In arrivo 300 milioni e il fronte dell’autotrasporto sospende il blocco
Il governo si presenta in forze al faccia a faccia, poi subito il decreto legge. Misure, promesse e impegni

Palazzo Chigi:l’incontro fra governo e categorie dell’autotrasporto. Da sinistra: il vicepremier Matteo Salvini, la presidente del consiglio Giorgia Meloni e il sottosegretario Alfredo Mantovano
ROMA. La geometrica potenza del governo si è intuita appena gli esponenti dell’autotrasporto ha messo piede nella “sala verde” di Palazzo Chigi. Dall’altra parte del tavolo era presente quasi mezza compagine governativa: al fianco della presidente del consiglio Giorgia Meloni, il vicepremier Matteo Salvini (che è anche il titolare del ministero direttamente interessato), più un tris di altri ministri come Giancarlo Giorgetti (economia), Adolfo Urso (imprese e made in Italy) e, in videocollegamento, Tommaso Foti (affari europei e Pnrr), poi il viceministro Edoardo Rixi e il sottosegretario Alfredo Mantovano ma anche Stefano Caldoro (consigliere della premier per i rapporti con le parti sociali). Detto per inciso: per quanto riguarda gli autotrasportatori, da Palazzo Chigi si segnala la presenza dei rappresentanti di Anita, Assotir, Cna/Fita, Confartigianato Trasporti, Confcooperative, Fai, Fedit, Fiap, Legacoop, Sna Casartigiani, Trasportounito e Unatras.
Spoiler: alla fin fine si è trovata la quadra, con il governo che ha messo in campo più soldi per venire incontro alle sofferenze degli autotrasportatori per il boom dei prezzi del gasolio e, in cambio, il fronte dei camion sospende il fermo dei Tir in programma da prima dell’alba del 25 maggio fino alla mezzanotte del 29. In realtà, l’incastro delle date (con i festivi) e dei divieti è tale per cui il ritorno alla normalità lo avremmo avuto fra una decina di giorni. Non è un segreto che era stato paventato perfino il rischio di ritrovarsi a fare i conti con problemi di ordine pubblico: era stato chiamato in causa anche il ministro dell’interno Matteo Piantedosi…
In effetti, una presenza del governo così massiccia non poteva non mettere sul tavolo un pacchetto di risposte che non fossero il “compitino” che la costellazione delle sigle dell’autotrasporto rimproverava nei giorni scorsi. Dopo un po’ di “melina” a centrocampo condividendo tanto dal lato del governo che dal versante degli autotrasportatori l’analisi degli effetti negativi che ha tradotto l’instabilità geopolitica in un «significativo innalzamento del costo dei prodotti petroliferi», secondo quanto viene riferito il fronte delle imprese è tornato a ribadire l’urgenza di misure fiscali perché il boom dei prezzi del gasolio mette a rischio l’esistenza stessa di tante imprese, specie di piccole dimensioni (con conseguente perdita di posti di lavoro).
La presidente del consiglio ha indicato una questione di metodo: siamo in una «fase caratterizzata da estrema incertezza», meglio intervenire con provvedimenti che, «per natura, durata e intensità», si adattino passo passo «all’evolversi della situazione internazionale». Ok, ma cosa?

