Un terzo di secolo di Authority raccontato in una parabola
Livorno, la riforma è nata qui: cosa hanno portato questi decenni

I relatori del convegno
LIVORNO. La parabola per descrivere il fatto che da quasi un terzo di secolo la portualità livornese è governata dall’Authority di Palazzo Rosciano, l’attuale numero uno dell’istituzione portuale Davide Gariglio va a ripescarla ancor più indietro nel tempo dentro un discorso del leader socialista Pietro Nenni risalente agli anni ’50. È conosciuta come la “parabola dei tre muratori”. Al primo di essi viene chiesto cosa stia facendo e risponde: «Accumulo mattoni per vivere». La risposta del secondo è: «Sto costruendo un muro». Il terzo, con un sussulto di orgoglio, dice: «Sto costruendo una cattedrale». Gariglio parte di qui per dire che «con il lavoro svolto in questi oltre trent’anni, chi è venuto prima di me ha posato i mattoni fondamentali per costruire una grande cattedrale per il futuro di questo territorio».
L’occasione per parlare degli ultimi decenni di portualità labronica fra decisioni, scommesse, opere, cambiamenti e scontri è stato l’incontro dal titolo “Passato, presente e futuro: i trent’anni di storia che hanno ridisegnato i nostri porti”: un appuntamento organizzato per presentare il nuovo volume della collana “I quaderni della logistica”, editore Media Print.
Qualcosa di più dell’evento relativo a una pubblicazione: a Livorno in Fortezza Vecchia di scena – come è stato sottolineato – «gli uomini che, in momenti diversi, hanno avuto la responsabilità di guidare lo scalo livornese» lungo una linea del tempo che, iniziando con la riforma di metà anni ’90, ha attraversato gli alti e bassi dei traffici container, l’affermarsi di Livorno come capofila delle “autostrade del mare”, la stagione dell’ascesa (e declino) delle crociere, il nuovo piano regolatore atteso per sessant’anni. Fino all’attualità fatta di Darsena Europa e Autorità di sistema. Di scena figure come il primo presidente Nereo Marcucci, in quella che è stata l’esperienza apripista perché toccò a Livorno sperimentare per prima il nuovo ordinamento. Poi: Roberto Piccini, Massimo Provinciali (che in tandem con Giuliano Gallanti riuscì a dotare Livorno di un piano regolatore atteso da sessant’anni), fino ai tre ultimi numeri uno: Stefano Corsini, Luciano Guerrieri e l’attuale presidente Davide Gariglio.
È stato il dirigente dell’Authority, Claudio Capuano, a spiegare la filosofia di una collana che, tramite interviste, cuce i tasselli di un puzzle che altrimenti rischierebbe di rimanere fuori dai riflettori: «Il porto si può leggere in tanti modi, dal profilo delle concessioni a quello del lavoro, ma alla fine si legge attraverso le persone che lo hanno vissuto». Il direttore del “Tirreno”, Cristiano Marcacci, ha messo l’accento sul valore della memoria come un filo rosso per il suo giornale da sempre: anche perché «”Il Tirreno” tra pochi mesi entrerà nell’anno del 150° anniversario della sua fondazione».
Le sfide – quelle aperte, quelle vinte e quelle ancora da affrontare – sono state il tema conduttore del confronto moderato dalla giornalista del “Tirreno” Martina Trivigno: al tavolo, come detto, presidenti e segretari generali, passati e presenti, dell’istituzione portuale labrionica che nel corso del tempo ha allargato il proprio raggio d’azione come Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale fino a includere, oltre a Livorno, anche Piombino, Capraia, Portoferraio, Rio Marina e Cavo.

Foto di gruppo dei partecipanti al convegno
L’inizio di questo cammino nel tempo parte da Nereo Marcucci: essere il primo presidente della prima Autorità portuale significava creare un modo nuovo di governare le banchine cambiando profondamente rispetto al passato. Ma non c’era spazio per molti voli pindarici: «Più che una visione da inseguire – racconta Marcucci – c’era un porto che aveva bisogno di essere messo in condizione di funzionare. Era chiaro cosa dovessi fare: dovevo rispondere alle necessita del momento con una delle migliori squadre che mai una Authority abbia avuto». Occhi puntati su spazi da recuperare e infrastrutture da completare: «Non c’era da volare alto, il perimetro era chiaro».
I traffici cambiano e il porto ha bisogno di nuovi spazi: arriva al timone Roberto Piccini, che ricordando il suo arrivo a Palazzo Rosciano dopo tre anni di commissariamento – sottolinea – in una situazione che ha definito di «stallo e conflitto». Aggiungendo: «Credo che ognuno di noi abbia usufruito di tracce costruite da altri». A giudizio di Piccini, Livorno aveva la necessità di «pensare strategicamente a qualcosa che la proiettasse in un ambito di competitività europea». Due i tasselli sui quali insiste: da un lato, si rimette in moto il percorso che nel 2009 vede nero su bianco la variante anticipatrice della Piattaforma Europa; dall’altro, l’idea di un porto plurale, una sorta di “porto dei porti”, con tante unità specializzate e funzioni dedicate per tante tipologie di traffici (scelta che, detto per inciso, a suo giudizio resta ancora attuale).
