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QUARTA NAVE IN 6 MESI

Nasce a Piombino la nuova ammiraglia nella flotta dei traghetti di Venezia

La  simbolica “cerimonia della moneta” nel piazzale di Pim (Neri e San Giorgio del Porto)

L’elemento simbolico della “cerimonia dela moneta” e della posa della chiglia al momento del via alla costruzione di una nuova nave secondo una antichissima tradizione marinara: qui siamo nel cantiere Pim a Pio,bino e questo è il nuovo traghetto per la laguna di Venezia

PIOMBINO (Livorno). Il nome per ora è una sigla alfanumerica: semplicemente “Sg120”. È la nave traghetto destinata al servizio di trasporto pubblico di linea che all’interno della Laguna di Venezia svolge Actv (controllata da Avm, braccio operativo del Comune di Venezia sul fronte della mobilità). Con quali orizzonti temporali? Il varo è previsto per il prossimo novembre mentre la consegna ad Actv post allestimento è programmata per luglio 2027.

Oggi mercoledì 18 marzo il cantiere di Piombino Industrie Marittime (Pim) è stato il palcoscenico di una cerimonia che segna un rito di passaggio fondamentale nella realizzazione di una nave: la posa della chiglia e della moneta, quest’ultimo è un gesto simbolico beneaugurale che come da antichissima tradizione marinaresca accompagna l’inizio della costruzione di una nuova nave.

Nell’arco dell’ultimo semestre, nello stabilimento di Pim si sono svolte cerimonie analoghe per tre navi: due militari e una oceanografica. Tutto questo rappresenta «un’ulteriore testimonianza della capacità del cantiere di sviluppare piattaforme navali moderne, versatili e rispondenti a differenti esigenze operative», com’è stato detto presentando la nuova unità .

In questo caso stiamo parlando – è stato fatto rilevare – di un traghetto monodirezionale che ha una propulsione diesel-elettrica e dovrà occuparsi del trasporto di auto e passeggeri in qualità di servizio pubblico all’interno delle “acque protette” della Laguna di Venezia.

È da aggiungere che questo traghetto e destinato a essere l’ammiraglia della flotta Actv: la realizzazione è stata assegnata al pool di imprese composto da San Giorgio del Porto e Piombino Industrie Marittime «sulla base di una gara europea, nell’ambito di un più ampio programma di rinnovo della flotta aziendale della società veneziana di mobilità pubblica», secondo quanto messo in evidenza nel corso della cerimonia.

I protagonisti della cerimonia che dà il via alla costruzione della nuova nave di Pim a Piombino: da sinistra Ferdinando Garrè, presidente di San Giorgio del Porto; Mauro L. Valenti, procuratore generale del Gruppo Avm; Piero Neri, socio di Piombino Industrie Marittime (Pim)

L’evento è stato introdotto dagli interventi del cavaliere del lavoro Piero Neri, alla testa del gruppo di famiglia e azionista di Pim, dell’ingegner Ferdinando Garrè, presidente di San Giorgio del Porto, e del procuratore generale del Gruppo Avm Mauro L. Valenti. Hanno partecipato i rappresentanti delle istituzioni, il direttore di Coordinamento operativo servizi Giovanni Santoro, il responsabile dell’area tecnica dei Cantieri navali Actv ingegner Antonio Ferrari e il management di Piombino Industrie Marittime e di San Giorgio del Porto.

Con la realizzazione di questo traghetto Pim e San Giorgio del Porto – è stato sottolineato – consolidano ulteriormente «il proprio ruolo anche nel settore della cantieristica, proseguendo un percorso industriale che integra competenze ingegneristiche avanzate, innovazione e attenzione all’occupazione e alla sostenibilità ambientale».

