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Anche l’UE ipotizza tagli su reti Ten-T e portualità

In vista della fine della legislatura europea, avanza la “spending review” sulle risorse disponibili – I ritardi tra progetti e realizzazioni – La semplificazione dei controlli

BRUXELLES – L’Unione Europea produce tonnellate di carta, sotto forma di progetti (spesso anche strampalati): ma l’ormai prossima scadenza della settima legislatura europea, che si conclude a giugno, sta mettendo finalmente un po’ di fuoco sotto i piedi del parlamento, anche e specialmente sul sistema della mobilità delle merci e della logistica nel suo complesso.
[hidepost]Secondo Dimitrios Theologitis, responsabile dell’unità porti della DG Move europea, sono stati individuati anche grazie ai colloqui con gli operatori del settore logistico i principali problemi e le fondamentali esigenze. Si apre adesso una fase di consultazioni finali con operatori, compagnie di navigazione e Autorità portuali, anche al fine – sottolinea Theologitis, di scongiurare i tagli ai piani di investimenti per la logistica che qualcuno a Bruxelles va già ipotizzando, a favore di agricoltura e politiche di “coesione”.
A rischio, secondo l’esponente della DG Move, c’è la politica Ten-T e il piano relativo al Connecting Europe Facility, qui 50 miliardi destinati alle infrastrutture, energia e digitale. Le avvisaglie sono state talmente chiare che l’associazione dei porti europei (Espo) ha formalizzato la richiesta a tutti i paesi di “non toccare i 32 miliardi di euro destinati alle infrastrutture, peraltro già scarsini a fronte delle esigenze individuate per le reti Ten-T (per le quali di miliardi ne occorreranno almeno un centinaio).
Il vero problema, cui lo stesso Theologitis sembra non dare il peso necessario (una sua intervista è apparsa anche di recente su “Port News”, il periodico digitale dell’Autorità portuale di Livorno fortemente voluto da Giuliano Gallanti e diretto da Marco Casali) sono i tempi lunghi sia delle scelte che delle approvazioni del parlamento. Basti pensare che si parla di realizzare almeno il nucleo centrale della rete Ten-T “entro il 2030”: cioè in tempi entro i quali probabilmente ci sarà una seconda e forse una terza rivoluzione nei trasporti, sia terrestri che marittimi, sulla base delle nuove tecnologiche che emergono, delle disponibilità energetiche e anche dello spostamento dei flussi di merci. I sistemi di interconnessione tra i primi 80 porti dell’Ue – si legge nel rapporto Theologitis – da realizzare entro il 2030 sono di fatto calibrati sulle realtà d’oggi, che è ingenuo pensare saranno le stesse tra diciassette anni. Analogamente il network “All comprensive”, che dovrà coprire almeno il 90% del territorio europeo, è programmato per il 2050. Basta pensare ai diversi “tempi cinesi” per le infrastrutture e agli sviluppi previsti per i prossimi dieci anni (soltanto) nello shipping per capire che siamo lenti, troppo lenti, maledettamente lenti.
Su un punto Theologitis sembra molto più realistico: quello sulla semplificazione delle procedure di controllo delle merci e sulla fluidità delle dogane. C’è un progetto, il “Blue Belt”, che dovrebbe ridurre drasticamente il carico amministrativo presso le dogane per le navi che operano tra porti comunitari. Ed entro due anni le comunicazioni tra porti e navi “dovranno essere totalmente elettroniche”, sul modello della cosidetta “Single window”. Sperando che i paesi con maggiore vocazione marittima – come il nostro – abbiano finalmente governi che se ne rendano conto. E che agiscano di conseguenza, cosa fino ad oggi mai avvenuta.
Antonio Fulvi

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Pubblicato il
12 Gennaio 2013

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