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LAVORO E SOLLEONE

Caldo choc, l’Usb proclama lo stato di agitazione nel porto di Livorno

L’Authority: ci siamo mobilitati da un mese, vi spieghiamo cosa stiamo facendo

LIVORNO. «Quando le misure di mitigazione non sono sufficienti a garantire condizioni di sicurezza, le attività più esposte — come il lavoro in stiva, sulle banchine o in altri ambienti soggetti a forte stress termico — devono essere sospese nelle ore centrali della giornata». Nessun carico, nessuna nave, nessuna produttività può valere più della vita di una persona. È l’aspetto che sottolinea il sindacato di base Usb per annunciare la proclamazione dello «stato di agitazione in tutte le società operanti nel porto di Livorno»: una fase di mobilitazione che, «in assenza di risposte rapide e di impegni concreti», potrà anche culminare in uno sciopero. Lo dice mettendo in chiaro che «tutti gli interventi necessari per eliminare o ridurre il rischio devono essere integralmente a carico delle aziende»: guai se si pensasse che il peso economico o organizzativo della sicurezza possa essere «scaricato sui lavoratori».

Il sindacato extraconfederale livornese mette in luce che nei porti, «dove migliaia di persone lavorano all’aperto, in stiva, sulle banchine e a bordo delle navi», c’è «il rischio di malori, infortuni e persino di eventi mortali è destinato ad aumentare se non verranno adottate misure immediate e realmente efficaci». Tuttavia – viene fatto rilevare – «nonostante mesi di incontri, tavoli tecnici, confronti con l’Autorità di Sistema Portuale, l’Asl Toscana Nord Ovest e gli altri enti competenti, la realtà è che le aziende continuano a muoversi con estrema lentezza». Tradotto: ancora oggi «non esistono protocolli omogenei, vincolanti e realmente in grado di garantire la salute di chi lavora nelle giornate caratterizzate da temperature estreme». Non è tutto: i protocolli esistenti «non vengono rispettati», questa l’accusa.

A stretto giro è arrivata la replica dell’Authority labronica, che tiene a ribadire il proprio «impegno costante alla tutela delle maestranze nelle aree di competenza». Da Palazzo Rosciano, sede dell’istituzione portuale che governa le banchine di Livorno, Piombino e Arcipelago, si segnala che, «a fronte delle ondate di calore anomale», è stata «tempestivamente attivata una capillare azione di monitoraggio e verifica nei confronti di tutte le imprese operanti nello scalo». Obiettivo: «scongiurare qualsiasi vuoto ispettivo a salvaguardia delle maestranze».

Palazzo Rosciano, quartier generale dell’Authority del mar Tirreno settentrionale

«L’offensiva dell’Autorità di Sistema – si sottolinea – è partita formalmente lo scorso 26 giugno, con l’invio a tutte le aziende di una “safety letter” perentoria». Nel documento, l’ente ha richiamato i datori di lavoro agli obblighi di legge vigenti: l’ha fatto «richiedendo la trasmissione immediata dei rispettivi “documenti di valutazione dei rischi” (Dvr)». Con uno scopo ben determinato: verificare «l’effettiva presenza di piani specifici per il rischio da microclima, radiazioni solari e stress termico». A fronte di alcune mancate risposte – viene evidenziato – lo scorso 8 luglio l’Autorità di Sistema ha fatto «scattare i solleciti ufficiali, stringendo i tempi per la consegna della documentazione».

Sempre l’8 luglio, il tema – si afferma – è stato al centro del Comitato di Igiene e Sicurezza: è stata l’occasione in cui i tecnici dell’Authority hanno suggerito «possibili misure tecnico organizzative per la gestione dell’emergenza caldo». Da Palazzo Rosciano si puntualizza che tale incontro ha fatto registrare «una proficua e stretta sinergia con i “rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza” (Rls) di sito». Da loro è stato fornito «un contributo cruciale presentando un documento dettagliato che analizza ogni singolo ciclo lavorativo, proponendo strumenti concreti e procedure mirate per la salvaguardia delle maestranze», spiega l’istituzione portuale nella replica.

A che punto siamo con i “documenti di valutazione del rischio”? Ad oggi – viene annunciato – gli ispettori dell’Autorità portuale hanno già acquisito e analizzato «la quasi totalità» di essi. E quanti non l’hanno ancora fatto? L’ente segnala di aver «già pianificato accurati sopralluoghi sul campo per verificare la documentazione direttamente in azienda». Tutto quanto finirà in «un resoconto dettagliato destinato alle competenti autorità». Già, perché c’è da chiarire un aspetto: l’Authority deve fare i conti «con un limite normativo», visto che non ha la titolarità di poter fare multe o forme di sanzione.

«Sulle scrivanie abbiamo un’abbondanza di protocolli nazionali, regionali, norme e raccomandazioni sul rischio calore», dice la dirigente sicurezza dell’ente, Cinthia De Luca. Lo ripete, facendo presente come anche la vigente  ordinanza regionale non imponga a priori lo stop del lavoro durante le ore più calde. Aggiungendo: «L’Authority sta facendo tutto quanto è in proprio potere pur di garantire la massima sicurezza all’interno dell’ambito portuale».

L’Usb aveva richiamato un seminario sul rischio da calore organizzato a metà luglio nella sede della Provincia di Livorno (con la partecipazione di Asl, Inail e altri soggetti istituzionali coinvolti, i «rappresentanti degli imprenditori ma non le organizzazioni sindacali»). Il sindacato di base riporta che l’esponente dell Cassa Edile di Livorno, oltre a sostenere che gli infortuni sarebbero spesso riconducibili ai comportamenti dei lavoratori, sul tema del caldo estremo ha auspicato che non dovrebbero prevalere strumenti coercitivi nei confronti delle aziende bensì il “buon senso”.

È «profondamente sbagliato e culturalmente pericoloso», dice il sindacato extraconfederale: «La sicurezza sul lavoro non può essere affidata al buon senso delle imprese: è un obbligo di legge, e la prevenzione non è una scelta volontaria». L’Usb afferma che «pretendiamo l’immediata adozione di misure concrete, uniformi e vincolanti per tutte le aziende del porto, comprese procedure che prevedano la sospensione delle lavorazioni più esposte nelle fasce orarie di massimo rischio quando le condizioni climatiche rendano impossibile garantire la sicurezza».

Pubblicato il
24 Luglio 2026

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