Vale la pena di ricordare che Piombino Industrie Marittime (Pim) è un cantiere navale operativo dal 2020 nel porto di Piombino: è specializzato – secondo quanto messo in risalto – nella gestione di progetti complessi nei settori delle demolizioni navali ambientalmente compatibili, delle nuove costruzioni e del “refitting”. Si tratta di una società – che ha Nereo Marcucci come presidente e Valerio Mulas come amministratore delegato – in cui San Giorgio del Porto spa di Genova e Fratelli Neri spa di Livorno sono soci al 50%. Da un lato, abbiamo lo storico cantiere navale genovese che è parte del Gruppo Genova Industrie Navali spa, è sulla breccia fin dal 1928 ed è tra i principali operatori mondiali nel settore delle riparazioni, conversioni e refitting navale, oltre che nella costruzione di navi di media grandezza; dall’altro, il gruppo livornese Neri si è allargato dai rimorchiatori ai recuperi marittimi più complicati, dai terminal portuali all’edilizia marittima, sempre sotto il segno dell’economia del mare.

L’alleanza fra queste due realtà nasce attorno a un obiettivo: unire competenze ed esperienze maturate nella cantieristica navale e nei servizi marittimi per creare una piattaforma industriale polifunzionale che si estende su 165mila metri quadri di piazzali ed è progettato «secondo i più elevati standard in materia di tutela ambientale, sostenibilità e sicurezza». Non si dimtenichi che Pim oggi impiega oltre 400 addetti tra tecnici, personale amministrativo e maestranze ed è attiva principalmente nella costruzione e nell’allestimento di navi e yacht, nel “green ship recycling” e nella gestione dei rifiuti, oltre che in altri servizi industriali.

Foto di gruppo in occasione della cerimonia della moneta per la nuova nave in costruzione nel cantiere Pim a Piombino

La storia di Pim prende le mosse dall’accordo di programma con cui a livello nazionale le istituzioni decidono di prendere in mano la questione del rilancio di Piombino alle prese con la crisi del polo siderurgico: nel menù c’è anche l’idea di dar vota a un polo di demolizioni navali, a cominciare da quelle relative a una ottantina di unità della Marina militare ormai in disarmo. Fra le sette cordate che si fanno avanti per trasforma l’idea in industria la spunta la società costituita dai livornesi del gruppo Neri e dai genovesi di San Giorgio del Porto. Ma bisogna arrivare al 2020 perché la cosa si matetrializzi in un luogo: la concessione dove esercitare quest’attività marittimo-industriale e soprattutto si fa i conti con il fatto che la strada delle demolizioni navali forse è un po’ troppo in salita.

In realtà, un po’ di lavoto dal versante delle demolizioni private arriva, è dal lato pubblico che gli impegni fanno fatica a trasformarsi in commesse effettive. Nel frattempo arriva non solo il Covid ma anche l’autorizzazione ambientale e si allarga il raggio d’azione al “refitting” (ammodernamento) nel settore crociere. Ma l’emergenza gas indotta dall’aggressione all’Ucraina cambia le carte in tavola un’altra volta: quella banchina viene destinata al rigassificatore. Le aree industriali di Pim devono traslocare. Dove? E’ un po’ problematico perché per una attività industriale di tipo marittimo-cantieristico servirebbero spazi di banchina ma non ce ne sono. Alla fin fine arriva come compensazione la possibilità di avere uno spazio – ma a terra – dove traslocare armi e bagagli.

Ricomincia l’avventura di Pim, che a questo punto prova a cercare quote di mercato in campi nuovi: ad esempio, l’impiantistica oil & gas, comprese le attrezzatura per la cattura della CO2; ad esempio, la realizzazione di scafi per la nautica; ad esempio, l’ammodernamento di love boat per le crociere; ad esempio, la costruzione di navi attorno ai 70 metri. Su quest’ultimo versante, come detto, si apre la possibilità di costruirne alcune: due per la Marina militare e una terza di tipo scientifico-oceanografico per l’Ispra. Adesso la quarta per il servizio di trasporto pubblico via mare nel cuore della Laguna di Venezia.

Un’altra foto di rito in occasione della cerimonia per la nuova nave “Sg120”: da sinistra Ferdinando Garrè, presidente di San Giorgio del Porto; Mauro L. Valenti, procuratore generale del Gruppo Avm; Piero Neri, socio di Piombino Industrie Marittime (Pim)

Pubblicato il
18 Marzo 2026
di BOB CREMONESI

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