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Olio di palma? Embargo EPA negli USA

NEW YORK – La United States Environmental Protection Agency (EPA) ha escluso il biodiesel da olio di palma dall’elenco dei combustibili rinnovabili per gli standard statunitensi: una tregua piccola ma significativa per le foreste pluviali dell’Indonesia, dove le piantagioni di palma da olio sono una delle principali cause di distruzione della foresta pluviale. [hidepost]L’EPA ha concluso che i biocarburanti derivati da olio di palma non sono una scelta buona per il clima, perché, una volta definita l’impronta di carbonio della produzione di olio di palma, questa non soddisfa i criteri necessari per soddisfare il 20% di riduzione delle emissioni richieste per i biocarburanti.

E’ incoraggiante il fatto che l’EPA abbia preso coscienza del terribile prezzo che la produzione industriale di biodiesel olio di palma ha sull’ambiente. L’Indonesia è divenuto il terzo paese per emissioni mondiali di gas serra, dopo Cina e Stati Uniti. Circa l’85% di queste emissioni in Indonesia vengono dall’abbattimento delle foreste pluviali e delle torbiere, attività fortemente guidate dalla rapida espansione dell’industria dell’olio di palma, assieme a quella della carta.

Considerato un agrocarburante “ecologico”, l’olio di palma ha però impatti ambientali molto più alti alla produzione che al consumo. Secondo il Center for International Forestry Research, il biodiesel da olio di palma proveniente da piantagioni impiantate in torbiere, presenta un debito di carbonio 200 anni, prima di avere un bilancio positivo di emissioni. Questo significa che sarebbero necessari 200 anni di produzione di olio di palma nella stessa piantagione per coprire le emissioni di carbonio generate all’atto della conversione dei terreni. E una volta che si considera la quantità di combustibile utilizzato per la coltivazione dell’olio di palma e di trasporto transcontinentale, l’olio di palma può essere considerato una delle peggiori fonti di combustibile dal punto di vista del clima.

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Pubblicato il
6 Ottobre 2012

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