Palazzo Chigi: l’incontro fra governo e categorie dell’autotrasporto. Questo è il gruppo dei rappresentanti del “fronte dei Tir”
Prima di tutto, nell’immediato mediante decreto legge il rafforzamento di quanto già previsto come credito d’imposta, sulla scia di quanto richiesto dalle associazioni: non più 100 milioni com’era finora bensì triplicando la dotazione aggiungendo altri 200 milioni. Nel comunicato dopo il confronto con l’autotrasporto Palazzo Chigi non ne fa menzione ma in testa ai successivi provvedimenti usciti dal consiglio dei ministri riunito subito dopo figura anche la proroga del taglio alle accise su «benzina, gasolio, Gpl e gas naturale usati come carburanti, nonché sui carburanti Hvo e biodiesel, per il periodo dal 23 maggio al 6 giugno». Di quanto? Si conferma che la riduzione è quella già applicata in precedenza: «circa 5 centesimi al litro per la benzina e 10 centesimi al litro per il gasolio».
Da Palazzo Chigi si tiene a sottolineare di aver accolto anche un’altra richiesta del coordinamento delle associazioni: ridurre i termini per il silenzio assenso in materia di crediti d’imposta per gli autotrasportatori. In concreto: dal 1° ottobre sarà di 30 giorni anziché di 60 («a condizione che la richiesta sia inoltrata per via telematica»). Non sfuggirà che aver fissato il 1° ottobre dà concretezza alla misura ma la sposta a un futuro in cui evidentemente il governo spera che si siano risolte le tensioni internazionali che fanno impennare il prezzo del carburante per i camion.
In ballo c’era anche un sollecito della categoria relativo alla sospensione dei versamenti relativi a alcune imposte e contributi con lo scopo di «alleggerire temporaneamente il carico fiscale e contributivo sulle imprese dell’autotrasporto in una fase di particolare difficoltà di liquidità». Risposta: il governo si è «impegnato a valutare una limitata sospensione».
Altra questione riguarda lo strumento del taglio delle accise sui carburanti. Il governo annuncia che, «ogni volta che se ne dovesse manifestare l’esigenza», terrà conto dell’«impatto che tale riduzione avrebbe sul credito d’imposta riconosciuto alle imprese del settore dell’autotrasporto».
Ultimo tassello del puzzle: il vicepremier Salvini e il viceministro Rixi hanno preso impegno a rimettere in piedi la Consulta generale per l’autotrasporto così da disporre di un «organismo stabile di partecipazione e confronto con il settore, sui temi regolatori, normativi, della sicurezza e dell’organizzazione del comparto, anche oltre le attuali emergenze economiche».
Alla fine del confronto da Palazzo Chigi è stato reso noto che il fronte delle imprese ha annunciato che avrebbe valutato l’idea di sospendere lo stop ai camion «alla luce dell’evoluzione positiva del confronto». Di lì a qualche ora, è arrivata la conferma che è sospeso lo sciopero proclamato dal 25 al 29.

Alla guida di un camion sull’autostrada
A renderlo noto è Unatras, il coordinamento unitario delle principali associazioni (guidato dal presidente Fai Paolo Uggè) che rivendica di rappresentare «il 90% della categoria». Oltre a tornare su quanto ottenuto nella trattativa, è stato anche concordato – viene sottolineato – l’avvio di un tavolo permanente al ministero delle infrastrutture con lo scopo di «proseguire l’analisi delle altre questioni di carattere tecnico-normativo che interessano il comparto», oltre alla ricostituzione della Consulta generale dell’autotrasporto e della logistica («quale organismo deputato alla definizione delle politiche di settore»).
La decisione di sospendere il fermo assunta dalle federazioni aderenti «sarà condivisa e formalizzata dagli organismi esecutivi nei prossimi giorni». Se questi sono gli “ingranaggi” di routine del funzionamento operativo degli organismi di rappresentanza, c’è un aspetto ulteriore che viene ribadito: la sospensione del blocco dei Tir è «un gesto di responsabilità nei confronti del Paese e del sistema economico nazionale, nella consapevolezza della necessità di garantire continuità ai servizi di trasporto e logistica».
Dal quartier generale di Unatras c’è «soddisfazione per il raggiungimento dell’intesa» (i cui contenuti, recepiti nel decreto legge, «saranno illustrati alle imprese aderenti nel corso delle iniziative già programmate per le giornate di sabato e domenica»): si tiene comunque a mettere in risalto «la necessità di monitorare la concreta attuazione dei provvedimenti e, al contempo, di proseguire il percorso di confronto costante con le istituzioni».
Queste le parole di Paolo Uggè, storico leader dell’autotrasporto che ora è alla guida di Unatras (ed è presidente della Fai): «Ancora una volta emerge come l’unità della categoria, anche se faticosamente raggiunta, paghi». Aggiungendo poi: «È stata la condivisione della quasi totalità delle federazioni rappresentative del settore a portare l’esecutivo a dare risposte concrete alle richieste della categoria, fortemente penalizzata da una decisione errata che scaricava sulle imprese di autotrasporto la riduzione di 20 centesimi al litro decisa dal governo per fronteggiare l’impennata dei costi del gasolio».
A Uggè non sfugge la rilevanza del fatto che sia stata Meloni in persona a metterci la faccia: dopo trent’anni – afferma – un’intesa con il mondo dell’autotrasporto è stata sottoscritta direttamente dalla presidente del consiglio e, dal 2004, il settore torna ad «avere un confronto strutturato con l’esecutivo». Lo ripete ribadendo che tutto questo rappresenta «il riconoscimento del ruolo essenziale del trasporto e della logistica per lo sviluppo economico di un Paese come l’Italia: un riconoscimento importante che dovrà proseguire anche in futuro, a condizione che il mondo della rappresentanza continui a rafforzare l’unità di intenti».