La stagione di Giuliano Gallanti viene ripercorsa da Massimo Provinciali che ne è stato il braccio destro come segretario generale. Tre parole per descriverla: Futuro, coraggio e comunità.
Quanto al futuro, Gallanti – avverte – è stato «l’unico presidente di Authority ad aver portato a compimento due piani regolatori portuali, a Genova e a Livorno». Per Provinciali il piano regolatore era molto più di un documento tecnico: era lo strumento necessario per programmare le opere e soprattutto per intercettare le risorse.
Sul versante del coraggio, l’ex numero due ricorda scelte come l’ ingresso nell’Interporto Vespucci, il finanziamento dello scavalco ferroviario, l’ingresso dell’Autorità portuale nell’Alp, il soggetto articolo 17 («Gallanti ha avuto il coraggio di rompere un tabù tipico della pubblica amministrazione: il culto del precedente»).
Riguardo alla comunità, Provinciali ricorda che il porto è una realtà che vive di regole della concorrenza, ma che deve anche ragionare con un senso di comunità: «Non vuol dire che in famiglia non si litighi: significa che poi bisogna compattarsi e procedere verso un obiettivo comune». Provinciali lo declina anche in chiave della vicenda penale che l’ha segnato profondamente: dal 2018 si è conclusa nei giorni scorsi in Cassazione con l’annullamento senza rinvio delle condanne pronunciate in appello nel processo relativo alle autorizzazioni temporanee per le banchine della Darsena Toscana. «Qualcuno ha pensato che una denuncia penale potesse essere uno strumento di politica commerciale e la risposta è stata: il fatto non sussiste».
Grossomodo sulla stessa lunghezza d’onda Stefano Corsini, che ha ricordato la svolta con la fuoriuscita dalla dimensione del singolo scalo per diventare Autorità di Sistema chiamata a costruire una strategia comune tra realtà portuali diverse come Livorno e Piombino, oltre alle isole. Tutto questo – è la sua argomentazione – ha imposto una nuova prospettiva sul rapporto tra territori, infrastrutture e competitività spalancando le porte a un’integrazione di sistema come uno degli elementi centrali della programmazione portuale.
Con Luciano Guerrieri – è stato ribadito – il racconto ha visto alcuni dei grandi progetti infrastrutturali uscire dalle carte e dalle procedure amministrative per trasformarsi in cantieri. Inutile dire che stiamo parlando di Darsena Europa, ma la carrellata ha interessato anche altri progetti come l’elettrificazione delle banchine o l’allargamento del canale di accesso.
«Ogni presidenza è collegata a quella presente. Oggi questi collegamenti tra memoria e avvenire sono chiaramente evidenti: ognuno ha fruito del lavoro di chi lo ha preceduto e ha cercato di lasciare una situazione migliore di quella che aveva trovato»: queste le parole di Guerrieri. Anche perché l’ente portuale è per sua natura chiamato a programmare interventi che richiedono tempi lunghi e risorse importanti.
L’ultimo presidente è quello attuale: Davide Gariglio. E qui gli accenti sono stati declinati soprattutto al futuro. Ma l’ha ribadito senza dimenticare di guardare a chi lo ha preceduto: «Chi ha parlato prima di me ha fatto la storia di questo scalo, esercitando una responsabilità di governo su un pezzo strategico della città. E non solo perché l’azione dell’Authority va oltre i confini strettamente portuali, ma perché queste figure hanno avuto un ruolo politico di governo del territorio, realizzando infrastrutture di cui oggi noi beneficiamo». Aggiungendo poi: «Non ci si è limitati a scambiarsi la scrivania, fin dal momento iniziale si è affinato un disegno comune. Se guardassimo i progetti elaborati negli anni, vedremmo un’idea costruitasi piano piano: si è affinata per rispondere ai mutati contesti economici, ma è dotata di un’assoluta unitarietà di sviluppo».
Gariglio ribadisce di sentirsi «impegnato a proseguire nell’impresa di tradurre in realtà lo scenario tratteggiato da chi mi ha preceduto. Penso alla Darsena Europa, un’opera fondamentale su cui siamo fortemente concentrati perché darà al porto la possibilità di rimanere protagonista nei prossimi decenni, cosa che altrimenti, con l’evoluzione del naviglio mondiale, non potrebbe accadere». Cin una sottolineatura specifica: «Garantiremo il massimo supporto al commissario straordinario».
Vedi alla voce: ferrovie. «Siamo mobilitati per il completamento dello “scavalco” e per la valorizzazione dell’Interporto, il cui terminal ferroviario sconta una gestione non ottimale e va assolutamente recuperato, così come serve il collegamento Collesalvetti-Pisa-Vada». Come affrontare vicende tanto ingarbugliate? «Con calma, un passo alla volta».
L’ultimo accenno è a un doppio intervento strategico (che «stiamo realizzando con determinazione»): da un lato, l’adeguamento del canale di accesso al porto; dall’altro, la messa in sicurezza dell’ingresso al canale industriale. Da aggiungere che nella visione di Gariglio restano centrali anche altri due aspetti: il primo è il restyling e riassetto funzionale del porto passeggeri di Livorno, il secondo è il rilancio di Piombino con il completamento della Darsena Nord.











