparto, recepisce alcune istanze che Alis sostiene da tempo», dice Marcello Di Caterina, vicepresidente e direttore generale di Alis, che vede nella proposta della Commissione europea «non soltanto una revisione normativa dell’Ets, ma un tentativo di riequilibrare il rapporto tra obiettivi climatici, competitività industriale e diritto internazionale marittimo».
Dallo stato maggiore di Assarmatori il presidente Messina sottolinea un aspetto che ritiene centrale: «I grandi assenti dal testo della Commissione sono gli strumenti necessari per tutelare i collegamenti con le isole maggiori e le “autostrade del mare”: su questo, la parte più intransigente e miope della Commissione europea non ha voluto fare aperture». A giudizio di Assarmatori, è assurdo che si mettano in tal modo «a rischio il principio della continuità territoriale e l’esistenza di servizi di trasporto merci che realizzano una vera sostenibilità ambientale». Cosa sperare? Nei prossimi mesi – afferma – il Parlamento europeo e il Consiglio «avranno l’opportunità di trasformare una revisione ancora incompleta in uno strumento capace di proteggere competitività del trasporto marittimo e ruolo strategico dei porti europei».
Guardando invece agli aspetti incoraggianti, Messina indica che «consolida una nostra richiesta» il fatto che sia stata prorogata al 2035 l’esenzione in vigore per i collegamenti con le isole minori: così «si tutela la coesione socioeconomica di territori fragili che non possono subire gli extra-costi Ets». Di questi risultati dà atto all’«impegno sia delle componenti della Commissione europea più vicine alle ragioni dell’industria, come il vicepresidente esecutivo Raffaele Fitto, sia del governo italiano».
Occhi puntati anche sul regime speciale («per quanto limitato alle tratte in ingresso nell’Unione europea») sotto forma di scontistica dall’extra-costo Ets per le attività intercontinentali di trasbordo contenitori, con l’obiettivo di «supportare le compagnie di navigazione a mantenere traffici e investimenti nei terminal europei messi in crisi dalla tassazione ambientale». Per Messina bisogna fare di più (l’ambito di applicazione dello strumento proposto «è ancora insufficiente»), ma -afferma – «apre la strada a una soluzione concreta del problema del trasbordo contenitori nelle successive fasi del processo legislativo». Assarmatori saluta positivamente «il riconoscimento di una nostra istanza prioritaria, cioè che per superare il problema del transhipment non si può ricorrere soltanto a misure punitive e inefficaci come l’estensione, anch’essa proposta nel testo e figlia di un approccio burocratico e miope, della regola delle 300 miglia nautiche».
Ben venga anche l’accoglimento della richiesta di Assarmatori e dell’industria di istituire «un meccanismo economico di supporto per l’acquisto dei carburanti alternativi, attraverso la compensazione del differenziale di prezzo con i carburanti tradizionali, finanziato con quote d’emissione gratuite come già avviene per il settore dell’aviazione». Attenzione però al fatto che nel testo di includono fra le voci finanziabili anche le tecnologie di propulsione: c’è il rischio di creare aspetti poco chiari.
Anche Alis segnala che ci sono elementi da rivedere, e tuttavia l’analisi di Di Caterina insiste sul fatto che è da vedere di buon occhio l’idea di «accompagnare la transizione ecologica con strumenti concreti di sostegno agli investimenti e all’innovazione». Il riferimento è all’istituzione del “Sustainable Maritime Alternative Propulsion” (Smap): insieme agli altri strumenti finanziari previsti, si tratta di «un primo e importante riconoscimento del principio sostenuto da Alis secondo cui una quota significativa delle risorse generate dal comparto marittimo debba essere reinvestita nello stesso settore per sostenerne lo sviluppo e la trasformazione energetica e tecnologica». Positivo – dice – è anche il rafforzamento delle misure contro l’elusione e le distorsioni concorrenziali, oltre all’impegno assunto dalla Commissione a «evitare future forme di doppia imposizione tra Ets europeo e il sistema di “carbon pricing” che sarà introdotto dall’Imo». Di Caterina rivendica che si tratta di richieste che «Alis ha portato con forza all’attenzione delle istituzioni europee e che trovano oggi un primo riscontro concreto nella proposta».
Ma c’è anche qualche “ma”: e qui Alis ricorda che la Commissione ha scelto di «confermare e prorogare le deroghe esistenti per alcune tratte e territori particolari, ma non ha introdotto una vera esenzione generale per i collegamenti di continuità territoriale con le isole, come auspicato da Alis, dal mondo marittimo e dalle istituzioni italiane». Fra gli aspetti controversi indicati da Di Cateruna figura il mancato accoglimento della richiesta di prevedere «un meccanismo automatico e giuridicamente vincolante contro il rischio di “back shift” modale, cioè il trasferimento dei traffici dal mare alla strada: è un fenomeno che rischia di compromettere sia la competitività delle imprese operanti nell’intermodalità sia gli stessi obiettivi ambientali europei».











