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LA FABBRICA VENDUTA

«Pierburg, il ministero chiami al tavolo Rheinmetall e l’acquirente»

L’assessore Mirabelli dà voce alle preoccupazioni: traditi gli impegni

Federico Mirabelli, assessore Comune di Livorno

LIVORNO. Il Comune di Livorno non fa mistero della propria preoccupazione per la piega che ha preso la vendita della Pierburg da parte della capogruppo Rheinmetall: lo ripete in consiglio comunale l’assessore Federico Mirabelli chiedendo esplicitamente che «il ministero delle imprese e del Made in Italy convochi con la massima urgenza Rheinmetall e il fondo Aequita», venditore il primo e acquirente il secondo, e lo faccia «alla presenza delle rappresentanze istituzionali e sindacali» così che sia possibile «acquisire informazioni concrete sui progetti industriali dell’acquirente e ottenere garanzie solide sulla tenuta occupazionale».

Al tavolo ministeriale l’amministrazione municipale – dice l’assessore – era stata «informata del proseguimento del processo di vendita e dell’esistenza di interlocuzioni con un nuovo soggetto interessato all’acquisizione»: l’annuncio dell’accordo con Aequita, «reso pubblico senza alcun confronto preventivo», a giudizio di Mirabelli «tradisce nei fatti gli impegni assunti in quella sede: impegni che prevedevano esplicitamente un dialogo preventivo ed istituzionale sulle intenzioni industriali dell’acquirente». Non basta: c’è da metter nel conto anche il fatto che Rheinmetall ha detto no all’«adozione di garanzie occupazionali analoghe a quelle già applicate negli stabilimenti tedeschi»

L’assessore segnala che «Aequita si presenta come una società di investimento specializzata nell’acquisizione e ristrutturazione di aziende industriali, con un portafoglio superiore a 10 miliardi di euro nei settori automotive, chimico e manifatturiero». Mirabelli ricorda che Aequita ha «dichiarato l’intenzione di mantenere i circa 6.250 dipendenti della divisione acquisita, che continuerà a operare con i marchi storici come Pierburg»: l’acquirente ha sottolineato che il personale è «l’asset più importante per lo sviluppo futuro del business». Ben venga ma «non è assolutamente sufficiente: le intenzioni devono tradursi in impegni verificabili e vincolanti», afferma nell’aula di Palazzo Civico.

L’assessore Mirabelli ricorda che «questa vicenda non è frutto del caso: si inserisce in un processo strutturale di trasformazione del settore automotive che genera gravi difficoltà industriali, di mercato e occupazionali a livello europeo e italiano». Tutto deriva dal fatto che la transizione verso la mobilità elettrica – mette in evidenza – comporta «impatti profondi sulla catena di fornitura: un motore elettrico conta circa 20 componenti contro i 200 di un propulsore termico, con effetti diretti sul fabbisogno di manodopera nella componentistica e ricadute pesanti su interi distretti industriali». È una «transizione necessaria e giusta sotto il profilo ambientale», ma Mirabelli insiste: dev’essere anche «socialmente sostenibile e accompagnata nel tempo da politiche industriali e occupazionali adeguate».

Pubblicato il
9 Giugno 2026

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