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ELETTRONICA E ELETTROTECNICA

Il resto dell’industria in crescita sotto zero ma imprese tech in controtendenza

Anie: benino il 2025, inizio anno a più 2,4%. Però la guerra del Golfo è una incognita

MILANO. L’industria manifatturiera del nostro Paese è in affanno con i valori della produzione giù dello 0,5%, invece i settori elettrotecnica ed elettronica no: sono in controtendenza positiva, visto che il 2025 in questo campo si nota «una crescita complessiva dell’1,8% nei volumi di produzione industriale e dell’1,9% nel fatturato». È quanto emerge dalla nota congiunturale trimestrale elaborata dal Centro studi di Anie Confindustria, l’organizzazione che raggruppa le industrie elettrotecniche e elettroniche.  L’espansione dei volumi ha interessato entrambe le macroaree ma con una netta distinzione: l’incremento nell’elettrotecnica (più 1,5%) è poco più della metà di quanto mettono a segno le imprese elettroniche (più 2,7%). Attenzione, però: l’orizzonte non è affatto roseo, e le incognite non sono in mano alle scelte delle imprese.

Stiamo parlando di un settore industriale, quello delle imprese di elettrotecnica e elettronica organizzate sotto la sigla confindustriale di Anie, che conta «1.100 aziende associate e circa 480mila addetti» in uno dei comparti industriali «più strategici e avanzati del Paese»: il fatturato aggregato arriva a «112 miliardi di euro e 27 miliardi di export per le tecnologie elettrotecniche ed elettroniche nel 2024». A ciò si aggiunga il forte impegno nell’innovazione: le aziende sotto  l’ombrello di Anie investono mediamente in ricerca e sviluppo «il 4% del fatturato», e questo rappresenta «più del 30%» dell’intero investimento su questo fronte effettuato dal settore privato in Italia.

L’analisi mette l’accento sul fatto che la crescita dei settori Anie (elettrotecnica e elettronica) continua ad essere «trainata in larga misura dalla domanda di tecnologie connesse alle transizioni energetica e digitale». Attenzione, forse con sostenere l’andamento complessivo contribuisce soprattutto il mercato interno, che nel 2025 ha registrato un incremento del 3,1%; le vendite estere risultano «maggiormente esposte a un contesto internazionale di crescente instabilità».

Questo secondo aspetto – un qualche affanno o comunque il condizionamento di «significativi elementi di incertezza» sul fronte dell’export – salta fuori da un’indagine del Servizio Studi di Anie Confindustria che ha ascoltato un campione rappresentativo di aziende associate: inutile dire che il riferimento è soprattutto agli «effetti delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente». Un dato lo spiega prima di ogni altra cosa: «Il 71% delle imprese del campione è attivo sui mercati esteri e oltre la metà esporta anche verso i Paesi dell’area mediorientale coinvolti nelle attuali tensioni».

Inizialmente – viene sottolineato – le criticità si sono riflesse «principalmente sul lato dei costi»: basti dire che «il 62% delle aziende segnala aumenti nei trasporti, il 54% nelle materie prime e il 42% nell’energia». Non solo: c’è «un’elevata incertezza sugli investimenti» (35%) e, nel complesso, un atteggiamento più prudente.

Dunque, tutto sommato, c’è sì «una sostanziale tenuta nel breve periodo (sostenuta anche da fattori temporanei quali il portafoglio ordini e i contratti in essere)» e tuttavia si ha chiara la consapevolezza che «la capacità di mantenere tale stabilità nel tempo appaia limitata», anzi si intravedono «primi segnali già evidenti di deterioramento». Dove soprattutto? Il report indica la logistica come «uno dei principali elementi di criticità per quasi il 40% delle imprese, con difficoltà operative e rallentamenti nei flussi che incidono sulla pianificazione e contribuiscono ad accrescere l’incertezza».

L’analisi dell’équipe confindustriale osserva che è «fattore decisivo» per le prospettive delle imprese «la durata della crisi in Medio Oriente». Se si fosse risolto in un mese, il 73% delle aziende avrebbe previsto «impatti nulli o limitati»; a quasi due mesi dall’avvio delle tensioni prendono invece corpo scenari più critici: «oltre l’80% delle imprese si attende effetti almeno moderati, mentre il 39% prevede impatti rilevanti sull’attività». Anche perché – e questo è un altro punto da non trascurare – il protrarsi delle tensioni è destinato a «incidere nei prossimi mesi anche sull’andamento della domanda estera, che finora ha mostrato una discreta tenuta».

DALL’ARCHIVIO: qui il link all’articolo della Gazzetta Marittima in cui nel giugno dello scorso anno si segnalava per l’Anie un 2024 in controtendenza: imprese tech più 2,2%, il resto della manifattura giù di 4 punti

Renato Martire, vicepresidente di Anie Confindustria

A preoccupare è il fatto che questa crisi rischia di colpire proprio «mercati di primaria importanza per l’industria Anie»: realtà che negli ultimi anni si sono distinti per «una domanda in crescita sostenuta rivolta alle tecnologie italiane». Per dare un “volto” a questi timori: nel 2025 l’export italiano verso i Paesi del Golfo hanno raggiunto «2,6 miliardi di euro, in crescita di oltre il 60% rispetto al 2019 con Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita tra i principali mercati di destinazione». Quanto all’Iran. i flussi di export sono «pressoché nulli» a causa delle sanzion internazionali, tuttavia «rappresenta storicamente un mercato di grande interesse per le tecnologie italiane».

Dalla “nota congiunturale” firmata Anie balza davanti agli occhi «una fase di transizione per il sistema industriale italiano: da un lato, emergono segnali di resilienza nei comparti tecnologici e, dall’altro, persistono rischi legati alla volatilità dello scenario globale». In soldoni: più della metà delle imprese segnala che il proprio orizzonte di continuità operativa è «inferiore ai sei mesi». Segno che la capacità di tenuta è «fortemente legata all’evoluzione dello scenario internazionale».

Queste le parole di Renato Martire, vicepresidente di Anie con delega al Servizio Studi: «L’immagine è quella di un sistema industriale che, pur operando in un contesto caratterizzato da forti discontinuità, continua a mostrare solidità e capacità di adattamento». I settori Anie hanno chiuso il 2025 con risultati positivi e i primi mesi del 2026 «confermano questa traiettoria, con una crescita della produzione industriale del 2,4% su base annua». Per Martire è «un segnale importante», che conferma «il ruolo sempre più strategico delle tecnologie legate alle transizioni nel sostenere la domanda industriale e orientare gli investimenti». Aggiungendo poi: «Allo stesso tempo l’incremento dei costi e le persistenti tensioni lungo le filiere globali rendono necessario rafforzare le politiche industriali, sostenendo gli investimenti in innovazione e creando condizioni più favorevoli alla crescita e alla capacità di competere».

 

Pubblicato il
1 Maggio 2026
di ROBERTO MARIANO

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