La Confindustria dal volto sostenibile: attenzione alla “simbiosi”
Si rivolge alle aziende offrendo un aiuto concreto per capire come fare
LIVORNO. La simbiosi prende esempio dagli animali come il pesce pagliaccio e l’anemone di mare che trovano vantaggio reciproco nel sostenersi a vicenda. Può sembrare complicato da trasferire nel mondo economico che ha fatto dell’individualismo competitivo la propria “religione” e vede gli altri come competitori e nemici. È uno schematismo semplificatorio: basti pensare alle reti d’impresa o ai distretti produttivi. Del resto, l’idea di base è semplice: le unità produttive non sono isolate ma formano un sistema interconnesso, per cui è possibile attibvare lo scambio di risorse, materiali e energia in modo tale che, ad esempio, i sottoprodotti e gli scarti di qualcuno diventino la materia prima da trasformare per qualcun altro, giusto per semplificare. In realtà, è anche molto altro: come la spinta all’innovazione tecnologica, alla riduzione dei consumi e all’efficienza del sistema.
Non è più solo una utopia da anime belle ecologiste un po’ hippy. Da almeno trent’anni una leva di economisti si sta misurando con questi temi e un crescente numero di imprese ha deciso di farne una architrave della propria azione. Ad esempio, Confindustria Toscana Centro e Costa – in tandem con il Comune di Livorno e Asa spa, l’ex municipalizzata che in una trentina di Comuni toscani si occupa di acquedotto, fognature e depurazione – ha messo in pista «un innovativo percorso di sviluppo territoriale fondato sui principi della simbiosi industriale». Con quali intenzioni? «Promuovere un’economia più circolare, efficiente e sostenibile», viene sottolineato dal quartier generale confindustriale segnalando «la collaborazione strutturata tra istituzioni, sistema produttivo e gestori dei servizi pubblici» che punta a «trasformare il territorio in un laboratorio avanzato di integrazione industriale e ambientale».
Tutto nasce dalla firma di un protocollo d’intesa che, come detto, vede protagonisti la delegazione livornese di Confindustria Toscana Centro e Costa più il Comune di Livorno e l’Asa in nome di «un impegno congiunto per rafforzare il dialogo tra imprese, istituzioni e attori della ricerca». Si vuol fare in modo di favorire «soluzioni innovative applicabili al tessuto produttivo locale»: per farlo ci si avvale della collaborazione di un «team di esperti con esperienze consolidate maturate nell’ambito del “Kalundborg Symbiosis”, l’esperienza danese che da oltre 50 anni, rappresenta il punto di riferimento di questo approccio».
Fra gli obiettivi strategici del progetto di simbiosi industriale:
- ottimizzazione dei processi industriali e dei flussi logistici
- miglioramento dell’efficienza nell’uso di materiali, acqua ed energia
- valorizzazione degli scarti come risorse riutilizzabili
- trasferimento di competenze e conoscenze tra soggetti economici diversi
- attrazione di nuovi investimenti orientati alla sostenibilità
Come si vede, si intende approcciare l’economia andando al di là della «logica settoriale tradizionale» e favorendo «sinergie tra imprese appartenenti a comparti anche molto differenti».
La pratica della simbiosi industriale – viene messo in risalto dall’iniziativa confindustriale – si fonda sul «principio dello scambio virtuoso di materiali, energia, acqua e competenze tra realtà produttive, trasformando sottoprodotti e scarti in risorse utili per altri cicli industriali». Con una stella polare da seguire: avvicinare quanto possibile il sistema produttivo a «un modello di ciclo chiuso» che «riduca gli impatti ambientali e incrementi l’efficienza complessiva». E Livorno cosa c’entra? Viene visto come «piattaforma di sperimentazione di soluzioni avanzate per la transizione ecologica e lo sviluppo sostenibile».
L’attenzione della nota della delegazione confindustriale livornese sta proprio in questo: il «coinvolgimento attivo delle imprese e di tutti gli attori locali interessati, al fine di costruire un percorso condiviso e partecipato». Il protocollo mira a:
- favorire il confronto tra soggetti pubblici e privati
- creare reti di imprese orientate alla simbiosi industriale
- condividere buone pratiche e modelli operativi replicabili
- consolidare nuove forme di collaborazione tra aziende, enti e stakeholder
La Confindustria Toscana Centro e Costa lo pubblica sui propri canali per chiamare a raccolta «le aziende eventualmente interessate ad approfondire la tematica»: si offre un canale di dialogo attraverso un form online per poter contattare quanti sono intenzionati a saperne di più. Saranno informati più dettagliatamente dell’iniziativa. Soprattutto guardando agli aspetti concreti: partendo cioè «dalle caratteristiche del proprio ciclo produttivo».











